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mercoledì 30 dicembre 2009

Il coraggio delle azioni

Ci fa capire Saviano, ragazzo che sta pagando con la prigionia la propria innocente scelta di fare il romanziere della realtà, che la società civile per definirsi innocente, pulita e tesa al miglioramento delle cose non può solo limitarsi a dire chi ha ragione, solo limitarsi a non fare azioni palesemente disoneste: ciò non sarebbe abbastanza; sarebbe in realtà come astenersi dalla continua lotta tra guardie e ladri che si instaura nella nostra società. Per essere onesti si deve dire si chi ha ragione, ma specificando anche chi ha torto, si devono fare azioni oneste, ma non solo quelle palesi, ma soprattutto quelle che neanche indirettamente favoriscono l’andazzo negativo delle cose di cui tutti poi si lamentano. Mazara da vedere sotto questo profilo sembra un film di Stanley Kubrick, dove il bene alla fine vince, ma quando ormai si è talmente tanto mischiato al male che anche coloro i quali sono dei paladini del buon vivere in realtà sembrano soltanto comparse appartenute ad epoche passate. Fortunatamente il passato non si dimentica anche provandoci, il passato è la nostra memoria, ciò che ci rende quello che adesso siamo e da cui partono le fantasie per ciò che vorremmo essere in futuro. Ed allora per questo Sosta-Vietata, spinta dall’ormai tradizionale riscaldamento popolare sul tema Bertolino, che ritorna alla carica con la stessa frequenza dell’influenza stagionale, ha deciso di intervistare colui il quale ha visto sorgere la vicenda Bertolino, con sembianze diverse dalle attuali: allora si parlava di distilleria adesso di smaltimento dei fanghi, ma con lo stesso apparato burocratico e legale di enorme potenza e capacità alle spalle. Colui di cui parliamo è l’ultimo sindaco di centro-sinistra che questa città ha avuto: Giovanni D’Alfio.

L’intervista concessaci dall’ex-sindaco avviene nel suo ufficio, luogo senza particolari fronzoli e con tutto ciò che un luogo di lavoro moderno ha. La discussione prende subito il largo su quelli che sono i temi centrali e cioè l’evoluzione che in quegli anni la già citata questione Bertolino aveva iniziato e che continua ancora oggi a causare. La faccenda comincia a detta dell’ex-sindaco D’Alfio nel 1997/1998 quando nelle aule del nostro comune, nella parte dirigenziale, si aggira una strana richiesta edilizia, strana solo nel contenuto non nella forma, che chiedeva di modificare la parte agricola mazarese, ricadente nel territorio confinante con Marsala, e destinarla a scopi industriali. La richiesta di per se naturale e legittima cozza però con la realtà dei fatti, cioè con la richiesta insita all’interno e dietro quella deroga alla destinazione del luogo e cioè si capisce solo dopo che quella variante ha senso perché la ditta Bertolino vuole installare in quel terreno una DISTILLERIA. Come l’allora sindaco Giovanni D’Alfio carpisce la notizia ha del ridicolo e disegna uno scorcio politico-amministrativo inquietante. Di fatti l’allora governo nazionale, per mezzo della legge 488, aveva dato il via libera all’installazione della ditta Bertolino in maniera unilaterale, cioè senza dare conto al comune titolare di quel territorio, addirittura senza nemmeno una comunicazione ufficiale agli organi preposti, presupponendo che fossero i Comuni ad avere l'onere di adattare lo strumento urbanistico per fare beneficiare i richiedenti della 488. La notizia solo fortunatamente viene ad essere nota nella nostra città, causando pertanto un notevole ritardo nelle contromosse che la giunta mise in campo per fronteggiare il pericolo di quella distilleria. L’allora sindaco della nostra città deciso a non arrendersi di fronte le ingerenze degli uffici regionali convoca la commissione edilizia e presiedendola spiega i rischi di una tale attività nel nostro territorio e specialmente in quel tratto dove cadono le falde acquifere che ci alimentano quotidianamente. La commissione edilizia da parere negativo su quella variante e quindi il pericolo viene a detta di tutti scongiurato. La realtà storica ci insegna però che i mali sono difficili a morire. Infatti dopo la famosa conferenza di servizio in cui il sindaco D’Alfio espose i motivi del diniego di quella variante, conferenza animata da toni accesi e da spiegazione giuridicamente validi, La ditta Bertolino non ferma le sue mire su quel progetto presentando il noto atto d’interpello all’allora Sindaco Giovanni D’Alfio, obbligandolo a portare in consiglio comunale quella variante, in quanto quella decisione non era ne di competenza della giunta ne della commissione edilizia, pertanto nessuno poteva esimersi dal fare compiere a quella richiesta il normale iter burocratico. Ad esso si deve aggiungere pure che la richiesta era stata correlata dal parere del genio civile provinciale che aveva dato parere positivo nei fatti ma rimettendo la scelta comunque alle autorità politiche del luogo. Costretto ad andare in consiglio ugualmente e con la volontà di non prestarsi a quel gioco di potere e di soldi ma incurante della salute dei cittadini, l’allora sindaco, rimanendo noto proprio per questo atto come di altri della stessa levatura morale, decise di rompere le regole e dopo la normale presentazione al consiglio della documentazione riguardante la variante urbanistica chiesta dalla Bertolino propose di Non Approvare quella variante. Di per se l’azione sembra banale in quanto è soltanto una negazione alla normale formula letteraria solitamente usata eppure proprio in quella occasione fu la base da cui si dipanò la lotta alla distilleria Bertolino. A dimostrazione che il torbido era presente a più livelli dell’apparato amministrativo sta il fatto che la dicitura negativa venne tenacemente contrastata anche da consiglieri comunali, che incuranti del pericolo ambientale corso accusarono il sindaco di atti fuori dalla normale giurisdizione del primo cittadino. La variante comunque venne bocciata in consiglio, vennero superati gli ostacoli e il pericolo venne scampato. La verità, ci ricorda l’ex-Sindaco D’Alfio, è che quello fu un rimedio pro-tempore e utile a quella specifica situazione, infatti il nome Bertolino è tornato a risuonare più volte nella nostra città riscuotendo sempre interesse data la sua effettiva pericolosità. Quello del Sindaco D’Alfio fu un gesto che al di là delle vicende politiche che decisero la sua legislatura in modo preponderante rimane come un marchio di fabbrica che va al di là dell’amministrazione, della politica e che identifica l’uomo, il carattere. Certo sono consapevole che analizzando ciò che in quegli anni si è fatto sarà sempre poco rispetto a ciò che si sarebbe potuto fare, ma in questa circostanza, con questi rischi, con tutte le scusanti del caso, chi si sarebbe preso la briga di lottare una guerra persa in partenza e che ancora adesso a più di undici anni di distanza ci fa ancora tremare al solo fetore di vinaccia. Non sta a me ne tanto meno a Sosta-Vietata esibire colorii politici o voti ai politici stessi, ma mi chiedo come mai la politica sente il bisogno di fare a meno di questi soggetti, come mai non parte da persone di questo calibro che siano di destra o di centro ma anche di sinistra non importa per formare la classe amministrativa di questa città. Tale monito non va inteso contro la corrente amministrazione che si è insediata da talmente poco tempo che dare un giudizio sarebbe da stupidi, ma diversamente va riferito a coloro i quali votano persone non tanto ignoranti quanto palesemente arriviste e affariste della politica. Nel ringraziare calorosamente l’ex-Sindaco D’Alfio per il tempo offertoci mi suole ricordare che tale personaggio politico è l’esemplificazione del politico d’altri tempi, quello che anche a distanza di anni viene ricordato, al di là delle opere pubbliche che pure D’Alfio ha contribuito a creare, per l’onestà e la pulizia della sua azione e delle sue posizioni.

venerdì 11 dicembre 2009

Perle di sagg(g)ezza!

“Voglio ringraziare tutti i colleghi consiglieri comunali per la maturazione avuta fin qui per tutti quei atti votati con grande maturazione" - Davide Titone

“Lei deve sapere caro collega che la mia libertà inizia dove finisce la sua!”Roberto Frazzetta

“[…] Quindi vi saranno due reparti presenti a scavalco.”Giacomo Mauro

“Me ne esco con una battuta, consentitemi: Cristaldi non può togliere o non vorrà togliere le ferrovie, perché non sa se buttare a mare l’onorevole Scilla e Giulia Adamo, o buttarli sotto un treno” - Pietro Marino

“Rimango a vostra disposizione per qualche dubbio che potrebbero esserci.”Giovanni Quinci

“[…]Mi auguro che l’amministrazione si applichi ai fini di fare migliorare le esigenze dei cittadini […] così questi dissalatori possono far bisogno a far si che i cittadini rimangono senza acqua."Vito Foderà

“[…]Qui nessuna parla se le regole sono state assolte oppure no e non è accettabile che nemmeno venga fatta un excursus sulla questione e siamo altresì consapevoli che questo atto ha delle grosse problemi.”Antonino Arena

“[…]Questi sono costretti ad acquistare acqua questa zona. E per quanto riguarda il dissalatore è impensabile di andare a fare questa cosa del genere.” - Michele Reina

“[…]Se mi da la risposta l’accettavo e comunque non prolunchiamo i tempi, però dato che c’è una discussione questo a dire sempre che anche se siamo di diverso colore politico spero che sia preso in considerazione se in un calcolo matematico la somma che va spesa penso che alla fine sarà giusta. Non aggiungo altro.”Giovanni Iacono Fullone

“Bisogna dare atto che i tempi per la rielaborazione del bilancio e del piano annuale/triennale delle opere pubbliche non c’è stato.”Giacomo Mauro

“[…] Il sindaco Macaddino è stato accusato di famigliarismo!”Gioacchino Emmola

“[…]Quindi presidente io leggevo degli interventi che si suggerisce l’approvazione”Francesco Crocchiolo

“Consigliere acciunga a chiudere il discorso e entri a quello che è l'ordine del giorno.”Pietro Marino

sabato 28 novembre 2009

Wanted!

La Bertolino s.p.a. in questi anni ha provato in tutte le salse a mettere le mani sul nostro territorio...ma non su altri. E solo la vasta mobilitazione della popolazione locale ha mandato a monte i suoi tentativi. Ma perchè ha insistito così tanto a lungo, proponendo dapprima una mega distilleria, facendosi solo poi illuminare dall’idea di poter scaricare i fanghi prodotti dalla depurazione del proprio impianto nei territori di appartenenza al comune di Mazara del Vallo? E perché proprio Mazara del Vallo? La risposta plausibile è che evidentemente proprio qui da noi, ha da sempre avuto (e continua tuttora ad avere) degli “alti referenti”. Costoro si presume (anche se a dire il vero è un fatto oggettivo) sono politici che hanno sicuramente avuto un certo peso nel nostro territorio dal periodo del sindaco D'Alfio sin ai giorni nostri: e stiamo parlando di ben quattro sindacature! Chi si cela in realtà dietro i beneamati volti della politica locale, che nel portare avanti i propri interessi scordano non soltanto la propria realtà, ma anche i soggetti che li hanno legittimati quali rappresentanti del popolo? Noi li stiamo già cercando, ma secondo voi di chi si tratta?
Che la ricerca abbia inizio...

giovedì 19 novembre 2009

Chiarimenti sulla triste situazione di Tonnarella...

Dopo il reportage fotografico delle scorse settimane, nel rispetto dello spirito esplicativo che dalla sua nascita anima questo blog, siamo ben lieti di fornirvi, attraverso le parole del geologo Giuseppe Marino, molti chiarimenti sulla triste situazione della spiaggia di Tonnarella.

D. In che contesto va collocata la spiaggia di Tonnarella dal punto di vista ambientale? Quali sono gli aspetti che in questo momento hanno urgente bisogno di essere visionati con particolare rilevanza, nonché la causa (o le cause) dei continui disagi nel nostro litorale?
R. Le spiagge normalmente seguono le loro dinamiche naturali. Durante il periodo invernale, sottoposte a condizioni meteorologiche avverse sono soggette a fenomeni di erosione da parte delle correnti marine che però vengono compensati da un periodo di apporto quando l’erosione è minore. Si tratta di un sottile equilibrio che esposto a molteplici e spesso combinati fattori di disturbo e di pressione antropica è venuto a creare nel nostro litorale un forte deficit. Il problema di fondo risiede a mio avviso nell'ingombrante presenza della strada che costeggia il lungomare Fata Morgana. Una strada che rappresenta un danno enorme per il nostro ecosistema, soppiantando di fatto l’innaturale assenza delle “dune”, quelle riserve di sedimento che garantirebbero l'arresto e il deposito della sabbia che nelle condizioni attuali viaggia su una superficie spoglia che non le permette di poter essere reintegrata naturalmente sulla spiaggia, disperdendosi per effetto dell’azione del vento verso l’interno. Piuttosto basta recarsi nell’oasi faunistica di Capo Feto, dove la strada peraltro si interrompe, per rendersi conto che tutto ciò non si verifica. Ho avuto anche la possibilità negli anni di poter confrontare delle foto aeree fatte scattare appositamente dove chiaramente non si nota alcuna riduzione di quella fascia costiera, a margine di una drastica diminuzione (a tratti scomparsa e sostituita da grandi blocchi di cemento) della parte occidentale del nostro litorale. Queste sono sicuramente situazioni che dovrebbero essere meglio valutate ed affrontate perchè questo perdurante disequilibrio rischia seriamente di far scomparire la nostra fonte primaria di turismo. C’è sicuramente un altro aspetto da considerare: la Posidonia oceanica (che svolgendo una vera e propria funzione clorofilliana è da considerarsi a tutti gli effetti una pianta e non un’alga come qualcuno si ostina a chiamarla) è una realtà di notevole importanza ecologica, costituendo la comunità climax del mar Mediterraneo ed esercitando soprattutto, nel momento in cui in inverno strappatasi dal fondo si deposita sulla spiaggia, una notevole azione di protezione della linea di costa dall’erosione. Purtroppo quest’anno si sono create delle situazioni spiacevoli per chi gestisce attività economiche in spiaggia: due lidi in particolare hanno lamentato, a giusto avviso, l’invasione di queste piante che non ha permesso loro di lavorare a pieno regime. Però con tutta sincerità mi chiedo: “Perché si deve abusare di una sconsiderata urbanizzazione del litorale, piuttosto che assecondarlo nel suo naturale equilibrio? Perché deve essere concesso un demanio marittimo a tanti stabilimenti balneari ? Perché non si può pensare di posizionarli sull’entroterra anziché sulla spiaggia? Perchè non si può evitare il progressivo martirio di questa spiaggia pensandone la fruizione in un’ottica di sviluppo sostenibile?”. Sia chiaro tutto questo non deve considerarsi un ostacolo alle attività economiche ma anzi uno sforzo per valorizzarle e tutelarle nel tempo. Del resto l’uso che se ne fa di questo litorale durante il periodo estivo, è un uso a dir poco incosciente e scriteriato che nel tempo, senza intertenti di tuterla, porterà certamente a scompensi non più rimediabili. La spiaggia è un bene economico prezioso non solo per tutti noi ma anche per una miriade di altri esseri che ci “devono” stare, quali ad esempio i pesci che la notte hanno tutto il diritto di potersi avvicinare alla costa o magari le tartarughe che decidono di depositare le proprie uova sulla spiaggia. Non bisogna essere invadenti in determinate circostanze: il nostro arenile non è affatto una sala banchetti, un campeggio, né tantomeno un bivacco serale. La spiaggia di notte non andrebbe affatto frequentata: una cosa del genere del resto non succede in nessun’altra parte del mondo.

D. Alcuni giorni fa, sul sito Mazaraonline.it il rappresentante del sindacato Stabilimenti Balneari (Sib) della Confcommercio, Marcello Bascone, affermava: «Bisogna ripristinare i muretti di contenimento mancanti, posizionando al suo posto dei blocchi tipo “New Jersey” in cemento facilmente amovibili posizionandoli per qualsiasi bisogno. Con la posa dei suddetti blocchi il fenomeno dell’acqua che arriva in strada verrebbe sensibilmente ridotto se non addirittura risolto». Lei cosa pensa a riguardo?
R. Io non sono affatto d’accordo. Giustamente il sig. Bascone, che peraltro conosco, chiede la risistemazione della spiaggia in modo che possa tornare ad essere funzionale per le strutture balneari che lui rappresenta. Ma la questione in realtà è un’altra: non si può correre dietro gli interessi dei singoli, ma vanno portate avanti delle strategie globali che purtroppo in queste condizioni vengono meno. Questi orrendi muretti in calcestruzzo che delimitano la spiaggia non vanno affatto sostituiti, ma piuttosto eliminati definitivamente perché estremamente dannosi. Di fatto l’acqua, mista a sabbia, trasportata dalle onde sulla strada, non ha la possibilità di tornare indietro perché ostacolata da questa barriera. Se proprio fosse il caso di sostituirli, sarebbe meglio farlo, secondo me, con strutture in legno (tipo staccionate aperte) che non interrompano in ogni caso la dinamica costiera ridando continuità alla spiaggia.

D. Quali sono secondo lei allora le soluzioni da adottare nell’immediato per la salvaguardia di questa costa?
R. Prendiamo in considerazione da subito i sistemi di pulitura, attualmente sbagliati: sarebbe il caso di puntare l’attenzione sulla ripresa della vegetazione autoctona fortemente specializzata nel mantenere la sabbia al suo posto magari nella parte più prossima alla strada. E ciò è possibile adottando un sistema di pulitura manuale che si attui durante il corso dell’anno, approfittando magari del maltempo per togliere via un po’ di plastica abbandonata dai marosi e avendo rispetto (e ci tengo fermamente a sottolinearlo) di quelle piante che invece vengono sistematicamente distrutte. Ideale poi sarebbe togliere via quella strada ripristinando le dune che mancano. Tutto questo non è facile ovviamente. E mi rendo conto che si tratta di una soluzione drastica, ma spesso bisogna anche mettersi nelle condizioni di dover scegliere cosa sia effettivamente giusto. Sarebbe necessario un grande sforzo, considerando anche che andrebbe approfondito lo studio della circolazione sulla zona di Tonnarella sfruttando le stradine perpendicolari alla spiaggia, studiando come ed in che modo i residenti possano avere accesso alle loro case.

D. Si è tanto parlato anche di frangiflutti e di impianti faraonici per la riqualificazione delle nostre coste. Lei che ne pensa?
R. Esistono dei metodi semplicissimi, che non sono sicuramente la trovata del momento. Uno di questi è il B.M.S. (Beach Management System). L’impianto costituito da una rete di tubazioni e di dreni, posizionati parallelamente al litorale nella zona di risalite delle onde, e collegati ad una stazione di pompaggio, opera in tre fasi: 1) crea una zona non satura, abbassando la superficie freatica; 2) l’acqua portata dall’onda, percola nel terreno drenato e le sabbie movimentate dall’acqua si depositano sulla spiaggia; 3) il processo continua sino al raggiungimento di un nuovo equilibrio della spiaggia. In questo modo si determina l’abbassamento della falda al di sotto della spiaggia, riducendo, fino all’annullamento, l’azione erosiva trasversale, determinata dal fenomeno di “run-up” delle onde. Più semplicemente l’acqua carica di sabbia che arriva sulla spiaggia ha modo di essere drenata facendo si che questa torni in mare, mentre la sabbia resti sulla spiaggia. Fermo restando comunque che alla base è necessario fare uno studio approfondito delle correnti e dello stesso sistema. Questo sistema che non va assolutamente ad impattare con l’ambiente perché invisibile all’occhio umano, è già stato oggetto di sperimentazione in Giappone e in Australia, ma anche in Italia, sulle coste laziali di Ostia. Ed inoltre sono dell’idea che la corrente elettrica per alimentare questo impianto potrebbe essere pagata dai gestori degli stabilimenti balneari: una cifra assolutamente ridicola considerato il gran numero dei lidi. Loro devono fare economia ma devono pensare al futuro che potrebbe non esserci. Pertanto mi sento di dire che non vi è alcuna necessità di frangiflutti sommersi, tralaltro deleteri secondo alcuni studi per la Posidonia oceanica che vive sul fondo del nostro litorale. Ma del resto è risaputo che spesso si preferisce spendere di più e avere guadagni maggiori, gettando magari del cemento in mare, piuttosto che adattare alle circostanze una soluzione che garantisca ottimi risultati con costi molto contenuti.

D. In ultimo, qual è l’appello che al momento si sente di lanciare non solo all'amministrazione locale, ma anche ai nostri cittadini?
R. Non si riesce a capire l’importanza di determinate cose: il problema di Tonnarella è che c’è un disequilibrio totale tra quelli che sono gli utilizzi di questa spiaggia e gli aspetti naturale. Finora sia chiaro gli aspetti naturali sono stati disattesi: del resto è ai più visibili quali sono le condizioni attuali della costa. E’ un vero e proprio massacro. Addirittura la sabbia viene sottratta al nostro arenile per costruire i marciapiedi di alcune vie della città. Ora mi chiedo: “Fermo resto che comunque questo tipo di sabbia non va assolutamente bene per questo genere di lavori perché piena di cloruri, il direttore dei lavori non chiede ai lavoratori della ditta che ha l’incarico di eseguire i lavori, da dove questa sabbia viene presa?” Questi signori hanno preso quanto dovuto come se niente fosse: e ci tengo a precisare che questa è una realtà accaduta certamente non venti anni fa, ma appena qualche settimana fa. Non è nemmeno necessario dare un’immagine delle nostre spiagge simili a quelle proposte dalle pubblicità televisiva, perché la nostra è un’altro genere di spiaggia. Se continuiamo con lo sfruttamento sconsiderato di questa risorsa rischiamo di distruggerla e di fatto, putroppo, lo stiamo facendo.

Geol. Giuseppe Marino

domenica 15 novembre 2009

Maledetto Sabato

Con le lacrime agli occhi, fortemente turbata da un’altra vittima delle nostre strade, decido di scrivere.
Un auto sbanda e distrugge una famiglia: Susanna Siragusa, le due figlie, Filippa e Alda Andreani, e la nipote Concetta Li Mani; muore Francesco Randazzo in seguito ad un incidente stradale sul lungomare; ieri, dopo due settimane di coma, si è spento Rosario Quinci, giovane vittima dell’ennesimo dramma. E se tornassi indietro nel tempo, sono sicura che ne troverei molti altri, più giovani, più anziani, con alle spalle famiglie differenti, amici diversi. Ma tutti con lo stesso comun denominatore: cittadini di questa città che più la guardo, più me ne voglio andare. L'orrore sulle strade, la latente presenza della droga, il declino economico, politico e culturale; diciamolo chiaramente: in questa città, di buono è rimasto veramente poco! L'unica cosa buona che ognuno può ancora trovarci sono soltanto gli affetti, ma a che servono se poi devono esserti strappati via dalla strada, in una percentuale che oggi fa davvero paura? Prima dell'ultimo incidente, non mi ero mai accostata al problema con particolare attenzione: le notizie mi turbavano, ma nulla di che preoccuparsi. Non conoscevo le 4 donne, e soltanto di vista Francesco, ma Rosario invece era cresciuto con mio fratello e come tutti ben sappiamo, soltanto quando qualcosa turba i nostri affetti, e altera la nostra vita più intima, siamo portati a preoccuparci, a non dormirci la notte. Nelle due settimane in cui questo giovanissimo amico di famiglia era appesa un filo, la mia mente ha cominciato riflettere: un incidente ha come causa la droga, l’altro l'alcol o giù di lì, mentre l'ultimo il mancato uso del casco (anche se non entro in merito a delle dinamiche ad oggi non certe). La domanda allora mi sorge spontanea: potevano questi drammi essere evitati? Queste sei persone, morte nel giro di sei mesi, potrebbero essere adesso ancora in vita? Cosa si poteva fare e non si è fatto? Francesco Giacalone, l'accertato assassino delle 4 donne in via Luigi Vaccara, poteva essere fermato? Non sono una che indaga sulle cose, o fa gossip sulle tragedie, ma si disse quel 17 di Luglio, che prima dell'incidente quello che era ancora un presunto assassino, aveva urtato un paio di auto, prima di sbandare e urtare per sempre l'equilibrio di un'intera famiglia. Quindi vi chiedo: con una soltanto, una segnalazione, e delle rapide ricerche da parte degli organi dovuti, questa tragedia poteva essere evitata? E quella dei due ragazzi sul lungomare? Si disse sempre (perché in questa città le cose comunque vada le sappiamo tutti), che uno dei due, quello senza un graffio, rimasto vivo nella disgrazia, aveva bevuto, o comunque non era in grado di guidare un automobile, come del resto non lo era neppure l'assassino di prima. Se quello di prima poteva essere fermato con una telefonata, anche questo poteva essere fermato con un semplicissimo posto di blocco. Gli si ritirava la patente, gli si toglieva almeno per quella sera l'auto, e Francesco Randazzo, di soli 19 anni, soltanto 19, non sarebbe salito con lui, e non sarebbe andato a morire, lasciando nello sgomento più totale amici e familiari. E sarebbero cinque persone su sei ancora in vita: ci sarebbero ancora dei familiari, e degli amici a ridere insieme con loro, invece che piangere di fronte ad una lapide. Lapide che adesso attende anche il più giovane di questi morti sulla strada, Rosario. Solamente 14 anni. Ci pensate a voi a 14 anni? Agli amici che avevate, ai "giochi" che facevate, alle piccole cose per sentirvi grandi, e invece ancora così giovani? Solamente 14 anni. Abbastanza per morire in questa città evidentemente. Così giovane che come il legno poteva essere ancora modellato, e magari, avrebbe imparato senza morire, che indossare il casco salva la vita. Si disse sempre in questa città che troppo parla a volte, dai primi soccorsi, che "era un gatto schiacciato", ma schiacciato da cosa? E soprattutto da chi? E questo qualcuno di cui al momento è dubbia la responsabilità, ed è dubbio pure che ci sia stato vista l'omissione di soccorso, e visto che è sparito, questo qualcuno poteva evitare? Rosario poteva essere salvato se qualcuno prima gli avesse sequestrato il mezzo e avesse imparato ad indossare il casco? Rosario, poteva essere ancora in vita se non fosse stato investito violentemente in dubbie circostanze? Non voglio assolutamente dare delle colpa alle autorità: a volte fanno un ottimo lavoro, ma altre volte no. Mi sono recata al cimitero, il 1 novembre, come di consueto, proprio dopo aver ricevuto la notizia dell'incidente di Rosario. Accompagnata da mia madre, parcheggio in via Salemi, e imbocco la strada alberata che ci avrebbe condotto all'ingresso principale. Proprio lì, tantissime macchine in sosta, e numerosi parcheggiatori abusivi naturalmente. Non troppo lontano, una vettura delle autorità locali, lì presente per far si che non si creasse confusione in quella giornata di "festa". Mi chiedo: queste autorità non hanno alcun potere sui parcheggiatori abusivi o gli fanno la carità? E se gli fanno la carità, questa beata carità non andava fatta anche alle famiglie di tutte quelle vittime? Non si poteva lavorare tutte quelle volte, piuttosto che accendersi una sigaretta mentre si spegnevano tutte quelle vite? Nella stessa giornata mentre le suddette autorità bloccavano una strada chiusa al transito, un ragazzo col motore tenta di imboccare proprio quella via, ma viene bloccato, e dopo pochi istanti, gli si urla "il cascooooooo!". Perché non è stato fermato? Tuttavia, il casco, questione di stile per molti, e scelta personale di altri, non uccide nessuno, al massimo uccide se stessi, e provoca dolore ai nostri affetti, ma le auto, guidate violentemente uccidono e straziano intere famiglie. Non voglio comunque premere sul lavoro di vigili urbani, poliziotti e carabinieri, che vanno comunque onorati per la responsabilità che il loro lavoro comporta, ma solo ricordare che loro questa responsabilità ce l'hanno sempre e comunque. Loro dovrebbero essere gli eroi della civiltà moderna. Loro dovrebbero tutelare le nostre vite, prime di darle in mano ai dottori che non sempre possono fare i miracoli. I miracoli, quelli veri, li fa il Signore; solo che è stato così buono da concederci il libero arbitrio, e sta noi scegliere se fare del bene, o del male, e come dicevano i nostri i avi in un dialetto più saggio che mai: “FA BENI E SCOIDDATILLU, FA MALI E PENSACI”. Ma forse, come dicevo all'inizio di questa mia riflessione, siamo portati a pensare, e a non dormire la notte, soltanto quando il male che facciamo, o il dolore che proviamo, coinvolge i nostri più intimi affetti. E degli altri...poco importa.
Cristina Marino

domenica 8 novembre 2009

Paradossi mazaresi

Mentre si continua a costruire il mercato del pesce, la marineria va a fondo. Voi, cari lettori, cosa ne pensate?

venerdì 30 ottobre 2009

La "non" pericolosità delle antenne...Parola agli esperti!

Molte cose sono state dette in queste settimane sulla presunta pericolosità delle antenne che stanno per essere installate in via Monte Cervino o che già sono state installate nei pressi dell'istituto Sacro Cuore di Gesù. Lo staff di Sosta Vietata vuole fare un po' di chiarezza!

Analizzando alcuni articoli medico-scientifici delle maggiori riviste in questo campo, cercheremo di illustrarvi al meglio quali sono gli “eventuali” rischi dell'esposizione alle onde elettromagnetiche propagate da questi trasmettitori. Tra le riviste che abbiamo consultato ci sono, per esempio, l'American Journal of Epidemiology e L'Environmental Health Perspectives: nomi che ai più saranno nuovi, ma vi assicuriamo eminenti riviste nel loro settore.
Considerato l'aumento dell'utilizzo di telefonia mobile, molte sono state negli ultimi anni le ricerche in merito, ricerche condotte con metodiche differenti e un po' ovunque nel mondo (in particolar modo in California, nelle isole Hawaii, in Inghilterra e anche in Italia, dove sono state analizzate le radiazioni emesse da Radio Vaticano); diciamo fin da subito che non vi è pressoché alcuna differenza tra onde, o per meglio dire campi, propagata da stazioni radio, TV o antenne telefoniche. Tutti i seguenti studi non hanno dimostrato nessuna stretta correlazione tra l'esposizione ai campi elettromagnetici e l'insorgenza di gravi malattie, quali possono essere il cancro, la leucemia, la cataratta o disfunzioni all'apparato riproduttore, di fatto sono troppo bassi gli incrementi di insorgenze di queste patologie per dichiarare con certezza che l'aumento sia dovuto ai trasmettitori. Casi di aumenti minimi sono stati riscontrati per esempio nelle vicinanze delle antenne di radio Vaticano, ma come ha dimostrato l'analisi effettuata in un'area di raggio di dieci chilometri, dove abitano 49.656 persone i casi di mortalità dovuta alla leucemia sono 40 cioè l'0,008% (studio effettuato da un'italiana, Paola Michelozzi, e pubblicato su L'American Journal of Epidemiology), percentuale veramente esigua per dire che le onde elettromagnetiche provochino leucemia. In quel caso c'è da considerare inoltre che l'aumento potrebbe essere stato causato dalla presenza in zona di radon, un gas particolarmente velenoso, che provoca di certo l'insorgenza di leucemia. Proprio questo esempio è emblematico di un altro concetto che cari lettori dovete sapere, cioè il fatto che le indagini sulla pericolosità di queste onde sono estremamente difficili e avvolte anche inconcludenti, dato invisibilità e "inconsistenza" delle onde; si è dimostrato infatti che non ci sono prove sufficienti per avallare l'idea che associ queste gravi malattie all'esposizione ai campi elettromagnetici, ma non è stato ancora provato nemmeno il contrario, cioè che queste sono totalmente sicure e non nocive per essere l'umano. Altre ricerche saranno condotte in merito, e magari tra qualche anno gli studiosi potranno darci risposte certe e definitive.
In conclusione vogliamo ricordare ai nostri cari lettori che l'Italia ha un limite di emissione molto inferiore agli standard internazionali, sottolineiamo in aggiunta che per avere l'autorizzazione le aziende devono rispettare rigorosi parametri: è consuetudine fare delle stime approssimative prima che vengano installate e queste quasi sempre sono bilanciate per difetto. Detto questo vogliamo sgombrare il campo da qualunque forma di allarmismo, creato molte volte da persone che non vogliono dare informazioni veritiere, quanto piuttosto alzare polveroni, in buona sostanza inutili. Invitiamo, altresì, i residenti di via Monte Cervino, e di tutte le altre zone dove sono apposte delle antenne di qualunque genere a vigilare che siano sempre rispettati i parametri di sicurezza.
Un pensiero da Roma....

sabato 24 ottobre 2009

Ci risiamo...

Passano gli anni, le stagioni sociali e politiche, ma alla fine come scriveva Tomasi di Lampedusa: "Cambia tutto per non cambiare mai niente". Le immagini che in questo articolo vi presentiamo sono la più palese dimostrazione che da un lato i problemi non si risolvono da soli e dall'altro che quelli che ci sono purtroppo non sono stati mai risolti. Siamo consapevoli del fatto che è presto per dire che quest'amministrazione è colpevole. Siamo consapevoli del fatto che è presto per dire che il sindaco ha dimenticato quanto detto in campagna elettorale parlando di una spiaggia fruibile tutto l'anno, e proprio in speranza di un intervento reale e funzionale per la salvaguardia della maggiore fonte di introito turistico della nostra città diamo tempo al tempo, ponendoci in ultimo un quesito: "Quanto tempo resta in realtà alla spiaggia di Tonnarella se questi che vi mostriamo sono i risultati della prima e fino a qui unica ondata di maltempo che questa costa, così presente nei cartelli elettorali di qualche mese fa, ha finora subito?"










domenica 4 ottobre 2009

Guardando il cielo...le ANTENNE!

Regola fondamentale di questo blog è quella di capire per fare capire, studiare per rendere più chiaro, interrogarsi per rispondere. Abbiamo unito a questo impegno un intento: creare una collaborazione tra noi di Sosta-Vietata e la gente, o come ci piace definirli, i nostri lettori. Proprio questo sforzo si è in queste ore tradotto in un risultato a dir poco impressionante che testimonia la volontà di molti cittadini di questa città di occuparsi in maniera seria della cosa pubblica. Nello specifico abbiamo cercato di ottenere attraverso Facebook informazioni sul tema delle antenne di telefonia mobile, tema caldo di questi giorni, considerata la realtà di via Montecervino e la relativa protesta portata nell'aula del Consiglio Comunale dai residenti di quella zona. Quello che teniamo sottolineare è il fatto che a poche ore dalle nostre richieste, sono arrivate decine di foto che mostrano l'ubicazione di queste antenne (o presunte tali) nella nostra città. Data la nostra momentanea e parziale ignoranza su questo argomento ci limiteremo a mostrarvele, ringranziando coloro i quali si sono resi disponibili, sollecitando chi ha intenzione di volerne mandare altre o semplicemente spiegarci la presenza di antenne in determinate zone e nell'eventualità smentire ciò che sarà riportato su questo blog. Una domanda comunque sorge spontanea: queste antenne rispetteranno i parametri della legalità?





domenica 20 settembre 2009

Viaggio nel valore dell’esperienza

Quando una città per volere quasi unanime dei suoi cittadini esprime pressoché un plebiscito per un sindaco, quale l’On. Nicola Cristaldi, che rappresenta storia, esperienza e alta politica, viene da chiedersi che valore abbiano tali virtù nell’agone pubblico, sociale ed amministrativo. Per dare risposta a questo interrogativo e per cercare di diradare la coltre storica che attanaglia il corso degli eventi di questa provincia, Sosta Vietata ha incontrato Aldo Dolores, simbolo di questa città ma anche, e questa è la veste che ha ricoperto nell’ultima tornata elettorale, guida delle nuove ed intraprendenti schiere dell’Italia dei Valori mazarese.

Mazara del Vallo è quella tipica realtà che si presta, come d’altronde molte altre nella nostra cara penisola, a varie interpretazioni su qualsiasivoglia avvenimento, con la caratteristica però, tutta locale, di non giungere mai ad una verità certa e stabilita, ma sempre ad ipotesi più o meno plausibili, più o meno concernenti la realtà ed in grado di spiegare il futuro. Così anche una vittoria schiacciante come quella ottenuta dall’On Nicola Cristaldi non trova un’unica spiegazione ma bensì teorie: Cristaldi ha vinto da sé e per sé, con la sua forza e la sua storia; la vittoria è del Pdl che ha saputo vincere non solo a Mazara ma in Italia e all’Europee; secondo altri la vittoria è si meritata, ma anche frutto di una battaglia che nel nostro paese il Pd ha rinunciato a combattere sul serio. Teorie dicevamo, teorie e non realtà...Ma se è vero che sulle teorie si basano i processi italiani più controversi che poi devono essere verificati dal giudice qualora vi sia una condanna, allora è il caso di rivolgere l’attenzione a chi dal 1974 di teorie politiche s’interessa, essendone partecipe, e da poco tempo cerca anche di tirarne le fila in maniera più defilata creando un solco, se pur minimo, tra lui e il corso politico di questa provincia ed in particolare di Mazara, permettendoci di avere uno spettatore di lusso per le nostre strade. Colui cui facciamo riferimento, è l’ingegnere Aldo Dolores, che ha permesso a Sosta Vietata di intervistarlo approfondendo la sua storia che si lega indissolubilmente a quella mazarese, spaziando comunque anche su temi più vasti: dalla cronaca politica nazionale alle previsioni per quello che, secondo lui, sarà il futuro che passa gioco forza dal Palazzo Comunale di questa città. L’intervista avviene in una giornata post-ferragosto di questa città. Caldo, molto. Confusione, tanta. E ancora in giro i visi di chi essendo originario di Mazara, pur lavorando altrove ormai da anni per mancanza di prospettive nella sua terra natia, torna per le ferie. Vengo ricevuto attorno alle 12.30 presso lo studio dell’ingegnere, dove attendo qualche minuto prima d’incontrarlo. Nello studio si colgono già le prime sfaccettature del personaggio: noto d’impatto pareti non proprio moderne, che fanno pensare ad un luogo vetusto, ormai espunto dai suoi anni migliori. L'attenzione è pero tutta per l'immancabile computer e l'insieme delle attrezzature tecnologiche, come anche un'enorme scrivania sommersa dalle carte della burocrazia, come è consono alle abitudini di un buon professionista. Attorno le librerie sono cariche di testi, non solo riferibili alla professione ingegneristica, il che mi lascia a giusto modo sorpreso. Aggiungendo a questa scenografia gli innumerevoli attestati, oltre alla laurea, fissati sul muro di fronte a me, si capisce che, chi andrò ad incontrare dopo qualche secondo, è una persona senza fronzoli, ma profondamente concreta e precisa. Appena entrato nella stanza dove lo aspettavo e fatte le dovute presentazioni, l’intervista entra subito nel vivo. E se come detto sopra l’obiettivo di questo incontro era conoscere e far conoscere la storia politica del personaggio, il valore dell’esperienza e aneddoti ormai storici su questa provincia e città, le domande non possono non partire proprio dal curriculum vitae o per meglio dire dal curriculum politico dell’ingegnere. La sua storia pubblico-politica comincia nel Psi, e nel 1974 è il primo dei non eletti proprio in quella lista per la corsa al seggio del consiglio comunale. Poco male però per il giovane Dolores che già nel 1979 diventa consigliere provinciale, unico rappresentante fra l’altro della città di Mazara in quel consiglio. Da quel momento e per altre legislature provinciali fino al 1993, l’ingegnere ricoprirà importanti cariche (derivanti anche dal fatto di essere sempre il primo degli eletti) tra queste gli incarichi assessoriali alla viabilità, alle finanze e sviluppo economico ed infine ai lavori pubblici. Un percorso permeato sul merito che però prende una svolta particolare negli anni di tangentopoli, che come una canicola asfissiante cala su quell’amministrazione provinciale. A quel punto la scelta di uscire dal Psi e aderire al gruppo misto, scelta sofferta allora e meritevole di una mia domanda adesso: “Craxi, come fu interpretato allora? E come lo sarebbe ora? Il giudizio di Aldo Dolores è cambiato negli anni?”. Le risposte rilasciate hanno una nota di malinconia per il ricordo dei tempi andati carichi di soddisfazioni, ma anche di amarezza per la fine di una strada carica di principi almeno in alcuni di quegli uomini che componevano il Psi. Craxi secondo Aldo Dolores non fu peggiore di altri politici di allora, non fu il male di quell’Italia anestetizzata dalla corruzione, ne tanto meno scacciarlo fu la risoluzione del problema; resta però il fatto che quell’uomo, Bettino Craxi, tradì gli ideali di chi nei principi del Psi credeva e ai quali conformava la propria vita. Cito testualmente: “La dichiarazione in Parlamento di Craxi fu una presa di posizione verso e contro l’ipocrisia, ma per me fu come un padre che ti dice di avere tradito”. Continua Dolores che quel Craxi adesso non sarebbe visto nella stessa maniera, ma accostato a tanti altri che sbagliano e pure progrediscono nella loro carriera politica, ma per i vecchi uomini del Psi, quello pulito e onesto, Craxi rimane pur sempre uno statista, degno di apprezzamento per le capacità, ma conformatosi ad un sistema malato di cui andava solamente denunciato il sudiciume. Continuando il ritratto politico di quegli anni mi vengono mostrate testimonianze dell’uscita dal Psi, come la lettera inviata all’allora presidente della provincia nella quale Aldo Dolores spiegava le motivazioni del suo gesto, o come il comunicato stampa inviato al mai troppo rimpianto Peppe Pirrello, allora operante presso Canale2. Ma la storia di Aldo Dolores non finisce con i vecchi partiti politici, non sopravvissuti a tangentopoli. Va oltre. L’ingegnere cerca una nuova casa, una nuova base da cui partire, il Pds: “Come mai proprio il Pds e non altre realtà italiane?” La risposta è in realtà una citazione: “Decisi di entrare nel Pds, quando condividendone per grandi linee i pensieri, apprezzai la scelta di D’Alema di dire che l’esperienza comunista era finita, e con la caduta del muro di Berlino era stato scoperto ciò che il comunismo russo era stato. E se allora con il muro si erano infrante anche le resistenze comuniste, il Pds poteva rappresentarmi e io muovermi nel partito”. La storia adesso si trasforma in attualità, e arriviamo a grandi passi all’elezione del sindaco Macaddino. Le parole diventano più ferme e decise, e l’ingegnere mi ricorda come quello che poi divenne sindaco di Mazara non fu appoggiato dalla sua persona nè durante la prima fase nè durante il ballottaggio. Il commento su Macaddino non ha durante quest’intervista risvolti personali, ma squisitamente politici e basta citare un esempio molto vicino a noi per capire la diversità tra questi due personaggi. Dice Dolores: “L’ex sindaco Macaddino durante l’intervista rilasciata a Tele8 alla fine della cerimonia del passaggio di consegne al nuovo primo cittadino, On. Cristaldi, risponde alla giornalista che si ritiene soddisfatto di quello che ha fatto nella sua legislatura, citando strade, piazze di periferia, illuminazioni vicino le scuole, e ad altri fatti concreti che hanno una loro importanza preponderante in città. Ma un sindaco non si misura solo dalla cubatura dell’asfalto versato per le strade, ma da ciò che fa per aumentare il tenore di vita dei cittadini, e continua, dalla pulizia e regolarità dell’amministrazione che proprio il primo cittadino deve assicurare e mantenere”. Il sindaco Macaddino adesso non è più sindaco, in via Carmine c’è un nuovo inquilino più ingombrante e sicuramente più radicato nella storia di questa città. Anche qui la domanda diventa d’obbligo: “Cristaldi ha stravinto contro tutto e tutti, ma se come dicono i mazaresi si sapeva che avrebbe vinto lui, più inaspettata era una tale mole di voti. Come si spiega un 70% per un sindaco secondo lei?”. Dolores: “La vittoria è del sindaco Cristaldi, della sua figura e di quello che i mazaresi pensano di lui. Ma è pur vero che l’opposizione non è stata forte, bisognava sfruttare il fattore divisione nel Pdl mazarese Cristaldi-Scilla, proponendo una campagna elettorale non al ribasso ma fondata sulle ideologie, e non su strani apparentamenti”. Chiedo a questo punto: “E Aldo Dolores con l’Italia dei Valori quale obiettivo aveva e cosa voleva dimostrare?” La risposta che non si fa attendere è che “quella con l’Italia dei Valori è stata un’esperienza positiva che però non ha portato al seggio, cosa che invece i giovani della lista meritavano. In realtà Peppe Marino si è fatto portavoce di questa esperienza, mettendoci la faccia in maniera molto coraggiosa. Di sicuro abbiamo dimostrato che c’è a Mazara chi sta fuori da certe logiche, che esiste e che è una forza da tenere in considerazione. Adesso non so cosa succederà nel breve ma quei giovani non devono mollare”. Dalle parole dell’ingegnere si capisce l’avversione verso l’attuale progetto Pd, e quindi gli chiedo di approfondire il suo pensiero: “Il Pd a livello nazionale era nato con un processo specifico di avvicinamento tra diverse ideologie, differente da quello del Pdl, ma con l’intento di creare un grande partito, forte e radicato. Ad oggi questo obiettivo è praticamente inesistente tranne che nel simbolo, poiché a livello nazionale del Pd non fanno ancora parte uomini del Pd ma ex-Ds, ex-Margherita, creando un sistema di divisione sul territorio tale che ad esempio nel Piemonte come in Sicilia è forte la componente ex-Dc, o come in Toscana ed in Emilia-Romagna dove invece è forte la predilezione per la sinistra. Anche a livello locale però si arranca poiché mancando direttive nazionali, il simbolo viene usato da chi nelle singole località ha più voti, sfuggendo all’applicazione dei reali valori del partito. Anche a Mazara il Pd è guidato secondo logiche simili, si inserisce in realtà in sistemi provinciali di mantenimento degli equilibri già prestabiliti in cui è difficile sovvertire le decisioni”. Molto è già stato detto, ma una nota su Berlusconi va fatta: “Molto stringatamente Berlusconi chi è?” Dolores: “Berlusconi è chi ha sovvertito in parte le regole della politica, prima di lui la morale politica era subordinata all’esempio che ogni politico sapeva dare, adesso si è operata una sostanziale scissione in funzione della sua condotta poco onorevole, cosa che però lo stesso Berlusconi aveva omesso dal fare quando fatti addirittura meno gravi riguardavano altri personaggi. La televisione gli ha sostanzialmente permesso di operare un golpe al contrario, prima si conquistava il potere e poi i mezzi d’informazione, adesso con i mezzi d’informazione si conquista il potere e addirittura Berlusconi è riuscito a mantenerlo per anni. Il fatto che però va rilevato è che come i grandi leader fanno proseliti anche Berlusconi ha il suo seguito, il che crea in realtà tanti Berlusconini in giro per l’Italia che il più delle volte scimmiottano il leader, creando solo guai e cattiva amministrazione. Anche adesso come in passato Berlusconi per i suoi oppositori è il male assoluto ma in realtà non è così, perché anche da altre parti sta la cattiva politica, il danno è che gran parte della cattiva politica si ispira al suo modello”. In conclusione: “Cosa si aspetta Aldo Dolores dai prossimi anni?” “La città può avere l’occasione di fare passi avanti notevoli perché il suo attuale sindaco ha le carte in regola per fare bene, sperando che non ci sia ostruzionismo da parte del consiglio comunale. Il Pd in questo momento a livello locale aspetta le direttive nazionali, e anche lì nei prossimi anni potranno esserci i redivivi della scorsa amministrazione che potrebbero tornare a dettare legge. L’Italia dei Valori guida un nuovo sentimento cittadino che potrà svilupparsi se i giovani non avranno paura di spendersi nel progetto. Per quanto riguarda me, i capelli bianchi mi fanno pensare in maniera diversa dagli anni passati, e quindi non mi vedo protagonista con grande intensità, ma non escludo il mio coinvolgimenti nei progetti che riterrò opportuni e ricchi di quei valori che fanno della politica una buona politica”.

Come avrete notato in questa lunga intervista che l’ingegnere Aldo Dolores ci ha gentilmente concesso, manca il pensiero di Sosta-Vietata. Questa scelta non è affatto casuale poiché abbiamo ritenuto la lettura già carica di spunti che ognuno poi elaborerà personalmente. Ma crediamo che sia giusto sottolineare cosa Sosta-Vietata ha imparato da quest’incontro. L’ingegnere è, di fatto, un pezzo della storia politica di questa città, da tutti conosciuto come uno di quei pochi personaggi che sa guardare al di là di ciò che la maggior parte della gente vede, profondamente concreto e convinto di avere portato avanti le sue idee e i suoi principi passando attraverso alcuni partiti ma coerentemente con il suo progetto di vita. Una città che decide di puntare sull’esperienza e sull’alta levatura professionale e politica deve ricordare queste personalità e questa, a nostro avviso, nello specifico.