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sabato 25 gennaio 2014

Due o tre domande a Renzi

Ho molte volte scritto questo nome negli ultimi mesi. Quale? Certamente Renzi. Ne ho parlato spesso, e non potrebbe essere diversamente vista la natura della politica italiana, specie in questo particolare momento.

Prima di diventarne ossessionato però cambio strada ed a posto di parlare di Renzi parlo con Renzi, o se preferite a Renzi.

Qualsiasi sia la natura del testo comunque so perfettamente che una risposta non ci sarà, come non c'è mai stata dai Grillini, e perciò scrivo perché chi ha pensato le stesse cose, le stesse domande, che state per leggere abbia una sponda; chi invece la pensa diversamente possa avere un democratico alterco politico.


Egregio segretario Renzi, essere il segretario del partito più grande d'Italia (nella foto i sondaggi) deve essere una bella responsabilità. Non deve essere facile, ma in fondo chi vuole la bicicletta deve anche sapere pedalare. Lei dice sempre che questo governo non la convince perché ha saputo solo parlare di Imu. Ora io chiudo gli occhi, come da suo consiglio, e provo ad immaginare cosa mi resta di queste prime settimane della sua azione. Ovvio che la risposta sia il prospetto di riforma della legge elettorale, ovvio e neanche scontato. Il tema è caldo, lo ha tirato in ballo lei, dando una forte accelerazione alla politica romana. Di altro non si può fin qui parlare. Troppo poco il tempo dalla sua elezione, troppo poco il tempo per fare due o più iniziative. D'altronde lei per sua stessa ammissione non è Mandrake. In questo progetto ci sono però alcuni passaggi che non mi tornano, e sarebbe cosa gradita avere dei chiarimenti.


  • Perché, vista la sua forza all'interno del Direttivo del Pd, effetto della sua enorme affermazione nelle primarie, ha portato il prospetto di riforme al voto dei delegati solo dopo avere parlato con le rappresentanze degli altri partiti? Perché non ha prima avviato un serrato confronto all'interno dell'assemblea dei delegati, votato un prospetto, e solo dopo impostato una trattativa con i leader degli altri partiti oggi in parlamento? Il risultato non sarebbe cambiato concretamente in quanto lei ha la forza all'interno del Pd per votarsi da solo le relazioni, che è poi quello che è successo. Perché ridicolizzare la minoranza? Perché imporsi fuori dal dialogo? Io sarò in malafede ma mi è sembrata una chiara mossa mediatica con due riferimenti palesi: gli altri leader che oggi più che mai sanno chi devono chiamare per risolvere le questioni con il Pd, ed all'elettorato che adesso ha identificato un padrone anche a sinistra. Io posso pure sbagliarmi, ma imporre alla sua minoranza un accordo fatto con personalità esterne al partito è irriguardoso nella dialettica democratica, specie se poi si predica la fedeltà e la coerenza al progetto.

  • Questa riforma costituzionale, con annessa la riforma elettorale, porterà nuovi temi circa la rappresentanza e le alleanze che sul territorio si dovranno cercare. Ognuno ha un suo progetto “preferito”, e valutare il suo senza vederlo nella sua versione definitiva è discorso lungo e complesso. In questa sede mi preme chiederle più la genealogia di questa riforma. Io avevo capito che c'erano tre idee che voi, ovvero il suo staff, avevate elaborato, e solo alla fine delle trattative si è arrivati a quella che ora è stata depositata alla Camera. Però i tempi sembrano non coincidere. I delegati hanno avuto il materiale lo stesso lunedì in cui lei ha presentato il testo ovvero il 20 gennaio, con pochissime ore per decidere e vagliare il progetto. Qualche giorno prima si era incontrato con Berlusconi, precisamente il 18 gennaio, ed in qualche ora avete presentato ognuno le vostre istanze, ognuno le vostre perplessità, e siete arrivati ad una soluzione comune. Strano. Due giorni per scriverla, tanto che i delegati l'hanno potuta avere solo all'ultimo momento, invece al Nazzareno con Berlusconi in un pomeriggio avete fatto tutto, partendo da idee diverse? Capisco che siete portentosi lei e Berlusconi, ma non è un tantino irrealistico? Non è che i contatti c'erano già stati, e quindi anche contro i mal di pancia l'incontro l'ha dovuto fare per forza? Non è che come dice qualcuno la legge l'ha scritta Verdini e lei, che per sua stessa bocca ha detto una vale l'altra basta che ci siano alcuni requisiti, l'ha presa e portata a casa? Non ci sarebbe nulla di male, se non che perpetua ciò che i suo predecessori hanno fatto con più masochismo, ovvero applicare la volontà dell'uomo di Arcore.



  • Certo il tema dell'incontro con Berlusconi va al di la dello schema di legge elettorale. Non è un fatto da niente quell'incontro al Nazareno, anche se c'è stata la sua chiara volontà di trarne solo i lati positivi. Io anche su ciò alcune domande voglio fargliele. Incontrare Berlusconi poteva essere un male, visto che il Cavaliere è un pregiudicato e tanto altro. Lei ha risposto che lei si incontrava con Berlusconi per discutere di legge elettorale, ed il partito doveva stare calmo, perché proprio chi lo criticava era stato contro Berlusconi quando questo si era fatto il Porcellum da solo, con la propria maggioranza. Ora a parte il fatto che chi lo criticava era Fassino, che ora sta con lei, ma egregio Segretario Renzi lei deve decidersi: o è vecchio o è nuovo. Se lei fa una cosa perché una volta la sua classe dirigente si è espressa in tal modo allora a che serve il rottamatore? Non bastava Cuperlo? Ancora mi viene da dire: Berlusconi che è il grande leader del centro destra, ed in questa veste è un suo interlocutore, ha avallato il porcellum, per mettere il bastone fra le ruote a Prodi. Perché non farsi la legge in casa propria e cercare l'appoggio nelle commissioni e nelle camere? Tanto, sia sulla parte elettorale che sulla parte dell'abolizione del Senato come camera elettiva, riforma costituzionale, sempre dall'aula bisogna passare. Se l'accordo è solo alla luce del sole lo si poteva fare con i soli accordi tra capigruppo. Non è che Berlusconi ha accettato di farle fare la legge elettorale e la riforma del Senato perché in realtà ha messo un prezzo su tutto ciò, un prezzo che è stato sancito al Nazareno e che ancora noi non sappiamo? 

  • Infine si è detto che lei questa legge vuole farla con tutti, perché le regole del gioco si scrivono insieme. Lasciando da parte i grillini che da parte ci si mettono da soli, perché ha spinto e si è imposto per incontrare Berlusconi, nemico storico di tutti quelli che sono passati dal Nazareno, ovviamente prima di lei, ed ha rifiutato di andare al congresso di Sel a Riccione? Perché la legge si fa con tutti, e poi si parla con quelli che non possono rubarti voti come Berlusconi, o che magari hanno altri magheggi, e non si ascoltano le istanze di Sel che un po di elettorato lo ruba ad un Pd non più di Sinistra?



Egregio segretario, sarei molto lieto se mi rispondesse, nel frattempo chiudo gli occhi e vedo se mi vengono in mente altre sue proposte.


Ivano Asaro

Ivano Asaro


mercoledì 22 gennaio 2014

Se c'è Renzi è colpa di Ingroia


Ingroia
Avete presente quei giornali in cui il titolo dice una mezza verità in confronto al testo? Avete presente quando il titolo viene smentito dall'articolo? Non è questo il caso. Penso davvero quello che il titolo indica con nettezza. Partiamo dal principio per spiegarlo. 
Il 24 e 25 febbraio 2013, giorni delle ultime elezioni politiche, i due maggiori poli, quelli storicamente intesi, ovvero Berlusconi da una parte e centro-sinistra dall'altra, hanno pareggiato con il disonore delle armi. Bersani ha dilapidato centinaia di migliaia di voti (presunti) accumulati dopo le primarie; Berlusconi ha illuso il popolino con la fandonia della “restituzione dell'Imu”. Il reale vincitore di quella competizione, nonostante si classificò terzo, fu Grillo. Il risultato del duo Grillo-Casaleggio fu impressionante, al di sopra delle stesse aspettative del movimento, secondo i più maliziosi. Tutti gli altri persero, anche sonoramente. Perse Monti, ovvero l'uomo amato fino a pochi mesi prima. Perse Monti e Scelta Civica, non il Montismo, considerati i risultati.
Enrico Letta
Perse anche Oscar Giannino, non tanto per le sue idee troppo laceranti od il suo look improbabile, quanto per un curriculum non proprio onesto. Perse anche, e qui dico soprattutto, Antonio Ingroia. L'ex Pm, l'ex magistrato, l'ex Ingroia che aveva deposto la toga per dedicarsi alla cosa pubblica da un altro scranno. Risultato? Ingroia ha perso, aggiudicandosi la sconfitta più cocente, con percentuali imbarazzanti, non in grado di assicurargli neppure un posto in Parlamento. Di tutto ciò la storia terrà conto, e ne terrà come abbiamo visto in maniera profonda. Il più grande partito del centro sinistra ha assegnato le due posizioni apicali, segretariato e Presidenza del consiglio dei Ministri a due Democristiani, Renzi e Letta. Le quotazioni di Sel sono in caduta libera, specie dopo la bruttissima figura di Nichi Vendola sull'affare Ilva. Ingroia ha il destino di essere simbolo. Prima simbolo dei giovani Magistrati senza paura, poi di “eroe degli eroi” antimafia in vita, poi di una sinistra che in Italia non esiste più, quella che è sinistra senza l'attributo <<centro>>, ma sinistra e basta, integrale od integralista.
Matteo Renzi
Ingroia ha perso. Perché ha perso? Ingroia si è affidato a gente che non vince elezioni dalla “Rivoluzione d'ottobre”, stimabili in quanto intellettuali ma non come politici, ovvero i comunisti in tutte le loro assurde ed ridondanti formazioni. Di Liberto, Ferrero, gente per bene per carità, ma che riescono a stare divisi avendo 5 voti a testa.
Ferrero, Di Pietro, Di Liberto
Ingroia si è affidato a gente come Di Pietro, anche lui, al netto di taluni errori, uomo per bene, ma che era alla fine di un percorso politico per colpa della tanto amata tv d'inchiesta (chi non ricorda la puntata di Report sulle case di Di Pietro?). Ingroia ha perso perché ha preparato la campagna elettorale con i tempi tutti sbagliati. Troppo poco tempo in Nicaragua, troppo poco tempo in Italia. La campagna elettorale non doveva essere fatta puntando alla sconfitta del Pd, ma alla propria vittoria. Ingroia, con quei tempi, con quei modi, con quei compagni di avventura ha legittimato chi diceva che la magistratura è di sinistra, dimenticando i magistrati di destra (uno su tutti: lo stesso Paolo Borsellino) che combattevano la mafia in modo fiero e cazzuto.
Ingroia ha sbagliato, ha segnato la fine di un'epoca, legittimando tutto il resto avvenuto dopo. Ha permesso che si votasse contro di lui, concettualmente un punto sbagliato. Ha avuto compagni d'avventura sventurati Ingroia, ed altri ingenui, come Salvatore Borsellino, le cui critiche hanno smontato l'ex magistrato agli occhi degli stessi elettori. Cosa avrei fatto io al posto d'Ingroia? Avrei aspettato, avrei fatto passare quel momento, detta banalmente mi sarei stato in Nicaragua un altro po con quell'incarico di prestigio ancora qualche tempo, ovviamente cercando di assolverlo al meglio e facendo sentire la presenza autorevole e libera. Avrei aspettato Grillo al varco, non facendomi fregare i voti da lui. Di un personaggio come Ingroia ora ci sarebbe bisogno. Ora che il Pd è una fucina di nuovi Democristiani renziani sempre d'accordo fra di loro, come la migliore tradizione Berlusconiana. Che di sinistra ci sia bisogno non lo dico io. Lo dice il fatto che manca il vessillo e la casa per le idee di Rodotà, Zagrebelsky, Flores D'arcais, Spinelli tanto per fare qualche nome.
Stefano Rodotà
Di una certa sinistra ci sarebbe bisogno ora. Ora che Di Matteo è sotto attacco nella maniera più ambigua e sonora possibile, quasi che qualcuno voglia preparare l'inchiesta per la sua morte in anticipo, come se qualcuno voglia replicare il caso Scarantino. Ora ci sarebbe bisogno di Sinistra. In un momento in cui il sogno Crocetta si infrange in una Sicilia sempre più corrispondente alle idee di Sciascia. Ma Ingroia è stato troppo vanitoso, troppo presuntuoso per calcolare tutto ciò. Ha considerato i suoi titoli di merito giudiziari battistrada per la politica. Errore grossolano in un paese che vota Berlusconi, che tra Cuffaro e Rita Borsellino preferisce il primo e preferisce ancora Maroni ad Ambrosoli. Ingroia ha sbagliato, mi brucia perché ora ci sarebbe bisogno di quel sogno, tirato fuori dal cassetto troppo presto e goffamente. 

Cuffaro

Soluzioni? Per ora solo la speranza.


















Ivano Asaro




Ivano Asaro

venerdì 17 agosto 2012

Considerazioni di fine estate… a che serve l’intransigenza se poi siamo farlocchi?


Riconosco che cominciare un articolo con siffatto titolo è quanto mai fuori luogo. Il caldo c’è e ci sarà ancora per parecchie settimane. Ma vuoi o non vuoi passato il ferragosto il conto è ormai alla rovescia verso il ritorno ad una vita normale, anche se sono sempre meno quelli che si possono permettere il lusso di vacanze come si deve. Allora partendo da questo presupposto ritengo interessante in questi ultimi giorni di “pacchia” interrogarci e cominciare smuovere i neuroni. E per farlo non parto da opinioni. Questa volta partiamo da fatti, in particolare da tre storie che mi sento di raccontarvi. 
Guardia Costiera
La prima si è consumata qualche tempo fa proprio sul litorale della mia città: Tonnarella.  Qualche giorno prima del ferragosto, sul finire della giornata balneare, tre militari della guardia costiera, nel loro giro di pattuglia a piedi lungo la striscia di sabbia (ahimè è rimasta solo questa) notavano che il punto di vedetta, adibito obbligatoriamente, per i bagnini che ogni stabilimento balneare deve avere, era sguarnito. Praticamente il bagnino era o a farsi gli affari suoi oppure a svolgere mansioni su cui non aveva competenza. Ironicamente il più alto in grado fra i tre si sedeva su quella sedia aspettando l’arrivo sia del bagnino che del gestore del Lido. All’arrivo di questi partiva forse la più grande commedia dell’arte mai realizzata. Sono sicuro che se Goldoni l’avesse vista avrebbe rivalutato il canovaccio, perché la capacità d’improvvisare di certi personaggi è fuori dal comune. In buona sostanza, lasciando stare le perdite di tempo, il gestore del lido inveiva contro la guardia costiera rea a suo dire di non occuparsi delle cose serie ma di perdere tempo ; contro il sindaco, colpevole di non avere sufficientemente pulito la spiaggia, e che alla fine anche la guardia costiera aveva le sue mancanze; contro un po’ tutti insomma. Un oscar andrebbe anche al bagnino che a tempo ripeteva ”mica si può stare tutto il tempo seduti, se qualche signora chiama”. Davvero un ottima performance. Ma come ogni buon film ci vuole il coupe de theatre. In mezzo alle urla arrivano due soggetti, concorrenti come <<i migliori attori non protagonisti>>. Il primo è un noto giornalista locale che in mezzo a tutto ciò che stava accadendo, sollecitato dal gestore del lido, comincia a dire ai militari, fra l’altro con una divisa alquanto ridicola in quest’occasione: << apposto di pensare ai bagnini perché non pensate ai venditori ambulanti che rovinano la spiaggia>> (sono sempre stato un fautore dei virgolettati, e questo credetemi è testuale al cento per cento), uno dei tre risponde: <<ne abbiamo fermati 50 in questi giorni>>, e li la battuta che fa epoca da parte di uno che lo ribadisco fa il giornalista: << si voi ne arrestate 50 e domani mattina ce ne sono altri 400 mila>>. L’altro, che definiremo il nostro Robert De Niro, per non essere da meno, capito il nervosismo palpabile nell’aria che fa? Quello che avrebbe fatto ogni persona normale sulla quarantina, genitore di figli: cantava la sigla di Heidi. Indispettiti al massimo, il più alto in grado fra i tre si girava verso di lui e gli chiedeva le generalità. Questo rispondeva sarcasticamente di avere <<27 anni a dicembre>>. Concludendo: grida di qua, insulta di la, i militari che con quell’azione avevano scoperto l’acqua calda, se ne sono dovuti andare con la coda fra le gambe, naturalmente non elevando nessuna multa, proprio nessuno ed esponendosi al pubblico delirante <<sfottò>>. Indovinate cos’è successo dopo: il bagnino era ancora una volta assente e clienti dello stabilimento, anche quelli con figli si lamentavano dei militari per il loro atteggiamento troppo rigido.

Il tipico commercio che non si vede
 Seconda storia, questa volta vi giuro più breve. Qualche giorno fa uno zio della mia ragazza mi raccontava una storia, a cui io, antipatico di natura non ho creduto. In pratica a Mazara, sempre la mia città, gli immigrati tunisini quelli regolari, ma che ancora mantengono salde radici criminali con la loro terra d’origine, hanno avviato in grande stile, un mercato nero d’esportazione. In questo momento in cui vi sto parlando decine e decine di magazzini di fortuna vengono svuotati, il loro contenuto caricato su furgoni riempiti finanche sul tetto e spediti con i normali e legali documenti proprio in Tunisia, dove andranno ad alimentare il mercato nero. E’ facile capire come non si tratti di soli generi alimentari, tutt’altro, in questi furgoni si possono vedere frigoriferi, motorini, lampadari. Indovinate dove e come persone che guadagnano poche centinaia di euro al mese possono permettersi tutta questa roba. Io come detto non volevo crederci, almeno non ci credevo fino a quando proprio i miei occhi hanno visto queste carovane prendere la strada per Trapani, laddove parte la nave per Tunisi.  E’ facile anche qui capire che c’è chi alla dogana specula su queste manovre e come a Mazara gli unici che si indignano sono proprio quelli che i furti li hanno subiti. Di fatti a differenza della storia precedente qui di militari e di forze dell’ordine non ne ho parlato, non ne ho potuto parlare perché proprio sembrano non accorgersi di quanto accade.

Assistenti socialmente assenti
Ultima storia, che mi prometto di approfondire in seguito anche per quanto assicurato ad un amico, non riguarda più le strade della mia città ma proprio il palazzo comunale ed i suoi interpreti. Parliamo della particolare situazione degli assistenti sociali, che per legge dovrebbero essere uno ogni 5mila abitanti, e che invece nella città del satiro mancano proprio, anzi c’è ma per soli due giorni a settimana, per altro solo di mattina, oberata di lavoro, in buona sostanza incapace, non per colpa di sua, di affrontare tutte le situazioni emergenziali.

Intransigenza part-time
Ora alla fine di questo noioso ma utile, spero, elenco di casi che vi ho voluto raccontare pensiamo partendo proprio dalle contraddizioni. Vi ho parlato dei militari della guardia costiera che a dire di tutti i convenuti erano troppo intransigenti. Bene la stessa sera di questo fatto raccontatovi due ragazzi di tredici anni del trapanese, rubano, a quanto pare nel compiere una bravata, un’auto, fanno pochi metri e cadono in mare. La loro morte ha portato la gente accorsa a chiedere a gran voce ai microfoni, il perché delle mancate recinsioni, il perché della mancata vigilanza, insomma dei ragazzi possono sbagliare, ci mancherebbe altro, i grandi però devono prevenire. In pratica in provincia di Trapani di riffa o di raffa le autorità sbagliano sempre. Se controllano e se non lo fanno. Per la cronaca nei lidi ci sono bambini con meno di 13 anni. Nel secondo caso chiarisco subito che ho specificato la provenienza tunisina per due ordini di motivi: primo perché non tutti i tunisini-mazaresi tornano in Tunisia; secondo sono comunque tanti quelli che tornano e tra questi è facile rintracciare le mele marce. Nessun fatto razziale, semmai logistico. Intanto mentre tutto questo commercio clandestino si consuma troviamo per le strade di Mazara, esempio tipico di quest’estate, due o tre volanti affiancate, dei vari corpi che compongono le forze dell’ordine, che fermano le auto e che magari le multano per una delle due luci anabbaglianti fulminate. Certo la luce delle auto è indice di sicurezza, attiva e passiva, ma siamo sicuri che è necessario tutto questo spiegamento di forze mentre reati sicuramente più corposi si compiono. Qual è la motivazione dell’intransigenza ad intermittenza? Infine il delicato argomento degli assistenti sociali, cosa che come detto approfondirò in seguito, ma che mi porta a dire già ora: ma è normale che a Mazara non si trovano i soldi per assicurare il personale che deve avere il compito di sostenere le coppie che vogliono adottare, iter di suo complicatissimo, e tutto ciò che riguardo l’aiuto alle famiglie disagiate, italiane e straniere. O vogliamo lasciare questo compito ai CAF di nuova statuizione? E poi ancora mi rimbombano in teste parole lette tempo fa, non troppo in vero: <<La nostra città che ci tiene a non sfigurare in questa speciale classifica rientra a pieno titolo: l’amministrazione Cristaldi, secondo quanto riportato in articolo del GdS, vanta il maggior numero d’incarichi affidati.>> (fonte “mazaraonline”: http://www.mazaraonline.it/?p=36426). Da quanto si apprende ci sono 50 mila euro annui per dei consulenti, qualificati ed utili quanto vuoi, e non ci sono i soldi per assumere assistenti sociali che fra l’altro siamo obbligati ad avere per legge? 

Signori con tutto questo, moltiplicato per troppe realtà nel territorio nazionale, siamo sicuri che i problemi siano legati agli italiani spreconi? Caro signor Monti e con lei tutti gli italiani a quando una spendig review sull’intransigenza educativa e morale? A quando una sul tasso di civiltà del popolo? A quando una sui licenziamenti per i poliziotti che non fanno bene il loro mestiere e deturpano l’onorabilità di chi lo fa con dignità? A quando il reato di lesione dell’orgoglio nazionale per gli stronzi che sono convinti che l’incoerenza metodologica sia un diritto? Credo che sia inutile risparmiare se poi non si fa nulla per non essere farlocchi, altrimenti rimarremo ciò che siamo: un bel ricordo su una cartolina ingiallita dal tempo, con dietro scritta una bella barzelletta.





IVANO ASARO

domenica 5 agosto 2012

Vendola si è tolto l'orecchino.... Di Pietro scelga i giovani


Pensieri Estivi

In data 10 giugno di quest’anno ebbi a scrivere:
<<Bersani sa tutto questo e tace, volendo escludere il campagnolo ed i suoi compagni di Partito dell’IDV, non controllabili, ma stranamente non lo fa con Vendola a cui tende la mano. Ma come Di Pietro no e Vendola si? Ma Vendola non è dichiaratamente di sinistra? Paradossale direte, tutt’altro. L’italia dei Valori siede ormai da tempo in Parlamento, cosa invece diversa per Vendola che ha bisogno per strutturarsi e per crescere non solo di entrare nella stanza dei bottoni, ma anche dei rimborsi elettorali. Bersani questo lo vede. Quindi come fece Veltroni proprio con Di Pietro, usato per dire in Tv le cose che i democratici non potevano dire, contro i comunisti del tempo, ora i vendoliani sarebbero lo strumento per dire che la sinistra quella vera sono loro, contro Di Pietro e Di Liberto, ma con Vendola appunto, un Vendola castrato un secondo dopo le elezioni naturalmente, come fu per tutti quelli che hanno sperato nel PD. Allora Bersani forse non sei inutile, sei più che inutile. Per carità non lo dico io, lo dice la storia. Quella storia che ha bocciato BUSH, che ha bocciato SARKOZY, che boccerà la MERKEL, che ha deriso Berlusconi e che ha cancellato Casini e quelli come lui a livello mondiale dai posti che contano. Ma questo al segretario Pd non interessa, lui deve tenere insieme il partito, non capendo che chi esce dal pd, perché predica cose sbagliate sarà il primo a perderci, come Rutelli che è passato da dirigente a signor Nessuno e neanche viene citato nell’alleanza del Terzo Polo. Allora a questo punto che dire: spero che Vendola non faccia l’errore di vedere nel Pd una speranza se non unitaria di tutto il centro-sinistra italiano, e non come unico vessillo di un certo pensiero, il che sarebbe inutile, e lasci al pd al loro vero animo, quello dettato dai Letta, dai Veltroni, dai D’Alema, dagli Ichino ecc. ecc. ecc. Cose che insomma non sono adatte alla gente normale, che vuole vivere serenamente <<nonostante>> la politica.>>

Come ogni buon profeta dei poveri avevo capito come la politica cambia nome ma, infondo, rimane inequivocabilmente la stessa, sempre. Il PD, animato dal solito animo salvifico, dei propri interessi, ha lanciato l’amo, e l’uomo <<tutto chiacchiere ed orecchino>>, al di la della prosopopea, è caduto in tentazione. Già perché la tentazione di entrare vittoriosi in parlamento, con tutta una schiera di deputati, non può non interessare a Vendola, leader di un partito lontano dai media e che ogni volta deve sgomitare per comparire, rimediando anche figuracce, come quella a Milano, dopo l’elezione di Pisapia, dove il pugliese dalla “S” particolare, comiziò a sproposito. Ma che il Pd volesse attuare giochetti, di cui sopra, era noto. La speranza piuttosto era rivolta verso colui che si auto-predicava-proclamava, come la nuova sinistra, quella nuova, quella che non ha paura di dire che è figlia di Gramsci e che tecnicamente doveva stare sulle palle a gente come Fioroni. Invece? Invece no. Vendola come ogni politico navigato, in accordo con altri esponenti di Pd e dello stesso SEL ha fatto trapelare la notizia dell’incontro, ha fatto fuoriuscire il nome dell’alleanza tecnica, in pratica tutto ciò che poi anima o demotiva la gente in campagna elettorale. Vecchia tecnica, però, caro Nichi e caro Pierluigi. La gente, una parte almeno non è così stupida. Ed a poco servono le smentite dei giorni successivi, a poco servono le interminabili elocuzioni per smontare quanto detto e fatto. Quello che è avvenuto l’anno visto tutti, in un giorno solo tutti sono sembrati d’accordo, anche lo stesso Casini, salvo poi, anch’egli smentire qualche giorno dopo. In pratica i Leader, in vista dell’alleanza che sarà, o che potrebbe essere a questo punto, hanno fatto un sondaggio, di quelli più precisi, hanno fatto uscire furbescamente qualche indiscrezione per poi constatare l’umore della gente: vedere insomma come l’elettorato prenderebbe questa idea di “polo della speranza”. Fortunatamente la reazione è stata pessima. La gente ha detto chiaramente che non si può promettere di rimanere socialisti a fianco all’unico partito Casiniano d’Europa. Ma io andrei anche oltre e mi chiedo: se l’alleanza con Casini è fallimentare per ovvie motivazioni non è altrettanto fallimentare sperare in chi con Casini ci vuole andare? Visto che in politica non ci sono mandanti ed esecutori materiali, ma tutti sono corresponsabili delle alleanze, perché chi vuole andare con l’amico di Cuffaro è meno colpevole dell’amico di Cuffaro stesso? La mia risposta, ovviamente, non può che essere di parificare le responsabilità, perché, specie in politica, le amicizie si scelgono. Caro Vendola hai sempre detto di non volerti togliere l’orecchino, questa volta invece hai chinato il capo molto di più, perché oltre ad usare maneggiamenti hai anche fatto capire il perché del tuo interesse ad andare col Pd-Udc da solo e non lottare affinché ci sia anche IDV. Con questa conformazione, infatti, l’IDV rimarrebbe fuori dalla coalizione di centro-sinistra, di cui tu farai parte e si aprirebbero due scenari:
-il primo, quello vincente. Entrando in Parlamento con il premio di maggioranza di colpo avresti fior di deputati da schierare, da far parlare per 5 anni, così da accreditarti come l’unico referente della sinistra, cancellando proprio chi? Quell’IDV rimasta fuori dai giochi. 
-Ma ci sarebbe anche la seconda possibilità, quella di una vostra sconfitta, se insomma vincesse di nuovo MrB., anche li tu surclasseresti, in funzione dell’attuale legge elettorale il partito di Di Pietro, fuori coalizione, ed anche li avresti quindi ormai raggiunto l’obiettivo di radicarti a livello nazionale, dopo una forte campagna elettorale a fianco dei “grandi”. Insomma tu non vuoi rivali degni alla tua sinistra, tu non vuoi qualcun altro che parli come te di un certo tipo di società. Ma questo disegno però ha una pecca: usa tutto il correttore che vuoi ma il simbolo dell’Udc resterà sempre troppo sporco del giallo vaticano e del nero mafioso, e quello del PD sarà ancora  sporco del grigio-ambiguità. A questo punto spero in una reale redenzione di SEL, ma cosa che spero con maggiore forza, anche se nell’immediato si presenta come una prospettiva quasi suicida, è la voglia di IDV di provarci da sola, od al massimo con le forze della sinistra, per un progetto di Sinistra, ma che sia fatto di parole capibili da tutti, anche da quelli che figli di Gramsci dicono di non esserlo. L’IDV può con una forte e giusta campagna elettorale, nelle piazze, nei parcheggi, nelle associazioni, far dimenticare i suoi SCILIPOTI, e far ricordare che DE MAGISTRIS ed ORLANDO sono passati da IDV e non da altre parti, che se in ITALIA l’acqua è pubblica e non c’è il Nucleare, che se la gente si è pronunciata sul legittimo impedimento il merito è proprio di quel campagnolo che con sua sorella ha capito bene dove stavano le cose chiare. Una sola cosa però deve fare Di Pietro se vuole realmente lottare e fare prendere qualche dispiacere a tutti, destra e sinistra: scegliere bene i suoi candidati e soprattutto, fra questi, scegliere una decina di giovani da far parlare, con grinta, grammatica ed ardore, non si può vincere solo col <<che c’azzecca>> insomma. I giovani IDV, non tutti, ma taluni, hanno grosse potenzialità, è ora che la nazione si accorga di loro, se no anche Di Pietro, rimanendo fermo su queste posizioni e questi uomini, avrà fatto un danno al partito (in prospettiva), al centro-sinistra, ed all’Italia tutta, perché è vero che Di Pietro non si allea con Casini, ma chi non gioca per vincere permette agli altri di farlo più facilmente. 

Ivano Asaro

domenica 10 giugno 2012

Bersani è il PESO MORTO DELLA STORIA


Ci sono tanti modi per ricordare cose, persone ed eventi. Ci sono modi positivi, più o meno, e ci sono i modi negativi, più o meno. In questi ultimi si è sempre aggiunto in modo naturale e consuetudinario la cosa, la persona e l’evento inutile. E certo mi direte voi: è negativa una cosa inutile. Io fino al congresso della Fiom del 6 giugno 2012 non ero arrivato a pensarla così. Pensavo, sbagliando, che ci fosse il positivo ed il negativo, poi, in mezzo, ci fosse l’inutile: quella cosa che non arreca danno, ma neanche produce effetti positivi. Ieri Bersani mi ha fatto cambiare idea. Il segretario Pd, ora come non mai Partito Demente, come dice un giornalista vero, ha ribadito con forza che il progetto che fu dell’Unione non va più, e questo ce lo aspettavamo, ma che neanche l’IDV va più  bene, no proprio no. Già metodologicamente è il risultato di un’analisi storica quanto meno superficiale, se non addirittura errata. Non furono Ferrero ne Di Liberto, gli attuali dirigenti comunisti, a mettere fine all’esperienza Prodi, l’ultima per intenderci, e quello di Bertinotti è un riferimento troppo lontano per poterlo ritenere ancora valido. Ma almeno li posso trovare un senso, non si vuole andare alle elezioni con partiti che predicano cose, giuste, ma con la <<falce ed il martello>> dietro. Ci sta. Dopo tutto è la linea che il Pd persegue senza mezzi termini da tantissimo tempo ed anzi la moria di comunisti sembra essere l’unico obiettivo raggiunto da Bersani & Co. . Ma perché Di Pietro? Perché l’Idv? Li non c’è falce e martello, al contrario sono insieme alla lega l’unico partito che si è professato post ideologico fin dal principio, omettendo da questo elenco l’Udc che prende le distanze anche da Gesù Cristo, in quanto troppo integralista, meglio Cuffaro di certo. L’idv non ha nulla, ma proprio nulla nulla, in comune con Ferrero e Di Liberto, se non aspettarsi che il Pd faccia la cosa giusta. Ed allora Bersani è impazzito o cosa? No, semplicemente è inutile. Bersani, dagli ingenui come me, era visto fino a non troppo tempo fa come il Bersaglio dei giochi al massacro di Walter Veltroni e di Massimo D’Alema, due che hanno fatto tanto per la sinistra italiana, in negativo s’intende. Invece no, Bersani non è neanche codesta specie di vittima. Bersani è semplicemente un politico, niente di più, niente di meno. Quanti avessero visto in lui un uomo illuminato, quanti ne avessero decantato le lodi, beh, si sono sbagliati. Bersani non è il partito come Di Pietro o Berlusconi, Bersani non ha il partito come Casini, non è nel Partito come Maroni, Bersani è il segretario del Pd perché gli è toccato, perché i poteri hanno indicato lui, e si sa i poteri raramente espongono certa gente dinamica e d’iniziativa, ne preferiscono sempre altri tipi, tirate voi le conclusioni a questo punto. La storia terrà conto dell’operato in questo paese del segretario Bersani, ne terrà conto e non per la sua positività, ma per la sua inerzia, per le sue seghe mentali e per la sua mancanza di coraggio nel proporre quello che la gente vuole contro le Banche che, a posto di essere pubbliche nel compito, hanno privatizzato gli stati ed i servizi sociali. Bersani sa tutto questo e tace, volendo escludere il campagnolo ed i suoi compagni di Partito dell’IDV, non controllabili, ma stranamente non lo fa con Vendola a cui tende la mano. Ma come Di Pietro no e Vendola si? Ma Vendola non è dichiaratamente di sinistra? Paradossale direte, tutt’altro. L’italia dei Valori siede ormai da tempo in Parlamento, cosa invece diversa per Vendola che ha bisogno per strutturarsi e per crescere non solo di entrare nella stanza dei bottoni, ma anche dei rimborsi elettorali. Bersani questo lo vede. Quindi come fece Veltroni proprio con Di Pietro, usato per dire in Tv le cose che i democratici non potevano dire, contro i comunisti del tempo, ora i vendoliani sarebbero lo strumento per dire che la sinistra quella vera sono loro, contro Di Pietro e Di Liberto, ma con Vendola appunto, un Vendola castrato un secondo dopo le elezioni naturalmente, come fu per tutti quelli che hanno sperato nel PD. Allora Bersani forse non sei inutile, sei più che inutile. Per carità non lo dico io, lo dice la storia. Quella storia che ha bocciato BUSH, che ha bocciato SARKOZY, che boccerà la MERKEL, che ha deriso Berlusconi e che ha cancellato Casini e quelli come lui a livello mondiale dai posti che contano. Ma questo al segretario Pd non interessa, lui deve tenere insieme il partito, non capendo che chi esce dal pd, perché predica cose sbagliate sarà il primo a perderci, come Rutelli che è passato da dirigente a signor Nessuno e neanche viene citato nell’alleanza del Terzo Polo. Allora a questo punto che dire: spero che Vendola non faccia l’errore di vedere nel Pd una speranza se non unitaria di tutto il centro-sinistra italiano, e non come unico vessillo di un certo pensiero, il che sarebbe inutile, e lasci al pd al loro vero animo, quello dettato dai Letta, dai Veltroni, dai D’Alema, dagli Ichino ecc. ecc. ecc. Cose che insomma non sono adatte alla gente normale, che vuole vivere serenamente <<nonostante>> la politica.