In questa puntata Punto Cult recensisce uno dei film più importanti della storia del cinema a livello mondiale: Il padrino, la trilogia creata da F.F.Coppola che va dal 1972 al 1990 con l'ultimo capitolo, ispirata all'omonimo romanzo di Mario Puzo. Le tre pellicole in totale vinsero 9 Oscar e 5 Golden Globe. Buona visione.
Il mondo non si ferma. Il tentativo è allora, con umiltà e realismo, capirlo, influenzarlo, migliorarlo. Ivano Asaro
lunedì 26 luglio 2010
sabato 24 luglio 2010
mercoledì 21 luglio 2010
Le mazzette di "Lucky Luciano"
Una storia di mazzette. Pagate a politici, giudici e militari di alto rango. Senza badare a spese. Tramite avvocati e faccendieri legati a doppio filo con la criminalità organizzata.Una volta tanto, non è una storia uscita dalle cronache dell’Italia contemporanea. E’ quanto emerge invece da un documento dell’Antidroga americana ritrovato negli Archivi nazionali statunitensi di College Park, nel Maryland. Il rapporto segreto porta la data del 23 luglio 1952 ed è firmato da Charles Siragusa, uno “Special agent” della squadra narcotici Usa con base a Roma. Il giorno prima, Siragusa si è incontrato con Mike Stern, un celebre giornalista americano che sta preparando un articolo per il mensile “True” sulle attività italiane del superboss della mafia siculo-americana Salvatore Lucania, in arte “Lucky Luciano”. Stern rivela a Siragusa di aver intervistato a lungo Lucky, anche in vista di un libro inchiesta che vedrà la luce l’anno successivo. Ma, a sorpresa, il boss siciliano rivela al giornalista una notizia bomba, uno scoop degno delle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Alla fine del ’45, negli Stati Uniti, “la mafia italiana ha pagato 500mila dollari per ottenere la libertà vigilata di Lucky Luciano – scrive Siragusa nel rapporto di due pagine inviato a Washington – . L’avvocato di Luciano, Moses Polakoff, ha consegnato a sua volta il denaro a Charles Breitel, l’ex collaboratore legale di John E. Dewey, il governatore dello Stato di New York”. Nelle settimane successive, la “Hugh bribe” – la “Colossale tangente” – finisce anche nelle tasche di giudici, funzionari statali e delle forze armate Usa. Come Charles Haffenden, un esponente di punta dei servizi segreti della Marina militare statunitense. Il tutto sotto l’occulta regia del boss mafioso Frank Costello, il numero due della criminalità siciliana in America. Siragusa aggiunge che “queste informazioni confidenziali confermano un memorandum del 16 agosto 1951, redatto a Roma dall’agente della Narcotici Joseph Amato. In questo documento, si afferma che Lucky ha pagato una prima rata di 150mila dollari alle ‘persone giuste’ perché gli concedessero la libertà vigilata” nel ’45. Ma nel ’52 molti dei politici e dei giudici corrotti dalla mafia sono ancora saldamente al potere. Lucania chiede allora a Stern “di giurare di mantenere il segreto sulla faccenda”. Non ha ancora “perso la speranza” di poter tornare, prima o poi, a New York. Niente scoop giornalistico, allora, ma Stern racconta ugualmente tutto all’Antidroga. E lo scottante documento rimane chiuso negli archivi del “Bureau of Narcotics” di Washington per oltre mezzo secolo. “Il rapporto di Charles Siragusa, da noi ritrovato a College Park, spazza via tutte le ipotesi fantasiose che circolano da più di sessant’anni sul presunto ruolo giocato da Lucky Luciano nella preparazione dello sbarco alleato in Sicilia, nel luglio del ‘43 – raccontano lo storico Giuseppe Casarrubea e il ricercatore Mario J. Cereghino – . Si tratta di una storia messa in giro ad arte, con l’unico scopo di coprire una realtà ben più cruda e devastante. Gli Alleati non avevano certo bisogno della mafia per invadere la Sicilia e, da lì, procedere alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo”. “Alla fine del ’45, le mazzette pagate da Costello, Polakoff e da altri pezzi da Novanta della criminalità organizzata italiana ed ebraica – a cominciare da Meyer Lansky – servono invece a mettere in piedi il progetto fondativo di Cosa Nostra. Ora che la guerra è finita, è un salto di qualità criminale su scala planetaria che solo un boss del calibro di Salvatore Lucania è in grado di gestire sulle due sponde dell’Atlantico. Lucky, infatti, alla fine di febbraio del ’46, è già a Napoli. I suoi principali collaboratori si chiamano John Michael Balsamo (un funzionario dell’ambasciata Usa a Roma), Joe Pici e Joseph Biondo. E operano tutti sotto l’ombrello protettivo dell’X-2, il controspionaggio Usa diretto in Italia da James Angleton, che negli stessi mesi stabilisce un rapporto strettissimo con le squadre armate neofasciste dell’ex Rsi. In breve, il narcotraffico diventa la principale fonte di introiti di Cosa Nostra e del neofascismo italiano tra Europa, Mediterraneo e Stati Uniti. E così sarà per molti decenni.”
“Nel ’45, a New York e a Palermo, si instaura insomma una vera e propria trattativa tra autorità politiche americane e mafia italiana – concludono i due studiosi - . E il risultato si vede presto. Cosa nostra riceve luce verde per le sue attività illegali, in cambio del suo contributo strategico all’intelligence Usa nell’opera di montoraggio permanente dell’Italia. A cominciare dalla politica. Un processo che ha il suo battesimo di sangue con le stragi siciliane del 1947. E non è certo casuale che Salvatore Lucania giunga a Palermo la sera del 30 aprile ’47, alla vigilia del terribile eccidio terroristico di Portella della Ginestra.”
“Nel ’45, a New York e a Palermo, si instaura insomma una vera e propria trattativa tra autorità politiche americane e mafia italiana – concludono i due studiosi - . E il risultato si vede presto. Cosa nostra riceve luce verde per le sue attività illegali, in cambio del suo contributo strategico all’intelligence Usa nell’opera di montoraggio permanente dell’Italia. A cominciare dalla politica. Un processo che ha il suo battesimo di sangue con le stragi siciliane del 1947. E non è certo casuale che Salvatore Lucania giunga a Palermo la sera del 30 aprile ’47, alla vigilia del terribile eccidio terroristico di Portella della Ginestra.”
dall' "Archivio Casarrubea"
http://casarrubea.wordpress.com/
giovedì 15 luglio 2010
Speciale Mondiali - Ultima puntata
Le semifinali vedono sfumar via quasi tutte le emozioni sfoggiate negli incontri precedenti: i nobilissimi quarti sembra abbiano tolto qualcosa alle ultime due partite necessarie per raggiungere la finalissima.La favoritissima Olanda dei fenomeni cerca la terza finale contro la sorpresa Uruguay che piace a tutti. Alla vigilia il tecnico Tabarez addolcisce le cose dicendo che loro è "come se fossero a una festa alla quale non erano invitati" e intendono giocarsela fino alla fine: in fondo con un Forlan in gran spolvero (serio candidato al pallone d’oro insieme a Villa, Robben e Sneijder) tutto è possibile. Orange subito in vantaggio con sinistro da distanza siderale all'incrocio di van Bronckhorst (uno dei più bei gol del torneo). I sudamericani non ci stanno e riescono a trovare il pareggio a pochi minuti dal riposo Forlan. Poi la partita diventa una noia: brutta, contratta, non c’è bel gioco. Nel secondo tempo però prima Sneijder sempre più capocannoniere e poi Robben sembrano chiudere la pratica che invece si riapre a due minuti dalla fine con Pereira. Gli ultimi minuti sono tutti da vedere, da patema, con l’Uruguay alla ricerca disperata del pareggio e gli arancioni a difendersi. Finisce 3 a 2! L’Olanda dopo 32 anni torna ancora una volta in finale, sperando di poter alzare al cielo per la prima volta la coppa del mondo.Ci si aspetta fuoco e fiamme per la sfida tra le squadre che giocano il miglior calcio del pianeta, Germania e Spagna. Veloci, letali, implacabili; di fronte il capocannoniere David Villa e l’uomo che cerca di superare il record mondiale, Miroslav Klose. Hanno fatto fuori Brasile, Portogallo, Argentina. Si incontrano a Durban per giocarsi quella che sarebbe l'ottava finale per i tedeschi e la prima in assoluto per gli spagnoli. Le aspettative sono però deluse da una partita tattica: la Germania senza il suo miglior uomo, Muller, non riesce a essere mai pericolosa e Klose non tocca nemmeno una palla. La Spagna invece sa aspettare e creare il varco giusto che però non arriva. Proprio quando nell’ultimo quarto d’ora ci si aspetta solo i supplementari, ecco la testa d’oro di tutta la Spagna, impersonificata in Charles Puyol che butta dentro tutta la voglia di questa finale tanto sognata. 1 a 0 e i tedeschi, com’era prevedibile, si svegliano, ma troppo tardi! E allora tutta la Spagna festeggia, festeggia un impresa annunciata ma comunque indescrivibile. La prima finale, che vogliono a tutti i costi conquistare.
La finale del terzo e quarto posto non ha più nulla da chiedere a questo mondiale. Di fronte Germania e Uruguay giocano senza tensione e ne viene fuori una partita avvincente: subito Germania avanti con il ritrovato Muller e una (forse la prima) papera del mondiale per Muslera, finora tra i migliori; risponde dopo pochi minuti Cavani e incredibilmente la situazione si capovolge. Fioccano le occasioni, specie per i sudamericani che giocano benissimo: il 2 a 1 di Forlan è una perla rara e stupenda che rende ancora più intensa e storica questa finalina.Meritano i celeste, non solo per la serata, ma anche per il grande grande mondiale disputato con il biondo Forlan assoluto protagonista; i tedeschi non mollano e vogliono il secondo terzo posto consecutivo. Prima Jansen e poi Khedira chiudono i conti sul 3 a 2. alla fine sotto la copiosa acqua che scende applausi per tutti perché queste due squadre hanno giocato un mondiale oltre le loro aspettative divertendo soprattutto noi.
Alla vigilia della finale più inaspettata, il polpo Paul, famoso per le sue previsioni vincenti, decreta come vincitrice finale la Spagna. Tutti sono curiosi di vedere se anche quest’ultima predizione sarà esatta. Al Soccer City di Johannesburg scendono in campo due grandi squadre: la Spagna di Villa, Casillas e Puyol e l'Olanda di Robben, Sneijder e Van Persie. Il ct Van Marwhijk schiera tutti i soliti titolari, Del Bosque invece lascia fuori Torres preferendogli Pedro. Olanda in arancione, Spagna in blu scuro. Si può cominciare. La partita delude le aspettative: noiosa e spenta, in campo regna la paura di perdere anche solo un pallone; violenta, come il fallo di De Jong su Xabi Alonso, soltanto ammonito. La partita si accende solo nel secondo tempo, ma sempre a sprazzi con un’occasionissima per Robben che però sbaglia davanti a Casillas che salverà un paio di altre volte in grande stile. L’indomani probabilmente lo faranno santo a Iker. Poi occasioni anche per la Spagna, ma di David Villa nemmeno l’ombra. 0 a 0 al 90’, si va ai supplementari. Cambiano gli uomini in campo, non il risultato, e proprio quando tutti cominciano a pensare alla lotteria dei rigori (la soluzione più giusta per decretare il vincitore), Andres Iniesta, uno di quegli uomini che fanno la differenza nella storia tra il vincere e il perdere, un uomo che magari non si è fatto vedere tantissimo ma che è imprescindibile per questa squadra, a quattro minuti dalla fine segna il gol più importante nella storia calcistica della Spagna. Non c’è più niente da fare per i tulipani. Per gli spagnoli è festa quasi incredula per tutto quello che si è fatto non solo quest’anno, ma negli ultimi quattro. E allora al via alle lacrime di Casillas, il suo bacio in diretta alla fidanzata giornalista (al diavolo il protocollo!) applausi a scena aperta comunque per l’Olanda e poi infine ecco la coppa che passa dalle mani di Blatter al portierone Iker che la alza finalmente al cielo. La Fifa assegna infine il titolo di miglior giocatore del mondiale a Diego Forlan, il miglior giovane a Muller che si aggiudica anche il titolo di capocannoniere avendo più assist rispetto agli altri a pari reti come Forlan, Sneijder e Villa. Si chiude così l’ennesimo mondiale che ci lascia sempre tante cose da ricordare: le vuvuzelas, lo Jabulani, il terribile pallone volantino, il grande Ghana vicino all’impresa semifinale, l’Uruguay di Forlan, le lacrime del capitano nordcoreano, il Maradona allenatore. Il pensiero va all’orologio di Brasile 2014 che ha già cominciato a girare.
giovedì 8 luglio 2010
Io non pago il pizzo, e tu?
A margine di una società locale disattenta alle dinamiche malavitose e che sembra voler fare finta che tutto vada bene, ascoltiamo le parole della prof.ssa Francesca Incandela, che da anni si occupa di sensibilizzare con la sua Associazione Antiracket "Io non pago il pizzo e tu?" la città dando il via a moti del pensiero legale contro quello illecito che innegabilmente esiste, sopra di noi, sotto di noi, in mezzo a noi.
domenica 4 luglio 2010
Speciale Mondiali - 5° Giornata
Nel pomeriggio di Venerdì a Durban scendono in campo due formazioni storiche, grandi rivali, grandi picchiatori (almeno nei loro precedenti), l’Olanda e il Brasile; nel 1998, a Marsiglia, si erano dati appuntamento per una semifinale che non tradì le aspettative, con una sfida lunghissima terminata solo ai calci di rigore a favore dei brasiliani; quattro anni prima in America si erano trovate di fronte per un quarto di finale (primo tempo noioso, secondo il più bello di quei mondiali). Ma è soprattutto alla semifinale del 1974 che dobbiamo fare riferimento: quella sera a Dortmund, l’Olanda del "calcio totale" che si era affacciata per la prima volta nel panorama internazionale distrusse completamente quel Brasile, attaccato tanto al calcio, quello "vecchio".
Oggi i campioni ovviamente sono altri: Luis Fabiano il cannoniere, Robinho il folletto, Maicon il treno, Lucio la colonna e Kakà non ancora al meglio della condizione da un lato; Robben il fenomeno ritrovato, Sneijder pigliatutto in questo magico anno, Van Persie dall’altro.
Il Brasile parte favorito, tutti lo sanno, anche l’Olanda che sa resistere e reggere le barricate come può. Robinho ci mette però pochissimo a segnare l’1 a 0, ma l'arbitro giustamente annulla: è fuorigioco! Altra fiammata brasiliana con Felipe Melo, uno che certo non ha brillato quest’anno alla Juve per i suoi assist, come quello che serve a Robinho per il vantaggio (regolare stavolta). Possibile che quel rude giocatore si trasformi in un ottimo incontrista con la maglia del suo paese cucita addosso? Si, forse...
Olanda schiacciata nella propria metà campo: Robben e Sneijeder si vedono pochissimo e allora ne approfittano i brasiliani, che potrebbe chiudere i conti con un gran tiro di Kakà, dopo un'azione tutta di prima: ottima la parata di Steckelemburg.
Al rientro dagli spogliatoi il Brasile spavaldo continua a macinare gioco, ma non arriva il raddoppio, anzi. Robben innesta la quinta, viene messo giù da Bastos (già ammonito viene graziato) e si guadagna un calcio di punizione: Wesley mette una pennellata in mezzo col suo sinistro magico e la palla viene spizzata da Felipe Melo che la insacca in rete. E' pareggio! L’Olanda cresce e gioca bene, il Brasile sparisce dal campo, tanto che da un calcio d’angolo, in mezzo ai giganteschi colossi brasileri il piccolissimo Sneijder ci mette stavolta la testa e vede la palla entrare dolcemente in rete. Ora è assolo olandese, con Melo che perde la testa e si fa espellere per un fallaccio su Robben, proprio come nel '74 quando il Brasile rimase in 10 per un eccesso di nervosismo; negli ultimi minuti i sudamericani tutti avanti con la forza della disperazione, ma non serve a molto. Al fischio finale la storia si ripete, Robben come Cruijff, Sneijder come Neskeens, tutto bello come un tempo, un Brasile bello a vedersi, ma forse incapace di reagire ai colpi subiti, tra le polemiche torna a casa in lacrime, gli olandesi forti di questa impresa ora puntano dritti alla finale.
Olanda schiacciata nella propria metà campo: Robben e Sneijeder si vedono pochissimo e allora ne approfittano i brasiliani, che potrebbe chiudere i conti con un gran tiro di Kakà, dopo un'azione tutta di prima: ottima la parata di Steckelemburg.
Al rientro dagli spogliatoi il Brasile spavaldo continua a macinare gioco, ma non arriva il raddoppio, anzi. Robben innesta la quinta, viene messo giù da Bastos (già ammonito viene graziato) e si guadagna un calcio di punizione: Wesley mette una pennellata in mezzo col suo sinistro magico e la palla viene spizzata da Felipe Melo che la insacca in rete. E' pareggio! L’Olanda cresce e gioca bene, il Brasile sparisce dal campo, tanto che da un calcio d’angolo, in mezzo ai giganteschi colossi brasileri il piccolissimo Sneijder ci mette stavolta la testa e vede la palla entrare dolcemente in rete. Ora è assolo olandese, con Melo che perde la testa e si fa espellere per un fallaccio su Robben, proprio come nel '74 quando il Brasile rimase in 10 per un eccesso di nervosismo; negli ultimi minuti i sudamericani tutti avanti con la forza della disperazione, ma non serve a molto. Al fischio finale la storia si ripete, Robben come Cruijff, Sneijder come Neskeens, tutto bello come un tempo, un Brasile bello a vedersi, ma forse incapace di reagire ai colpi subiti, tra le polemiche torna a casa in lacrime, gli olandesi forti di questa impresa ora puntano dritti alla finale.
Ma se si pensa che le emozioni di cui tanto abbiamo parlato si siano verificate nel caldo pomeriggio si sbaglia di grosso: Uruguay-Ghana è senza alcun dubbio la partita più vivace e divertente dei quarti senza alcun dubbio. Occasioni a ripetizione per due squadre che si equivalgono e se la giocano a viso aperto. La partita si sblocca sul finire del primo tempo con una sassata impressionante da 35 metri di Muntari che si infila nell’angolino della porta sudamericana. Ghanesi in vantaggio e tutta l’Africa che ormai tifa solo per loro è in festa. Nella ripresa ci pensa Forlan su punizione a pareggiare l'incontro. Poi il risultato non si sblocca e si va ai supplementari dove, ghanesi e uruguagi, continuano a spingere senza farsi male. Ciò che inscrive di diritto questa partita tra quelle che vengono ricordate ai mondiali accade proprio all’ultimo minuto dei supplementari: azione insistita del Ghana, botta sicura ma l’attaccante Luis Suarez dell’Uruguay che si trova lì per difendere, salva prima con il piede sulla linea, poi sulla ribattuta, d’istinto con le mani. Espulsione e rigore per gli africani che hanno l’occasione più grande e più facile per chiudere qui la partita e festeggiare l'ambito traguardo delle semifinali, meritato e storico perché mai raggiunto da nessun'altra nazionale del continente nero. Ma gli dei del calcio hanno deciso di far vivere emozioni diverse a Suarez (in panchina in lacrime) e Gyan, pronto a siglare il suo terzo gol dal dischetto. La sfera calciata finisce sulla traversa e poi fuori. Questo cambia tutto: Gyan disperato, Suarez da assassino a eroe, Muslera che batte pugno sulla traversa come a ringraziare. Si va ai calci di rigore! Segnano tutti, anche Gyan che si ripresenta da leone sul dischetto, poi un errore di Mensah regala il match point ad Abreu, che non contento vuole regalare a questo match un’ultima pazzia: il cucchiaio, che porta l’Uruguay dopo anni in semifinale. Che cos’è il calcio non saprò mai dirlo. Chiedete a Suarez, forse saprà rispondervi.
Germania-Argentina è partita d’altri tempi: i giorni precedenti la partita sono stati pesanti e carichi di tensione con dichiarazioni polemiche da ambo le parti. L’Argentina, anche per quello che ha fatto vedere finora, sa di essere la favorita e i tedeschi sanno di essere alla loro prova del nove; così, quando le squadre scendono in campo, ci si aspetta una "partitissima". Ma neanche 4 minuti che la Germania va già in vantaggio sempre con Muller, giocatore così giovane quanto determinante. L’Argentina incassa il colpo: sa di essere in svantaggio e di dover rincorrere una squadra che sa chiudersi benissimo. I ragazzi di Maradona questo ancora non l’avevano provato e non riescono in nessun modo a rendersi pericolosi: i tedeschi di Loew tengono benissimo in saldo tutto il primo tempo. Cupo il volto del Pibe de Oro, rientrando negli spogliatoi: l'impressione è quella che non sappia come affrontare la situazione.
Nel secondo tempo gli argentini partono bene: probabilmente un iniezione di fiducia da parte di Diego nell’intervallo. Il portiere della Germania tiene bene sui tiri di Higuain, Tevez e Messi e proprio quando sembrava in difficoltà, la Germania trova lo spazio giusto con Miro Klose e il due a zero che chiude definitivamente la partita. Maradona non sa davvero più che fare: la sua è una squadra senza idee in balia di una tempesta di giovani tedeschi, polachi, turchi. La Germania pensa “ne abbiamo fatto 4 all’Inghilterra, perché non 4 anche a loro?”: così ecco Schweinsteiger che con uno slalom eccezionale nell’area piccola tocca per Friedrich per il 3 a 0. E poi ancora Klose che tocca quota 14 reti ai mondiali raggiungendo il mitico Mueller: ora a una sola lunghezza dal record di Ronaldo. Termina così l'incontro: Argentina surclassata dalla squadra più bella e sorprendente di questo pazzo mondiale. Germania in semifinale.
L’ultimo quarto, che va in scena in serata, offre pochissime nel primo tempo: squadre coperte e incapaci di offrire spettacolo; tutto il contrario di ciò che accade nella ripresa: prima il gol annullato a Valdez, poi emozioni vere con il rigore per il Paraguay che Cardozo tira malissimo e si fa parare da Casillas, poi è Villa ad essere atterrato sulla ripartenza spagnola, ed è rigore stavolta per la Spagna. Tutto nel giro di qualche minuto. Batte Xabi Alonso, segna ma è da ripetere. Allora ecco che anche Villar para sullo spagnolo. Saltano tutti gli schemi e la partita per chi non la vive con l’occhio del tifoso diventa bellissima. Entra Pedro: PALO! Sulla ribattuta arriva Villa: ANCORA PALO! Poi la palla finalmente entra e la Spagna approda in semifinale, lì dove non era mai arrivata. Villa Hombre del partido, ma di tutto il mundial, perché se il pallone d’oro è ormai praticamente di Sneijder, David è l’uomo non solo della Spagna ma di tutto il mondiale, 5 gol in 5 partite e tutti decisivi, uno stato di forma straordinario che noi tutti potremo goderci tra alcuni giorni nella partitissima contro la Germania per la finale, sperando ancora una volta, ancora per altre quattro partite, di vivere tante, belle e sane emozioni calcistiche.
Sergio Basilio
PUNTO CULT - 3° puntata
Terza puntata dedicata al meraviglioso E.T. l'extra-terrestre, film di fantascienza del 1982, diretto da Steven Spielberg. Divenne immediatamente un successo al botteghino, sorpassando, all'epoca, Guerre Stellari come pellicola che ha incassato di più nella storia del cinema.
Buona visione.
Buona visione.
venerdì 2 luglio 2010
La memoria ha un valore
Nella ricorrenza della sua morte avvenuta il 3 Luglio del 1994, il giorno dopo il suo compleanno,il Presidio di Libera Castelvetrano " Salvatore e Giuseppe Asta " vuole omaggiare Pino Veneziano cantastorie-poeta autore di significative canzoni d'amore e di protesta.E' ben noto il suo impegno contro la mafia con una sua canzone " La mafia non esiste ". Il suo pensiero e le sue canzoni diventano attualissimi come SOLUZIONE al contrasto alle mafie : non si possono contrastare le mafie se, contesualmente non si rafforza lo stato sociale e se non vengono promosse forte politiche sul lavoro, se non vengono costruite opportunità per le famiglie piu' deboli, per le famiglie piu' bisognose, se non si dedica un'attenzione autentica ai giovani.Non si può fare lotta alle mafie senza veri interventi mirati alla diffusione e alla tutela dei diritti, senza un efficace controllo dell'ambiente contro chi lo inquina e lo saccheggia.
Per tutti questi motivi , siamo convinti che l'opera e la figura di Pino Veneziano debbano rimanere nella MEMORIA viva della nostra e delle future generazioni, come monito e come esortazione, come segno di speranza .
Il Presidio di Libera Castelvetrano nello spirito di come avrebbe voluto Pino, giorno 3 Luglio lo ricorderà attraverso una Mostra fotografica, e con l'interpretazione delle sue canzoni da parte di alcuni artisti locali come Claretta Salvo, Rosario Guzzo e Irene Bonanno ed anche attraverso la lettura di alcune poesie. Tutto nello spirito e nella voglia dello stare "assieme "
Per tutti questi motivi , siamo convinti che l'opera e la figura di Pino Veneziano debbano rimanere nella MEMORIA viva della nostra e delle future generazioni, come monito e come esortazione, come segno di speranza .
Il Presidio di Libera Castelvetrano nello spirito di come avrebbe voluto Pino, giorno 3 Luglio lo ricorderà attraverso una Mostra fotografica, e con l'interpretazione delle sue canzoni da parte di alcuni artisti locali come Claretta Salvo, Rosario Guzzo e Irene Bonanno ed anche attraverso la lettura di alcune poesie. Tutto nello spirito e nella voglia dello stare "assieme "
Per Libera Presidio di Castelvetrano
M.Teresa Nardozza
M.Teresa Nardozza
mercoledì 30 giugno 2010
Speciale Mondiali - 4° Giornata
Iniziano gli ottavi. Inizia quel momento per cui vengono ricordati solitamente i mondiali di calcio. Da qui in poi nascono quelle partite divenute leggendarie, pezzi di storia, libri e racconti da narrare ai nipoti, quelle partite da dentro o fuori, dove per un pallone uscito fuori di un niente il cuore sale fino in gola, dove per un gol un intero paese esulta pazzo di gioia.
Per il primo di questi ottavi sudafricani scendono in campo due squadre che più diverse di così non potrebbero essere: da un lato l’estro, la fantasia unita alla tecnica niente male dell’Uruguay, dall’altro il rigore tattico, la velocità e i nuovi schemi del mondo asiatico della Corea del Sud.
Nel primo tempo molto meglio gli uruguagi che passano dopo pochi minuti grazie a uno svarione difensivo e all’ennesima rete di Suarez; nella ripresa a far gioco sono invece solo gli asiatici che con un gioco veloce e imprevedibile, unitamente al calo dei ragazzi di Tabarez, riescono prima a trovare il pareggio e poi a sfiorare ripetutamente il raddoppio, mentre sul campo si abbatte una vera e propria bufera d’acqua. Con Forlan imbrigliato nel gioco e Cavani più propenso a difendere che a creare problemi alla retroguardia coreana, ci pensa ancora una volta Suarez, con una perla, a portare la celeste ai quarti, traguardo che mancava dal 1970.
Per il primo di questi ottavi sudafricani scendono in campo due squadre che più diverse di così non potrebbero essere: da un lato l’estro, la fantasia unita alla tecnica niente male dell’Uruguay, dall’altro il rigore tattico, la velocità e i nuovi schemi del mondo asiatico della Corea del Sud.
Nel primo tempo molto meglio gli uruguagi che passano dopo pochi minuti grazie a uno svarione difensivo e all’ennesima rete di Suarez; nella ripresa a far gioco sono invece solo gli asiatici che con un gioco veloce e imprevedibile, unitamente al calo dei ragazzi di Tabarez, riescono prima a trovare il pareggio e poi a sfiorare ripetutamente il raddoppio, mentre sul campo si abbatte una vera e propria bufera d’acqua. Con Forlan imbrigliato nel gioco e Cavani più propenso a difendere che a creare problemi alla retroguardia coreana, ci pensa ancora una volta Suarez, con una perla, a portare la celeste ai quarti, traguardo che mancava dal 1970.
In serata si danno battaglia il Ghana, unica sopravvissuta africana che spera di eguagliare il Camerun del 90 e il Senegal del 2002 arrivando ai quarti, e gli USA, squadre che non muore mai, grande rivelazione di questo torneo insieme al Cile. Il centrocampista ghanese Prince Boateng porta in vantaggio i suoi: curiosa storia di questo ragazzo che è nato in Germania, adottato e cresciuto nei ghetti di Berlino lontano dal suo gemello, terzino della nazionale tedesca che invece cresce nella Berlino per bene, si ritrovano qui, anni dopo, in Sud Africa per un mondiale.
Non mollano gli Stati Uniti, spinti dal pubblico delle grandi occasioni: nel secondo tempo aumenta vistosamente il ritmo e trova con un rigore netto il pareggio con il suo uomo simbolo Landon Donovan. Squadre stanche e risultato che non si sblocca: si va ai supplementari. E proprio quando si pensava che gli ultimi 30 minuti fossero solo la passerella per i rigori, Asamoh Gyan sigla con un sinistro stupendo il definitivo 2 a 1. Finisce così tra la festa del Ghana entrato nella storia e tra le lacrime degli americani che escono a testa alta e con merito dimostrando che anche lì il "football" c’è ed è forte.
Il giorno dopo finalmente si fa sul serio, con una di quelle partite per cui vale la pena vivere il calcio e i mondiali: due enormi, immense scuola calcistiche come quelle inglesi e tedesche si sfidano per un quarto di mondiale ed è un vero peccato che una delle due debba uscire. I tedeschi senza nulla da perdere e con la grande voglia dei giovani, gli inglesi della golden age, un po’ più datati, all’ultima possibilità con Fabio Capello in panca. Stadio tutto esaurito. I tedeschi cominciano fortissimo e il portiere James deve chiudere più di qualche buco: poi da una rimessa del portiere tedesco ecco Klose che fa a sportellate con i centrali J.T. e Upson e in spaccata porta in vantaggio la Germania, come ai vecchi tempi, come nelle partite d’oro con Mueller, Lineker, Beckhembauer, Mattheus e Gazza.Mentre la telecamera indugia su Mick Jagger in tribuna per i suoi inglesi ecco ancora l’ennesima splendida azione in velocità dei teutonici con il folletto Ozil nuovo idolo di casa, simbolo di questa Germania multietnica che corsa per l'accorrente Podosky: è il raddoppio. Sembra notte fonda per gli inglesi che accorciano comunque con Upson di testa, prima di un evitabile fattaccio: Lampard con un pallonetto la mette dentro. Traversa e palla oltre la linea di porta, ma non per il guardalinee: un po’ come quella finale del '66 dove per un gol fantasma gli inglesi si portarono la coppa a casa a discapito della Germania ai tempi solo Ovest. Nel secondo tempo non c’è storia: la flotta inglese affonda sotto i colpi del nuovo idolo di casa tedesca Mueller (con un nome così sei un predestinato a fare grandi cose!); il 4 a 1 finale è un risultato pesante che manda nel caos dei tabloid Capello e tutta la ciurma.
In serata di fronte alla selecion di Maradona, una squadra che può metterla in difficoltà: il Messico. E nei minuti iniziali sembra riuscirci per davvero. Grande inizio con una traversa semplicemente pazzesca di Salcido! Però è l'albiceleste a portarsi in vantaggio con Tevez, platealmente in fuorigioco: una svista che costerà cara al nostro arbitro Rosetti, rispedito in patria. Gli argentini dilagano sempre con un ispiratissimo Messi (come Maradona nel '86) che fa segnare i suoi compagni, con Higuain prima (sempre più capocannoniere!) e con Tevez che calcia una bordata che quasi buca la rete. Il Messico ha il tempo di accorciare con Hernandez: 4 a 1 il risultato finale e Argentina ai quarti dove incontrerà la Germania: la vendetta è servita!
Nella partita che doveva vedere i nostri azzurri di fronte all’Olanda, vede invece come protagonista la Slovacchia, altra sorpresa (relativa) di questa competizione. I tulipani però sono ben altra cosa e lo dimostrano piazzando un micidiale uno-due targato Robben-Sneijder. Finale slovacco con tante azioni che servono solo però a mettere in mostra la bravura del portiere Stekelenburg. Proprio allo scadere un inutile rigore di Vittek (a quota 4 reti in questo mondiale) fissa il punteggio sul 2 a 1.
In serata lo spettacolo è assicurato tra le due sudamericane Cile e Brasile che danno vita a una partita divertentissima e vivace: i verdeoro dimostrano tutta la propria forza e bravura a chiudere le partite, prima con Juan di testa , poi Fabiano e infine Robihno. Finale: 3 a 0!
Paraguay e Giappone si affrontano nel pomeriggio, per una partita che consacrerebbe la vincente alla storia: nessuna delle due formazioni è mai arrivata ai quarti. Ne vengono fuori 120 minuti di noia: una partita brutta, contratta! Ai rigori il Paraguay non ne sbaglia uno, il Giappone purtroppo si! Un'altra sudamericana ai quarti, insieme a Brasile, Argentina e Uruguay.
L'ultimo ottavo, tutto europeo, tra Spagna e Portogallo è puro spettacolo: primo tempo in mani alla squadra capitanata da CR9 che fa davvero tremare la difesa avversaria, poi però sale in cattedra l’assoluto e indiscusso protagonista di questi mondiali, David Villa. Sua la rete che piega i portoghesi e che consegna il derby iberico alla promettente formazione spagnola. Toccante la scena del portiere Eduardo (migliore in campo) in lacrime consolato dal collega Casillas.
Ci avviamo verso i quarti che regalano un match insolito come Uruguay-Ghana, una partita tra due nazionali mai giunte alle semifinali come Spagna e Paraguay e poi due autentiche perle per tutti, tifosi e non come Argentina-Germania e Olanda-Brasile, partite da vivere come un sogno di una notte di mezza estate.Sergio Basilio
lunedì 28 giugno 2010
via Rita Atria
ma io, senza di te, sono morta.”
Così si esprimeva e scriveva sul suo diario la giovanissima Rita Atria pochi giorni prima di suicidarsi. E subito dopo la strage di via d’Amelio in cui furono uccisi e dilaniati il giudice Paolo Borsellino e le 5 persone della scorta.
Rita Atria nasce a Partanna, cittadina del trapanese dove la mafia è vitale ed infiltrata in varie attività economiche, in una famiglia dove il pater è un mafioso appartenente al clan degli Accardo, un boss che dirige un colossale traffico di droga. Anche il fratello sta iniziando la sua scalata nella criminalità organizzata e la madre è custode di “ valori mafiosi” quali l’omertà e l’ubbidienza, la sottomissione. Incarnazione della fimmina che ha l’obbligo di trasmettere ai figli tutto quel rituale che fa parte della famiglia mafiosa. Quando il padre viene ucciso in una faida di mafia, sarà il fratello Nicola che a prendere il comando ed anch’egli perisce sotto i colpi della lupara.
Da quel momento Rita sente che deve reagire ed inizia a collaborare con le forze dell’ordine, una scelta difficile, controcorrente, dolorosa soprattutto quando anche la madre le si scaglia contro e la rinnega come figlia, arrivando in seguito al gesto estremo di devastare la tomba di Rita.
La vicenda umana e le implicazioni psicologiche che hanno condotto la giovanissima Rita Atria prima a cercare vendetta, poi a respingere con forza il concetto di "Mafia Dentro", ed infine ad affidarsi al "Senso Di Giustizia" (incarnato dal giudice Paolo Borsellino) sono tutt’ora oggetto di profonde analisi e riflessioni indirizzate ad esplorare l’universo femminile nei suoi rapporti con Cosa Nostra.
Da quel momento Rita sente che deve reagire ed inizia a collaborare con le forze dell’ordine, una scelta difficile, controcorrente, dolorosa soprattutto quando anche la madre le si scaglia contro e la rinnega come figlia, arrivando in seguito al gesto estremo di devastare la tomba di Rita.
La vicenda umana e le implicazioni psicologiche che hanno condotto la giovanissima Rita Atria prima a cercare vendetta, poi a respingere con forza il concetto di "Mafia Dentro", ed infine ad affidarsi al "Senso Di Giustizia" (incarnato dal giudice Paolo Borsellino) sono tutt’ora oggetto di profonde analisi e riflessioni indirizzate ad esplorare l’universo femminile nei suoi rapporti con Cosa Nostra.
(tratto da "Donne di mafia. Donne contro la mafia" di F.sca Incandela, 2° Ed. Libridine)
18 anni fa moriva a Roma Rita Atria: l’associazione antiracket “Io non pago il pizzo…e tu?” e i giovani di Sosta Vietata intendono ricordare la figura della prima testimone di giustizia avanzando alla Commissione Toponomastica del Comune di Mazara del Vallo la proposta di intitolare a Rita la strada che collegherà per la prima volta direttamente il Lungomare S.Vito a via Castelvetrano (e viceversa). Per ricordare il suo coraggio, la sua scelta, la novità del messaggio della giovane donna.
Per dire ancora una volta NO alla MAFIA!
“Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognarlo? Forse se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo.”
Per dire ancora una volta NO alla MAFIA!
“Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognarlo? Forse se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo.”
Il presidente dell'Associazione Antiracket "Io non pago il pizzo...e tu?"
Francesca Incandela
Lo Staff di Sosta Vietata
Francesco Iannazzo
Alberto Tumbiolo
Ivano Asaro
Francesca Incandela
Lo Staff di Sosta Vietata
Francesco Iannazzo
Alberto Tumbiolo
Ivano Asaro
Iscriviti a:
Post (Atom)
