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sabato 18 aprile 2020

Considerazioni 17/04/2020

Due considerazioni serali, solo per continuare a starvi simpatico.
1- Un politico, un partito, tutto intero, dal 28 marzo (e nei giorni immediatamente successivi) aveva provato a dire: “Ripartiamo, ora. Fabbriche aperte, dove possibile, prima di Pasqua”. “Per ora siamo da soli, tra qualche giorno ci daranno tutti ragione”.
Bene. Quelle frasi erano evidentemente delle stupidaggini perché in una pandemia il dato temporale non è una variabile secondaria, quindi avere ragione dopo, non vuol dire averla avuta prima (come il tempo ha peraltro dimostrato). Inoltre se togli la logica dal ragionamento per sostituirlo con “il buon suono delle parole” non fai un servizio a nessuno.
Certo tutto ciò è secondario in Italia, quel paese in cui la memoria dura il tempo di un post.
2- sento da giorni il concetto di “ripartenza”. Riprendere il discorso dove l’avevamo interrotto. Siete sicuri che sia giusto? Siete sicuri che il mondo che abbiamo lasciato a metà febbraio sia veramente totalmente meritevole di salvezza? Io un po’ di cose le cambierei sinceramente.

Cosa c’entrano queste due cose? Forse niente ma ve le volevo scrivere. Se applichi il Salvinismo, anche se ad un livello più alto, non sei migliore, sei solo più aulico.
Se non sei in grado di immaginare un altro futuro e lasci parlare di 7 giorni lavorativi, voucher e finanza mentre il mondo esplode non ti chiamare sinistra, non ti chiamare e basta.

Ivano Asaro

giovedì 19 marzo 2020

❌ Non si può avere pietà


Stiamo vivendo, con buon margine di certezza, il periodo più complesso della nostra vita.
Sicuramente per molti di noi vale la frase:” non eravamo preparati”.

Non lo eravamo per niente effettivamente, occupati a friggerci in una padella sociale piena di falsi miti, falsi valori, falsi noi.
Il #coronavirus ci mette davanti la nostra vita nelle ore che passiamo nel silenzio, apparentemente riempito dal chiasso dei media. Scorgiamo i pilastri, quelli veri, sentiamo ribollire il nostro vero io.
Siamo insomma in una fase inaspettata di grande analisi, e non è quella che si fa col tampone.

Usciremo, quando usciremo, ma ne usciremo statene certi, molto diversi da chi eravamo fino a 20 giorni fa.
Stiamo combattendo una guerra, una guerra “mondiale”, ed ognuno la sta combattendo, chi nella trincea degli ospedali, chi a casa ad aspettare, al chiuso, buone notizie che per ora non arrivano.

Saremo come dopo una guerra, con molte debolezze, con molte sofferenze, ma magari anche con molta voglia di prendere a morsi la vita, nella consapevolezza diffusa che basta un bacillo in un qualsiasi angolo del mondo per cambiare l’intero destino.

Vedremo tutto ciò e sarà, anche, affascinante.

Lasciatemi dire una cosa dura.
Come in ogni guerra ci sono i topi, gli egoisti, i ributtanti delinquenti.
Anche in questa guerra ci sono.
Sono quelle persone che diffondono false notizie, falsissime, per disseminare il caos parteggiando per chissà quale amico straniero.
Sono quelle persone che non rinunciano neanche temporaneamente al culto della propria persona, alla propria vanità, anteponendola al bene comune.
Topi che nella guerra ci sono sempre, ed anche in questa ci sono.
E tali saranno per la storia e tali sono per la mia considerazione: Topi.

Ivano Asaro






Coronavirus
Italia
Guerra

mercoledì 11 marzo 2020

Caro Virus

Caro Virus, 

è con rispetto che ti scrivo. 
Lo ammetto, ci stai facendo paura. 
Tanta. 
Forse non ne abbiamo mai provata collettivamente così tanta da quando i nostri genitori salirono per la prima volta su una 500. 
Le immagini che ci arrivano da più parti della nostra penisola ci fanno letteralmente tremare. 
Milano deserta, Roma deserta, autostrade vuote, musei chiusi, ristoranti vuoti. 
Ci siamo fermati. 
Ci hai fermato caro virus.
Leggiamo parole come smartworking e pensiamo che in fondo non ci sia niente di positivo nello stare segregati in casa. 
Ascoltiamo termini come dpcm ma recepiamo soltanto che le regole sin qui stabilite non sono state sufficienti. 
Eppure caro Virus quello che ci stai facendo non è abbastanza, non c’è possibilità alcuna che tu ci batta.
Non lo so quando, non so neppure come e sinceramente non posso sapere se con certezza ci sarò in quel momento, ma l’Italia ti batterà. Si lo farà.
Caro virus sei venuto da terre lontane, lontanissime, e magari non sai dove sei capitato, quindi, sempre con rispetto, ti spiego dove sei e dove perderai.
Sei in un Paese strano, non ne esiste uno nemmeno paragonabile, minimamente somigliante. 
Una nazione, una lingua, mille dialetti, milioni di talenti.
Un paese, una bandiera, centinaia di sfumature.
Caro Virus da nessun’altra parte al mondo viaggerai da persona a persona come qui, in un catalogo indefinito di opere d’arte, paesaggi, storia e cultura.
Caro Virus è vero: siamo un popolo di “traffichini” ma lo siamo solo quando la storia non ci chiama al nostro posto.
Prova a chiederlo cosa l’Italia ha fatto dopo ogni grande sciagura.
Prova a chiedere come l’Italia si sia rialzata. 
Avremo i nostri difetti, certamente, ma nel complesso siamo eroi, piccoli e grandi.
Alcuni di loro li hai certamente incontrati nei reparti degli ospedali che hai riempito. 
Li con guanti e mascherina i nostri medici ed infermieri ti hanno fatto vedere di che pasta sono fatti. 
Con loro hai gareggiato e molto spesso perso, e quelle singole battaglie che hai vinto sono solo il prologo alla tua sconfitta definitiva.
Caro virus questo paese si è alzato da due guerre, da bombe senza padrone e da guerre civili. 
Questa Italia è rimasta unita e unica mentre il mondo la voleva debole e divisa.
Questa Italia ha cantato di morti, dipinto sorrisi e versato lacrime e sangue. 
Tu virus non lo puoi ancora sapere, ma qui perderai. 
Non lo vedrai ma noi torneremo, magari non tutti, a popolare lunghe tavole con la nostra pizza, la nostra mortadella, il nostro Chianti, i nostri cannoli ed il nostro caffè. 
Tu non lo vedrai ma noi torneremo a tifare, a cucire a vivere quelle strade che ora tu ci neghi.
Tu Caro Virus hai fatto l’errore più grande, affrontarci in quanto italiani, e quello è peggio che cominciare una nuova Campagna di Russia. 
Caro virus canteremo di te, scriveremo di te, racconteremo di te. 
Tu perderai. 

Ivano Asaro




Ivano Asaro 
Coronavirus
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Speranza 

lunedì 27 gennaio 2020

Elezioni in Emilia Romagna e non solo...SALVINI PERDE



Elezioni in Emilia Romagna e non solo...SALVINI PERDE
Passata la sbornia, raccontati i numeri, resta un dato: Salvini ha perso in Emilia. Alcuni raccontano che è stata una sconfitta di misura (non è così), ma non importa di quanto si vinca o si perda, l’importante è chi siederà sugli scranni della maggioranza. 
Salvini aveva un’occasione, l’ha giocata con le sue carte, ancora più rinvigorite, ancora più incivili, ancora più “fascistoidi”.
Non è servito. Salvini ha perso.
Basterebbe questo, ma non è tutto qui. 
Ci sarà il tempo per analisi più approfondite, ci sarà.
Oggi scrivetelo e pensatelo: 
SALVINI PERDE, NON È IMBATTIBILE. SALVINI PERDE



Ivano Asaro

venerdì 24 gennaio 2020

La scorsa settimana, nella mia città (#mazaradelvallo), diversi esponenti della comunità #leghista cittadina hanno reso pubblico il messaggio di condivisone della “eventuale responsabilità penale”(che in diritto non esiste e politicamente, in questo caso, almeno discutibile) per il caso #Gregoretti.
La politica è politica, ci mancherebbe.
Ma se tale è mi aspetto la coerenza, il seguire il metodo e le idee sino in fondo.
Consequenziali dovrebbero perciò essere i video in cui a suonare sono i citofoni di spacciatori, ladri, e soprattutto mafiosi locali.
Purtroppo nel nostro caso non ci sarebbe neppure bisogno di coinvolgere innocenti.

Ivano Asaro
“Allora, facciamola facile. Quando tutta questa brutta storia è cominciata proposi, insieme ad amici, ai candidati sindaci (di molti anni fa s’intende) di esprimere vicinanza e solidarietà, anche concreta al giornalista Rino Giacalone.
Non perché lo stesso sia, e lo è, un esempio; non perché sia, e lo è, un Giornalista con la G maiuscola e la penna ferma; non perché, e lo era, giusto farlo;
Lo feci perché sarebbe stato orgoglio e vanto per la città di #Mazara_del_Vallo.
Ora non si è in campagna elettorale, ed alla luce di una sentenza che va rispettata giuridicamente e civicamente, ma di certo non moralmente, chiedo: Sindaco Salvatore Quinci lei è solidale con il giornalista Rino Giacalone? Ovviamente la domanda è implicitamente rivolta a tutta a tutta la Giunta comunale di Mazara ed al Consiglio Comunale.#mazara #legalità”.

Ivano Asaro

domenica 12 gennaio 2020

Lettera a Zingaretti ed al “partito nuovo”

Egregio Segretario, 
scrivo anche a Lei, come a taluni suoi predecessori in via del Nazareno. 
Anche per le precedenti missive, come per questa, non nutrivo, quindi non nutro, la speranza che il messaggio arrivi a destinazione.
La speranza è che la rete veicoli il messaggio a chi è in attesa di alcune parole; che altri colgano il titolo per scovare contenuti.
In piena sincerità, egregio Segretario, mi rivolgerò a lei ma parlerò a quanti vorranno leggere.
Comincio da una storia.
C’è un padre, una madre, un figlio ed una nuora. In realtà c’è pure una figlia, ma ci arriviamo.
Il posto è un fast food, il più famoso dei fast food. La città è una perla, rara, grezza, deturpata: Palermo.
I quattro sono costretti a vedersi li, di sfuggita, per tempi, luoghi di lavoro, costi che ormai non risparmiano neppure le feste.
Il padre, uscito dalla cassaintegrazione fa un lavoro infattibile a 60, demansionato rispetto al passato, ma silenzioso, perché c’è un mutuo da pagare. 
La madre, amministrativa a scuola, dopo un decennio fuori città, fuori provincia, fuori regione, è riuscita ad avvicinarsi a casa, ma adesso non ha più 35 anni, ma 15 di più, e nel frattempo la vita è trascorsa inseguendo una sicurezza economia che il marito non ha potuto garantire. 
Il figlio, laureato, magari di talento, fa uno di quei lavori che ingrassano le multinazionali e sfruttano i sottoposti; nella penuria generale si accontenta e spera in altro.
La nuora, lavora, si spacca la schiena e sogna una famiglia. Intanto vive la sua età ed il suo amore 36 ore a settimana, come fosse una relazione abusiva. 
In tutto ciò manca una figlia, che il posto l’ha pure avuto, ma viene sfruttata anche lei, e vive in tutt’altro posto rispetto al resto della famiglia.
Attorno a loro un vortice di Rider, abusivi, disperati che vagano e nessun bambino, figuriamoci sorrisi.
Perché questa storia? Perché queste sono storie vere, sono storie che incontriamo tra la gente ed i marciapiedi.
Sono storie che si incontrano nell’indifferenza anche delle persone coinvolte.
Nessun giovane si indigna se un suo coetaneo è sfruttato, nessun anziano si indigna per un coetaneo abbandonato, nessuno ha più una coscienza, quasi nessuno.
Spesso sento dire che la sinistra deve ripartire, neanche fosse un’automobile; che bisogna parlare alla gente, neanche fosse uno psicologo; che deve trovare le parole giuste, neanche giocassimo alla settimana enigmistica.
Egregio Segretario, ho letto in queste ore che vuole fare un “partito nuovo” che dovrà ripartire, parlare alla gente, trovare le parole giuste.
Tutte cose vuote che sento dai tempi di Veltroni. 
Mi permetto di darle qualche consiglio dalla vita reale.
Segretario dica poche cose chiare, poche e chiare.
Qualcuna mi permetto di suggerirla io:
  • multa di 500 euro l’ora per ogni singola ora di straordinario non retribuito (50% a carico del datore e 50% a carico del lavoratore);
  • Obbligo di badge per ogni singolo lavoratore (pubblico e privato);
  • limite del contante a 400 euro;
  • legge sulla democrazia interna ai partiti;
  • salario minimo;
  • alta velocità da Salerno sino alla provincia di Trapani. 
Ecco Segretario, se vuole, dica queste cose. 
Il resto verrà da se.

Ivano Asaro



mercoledì 1 gennaio 2020

*Quello strano, vecchio, solito morbo.*

Il tempo delle feste è il tempo del ritorno.
Ritorni a casa per tanti giorni consecutivi,
Ritorni a parlare con parenti e conoscenti che non vedevi da tempo,
Ritorni su pensieri che avevi scordato e di conseguenza ritorni su ragionamenti che avevi archiviato.
Poi ti rendi conto che certe cose non cambiano mai.
Senti battute su un albero di Natale che si distrugge per il brutto tempo su cui l’amministrazione avrebbe colpe cosmiche, ascolti dubbioso affermazioni giuridicamente fantasiose ed addirittura percepisci che c’è voglia di un passato non troppo lontano.
Provi pure a dire la tua:
provi a ricordare che le strade rosse sono state cavolate inutili, provi a dire che il problema dell’immondizia era una bomba con un timer acceso dal momento in cui si annunciò la differenziata in modo dissennato, cerchi di ricordare che non c’è un numero, che sia uno, che denoti che Mazara in 10 sia diventata capitale, sia migliorata.
Stremato parli della Spiaggia Di Tonnarella, per l’ennesima volta impraticabile nonostante 10 anni di promesse, della ferrovia che nonostante 10 anni di promesse taglia ancora in due la città.
Ma alla fine ti arrendi.
Capisci che le persone vogliono solamente decidere chi sia il proprio padrone, alcune hanno il privilegio di decidere la lunghezza della catena.
Questa città potrà cambiare sindaco centinaia di volte ma la malafede e l’ignoranza sono una cuccia troppo comoda per potervi rinunciare.

Ivano Asaro


Ci sono posti

Ci sono posti in cui tutto appare più chiaro, più nitido. Anche davanti le confusioni, le ansie, persino il buio dello sconforto, ci sono posti in cui provi ad immaginare la via, a godere del freddo, del silenzio e di quei pochi attimi che sottrai alla corsa perenne che sentiamo sotto i piedi e sopra la testa. Famiglie divise, amicizie smembrate, tradizioni ostentante e corrose dalle necessità. Abbiamo consegnato al nostro tempo lo scalpo dei buoni sentimenti, applichiamo inconsapevolmente il cinismo, che subiamo, ai nostri affetti più profondi. Gioiamo solo di attimi, quasi obbligati, prima che il nostro dovere ci riporti a vite asciutte e perennemente presenti.
Quindi, per la prima volta a mia memoria, so cosa chiedere all’anno che verrà: la speranza. Non una luce alla fine del tunnel, una speranza concreta. La speranza di tornare a casa, di assaporare la libertà, di chiamare il proprio futuro famiglia, di correre dietro ai nipoti, di avere la voglia, di avere i motivi per cui lottare, di trovare la strada verso la serenità. Ecco, forse per l’età, forse per le esperienze, forse per i troppi “ciao” detti davanti una fermata, auguro un 2020 pieno di speranza e di speranze.

Ivano Asaro