Il mondo non si ferma. Il tentativo è allora, con umiltà e realismo, capirlo, influenzarlo, migliorarlo. Ivano Asaro
domenica 10 giugno 2012
Bersani è il PESO MORTO DELLA STORIA
lunedì 4 giugno 2012
Vittime del silenzio
mercoledì 23 maggio 2012
venerdì 11 maggio 2012
Mazara: i politici ce li ho, l’ospedale mi manca...
Un giorno gli storici parleranno della nostra epoca come di una fase di passaggio, come di un naturale transito verso qualcosa di più grande, nel bene e nel male, che noi ancora non riusciamo a distinguere, ma che ci sta già dentro ed attorno. Come ogni fase di transito, dall’impero romano in poi, i cittadini non hanno coscienza degli anni che passano sopra la loro testa, ma più che altro delle scarpe che hanno ai loro piedi. Questo disegno, un po’ pessimista, vede com’è naturale che sia delle cause e delle conseguenze ma soprattutto delle circostanze. Quando un trasloco deve avvenire o un nuovo capo deve arrivare, l’incertezza su ciò che è da fare o su ciò che è legittimo aspettarsi che venga fatto è massima. Così anche oggi si hanno dubbi sul futuro, su cosa i giovani dovranno essere, su cosa gli anziani dovranno sopportare, perfino sul destino dell’aria che respireremo. Anche in Italia questo marasma sordo si sta compiendo. Certo però, da quando Garibaldi ha unito la nostra nazione, ci sono le fasi di pioggia e di sole, ma quando piove, non lo fa dappertutto con la stessa intensità. Se a Parma, città in cui i Grillini concorreranno al ballottaggio, si può ancora sperare è perché lo stato sociale, seppur scalfito, ancora esiste, e questo è retto in un circolo virtuoso da un tessuto sociale che non si arrende. Se però piove anche nell’ex paradiso parmense, da altre parti diluvia ormai da tempo: la provincia di Trapani. Questo territorio, specie nella sua parte meridionale, descritto come una terra impenetrabile ed oscura, annerita dalla latitanza, ormai da cartolina, di Matteo Messina Denaro, sembra non accontentarsi mai dei paradossi. Anzi, quasi vantandosene, ne è sempre alla ricerca di nuovi, più grandi. Mentre scrivo queste parole, lontano dalla mia terra, ma con il cuore tra gli amici mazaresi, mi suscita un po’ di rabbia parlare di un argomento che non è come gli altri, perché a Mazara del Vallo nel caso in questione, non si parla di buche o “quartare”. Parliamo di Salute! Miriadi di fatti sono accaduti nell’affaire ospedale: farne una scaletta seppur sommaria risulterebbe estenuante ed inutile, sia perché imprescindibile legge di natura è che il passato non si cambia, sia perché, come recita il titolo di una celebre film, c’è una “matassa”. Riconosco tanto la difficoltà della storia del nostro nosocomio nell’ultimo anno e mezzo che coloro i quali me l’hanno spiegata, mi hanno detto: “ci vuole tempo per capirla”. Per tanto cominciamo dagli ultimi fatti.
Il 23 aprile 2012 l’Asp ha proceduto, dopo consultazioni legali con l’avvocato di fiducia, alla seconda assegnazione per la gara d’appalto aggiudicatasi il 7 febbraio 2012 in favore di un raggruppamento d’imprese, risultato quindi vincitore. Di fatto però il vincitore viene estromesso perché si riscontrano problematiche circa la documentazione fornita, fatto che avrebbe potuto causare i ricorsi degli altri soggetti che avevano partecipato al bando. Proprio per questo si decide allora di rifare l’assegnazione, quando poi appare certo agli addetti ai lavori che la ditta esclusa, il primo vincitore, presenterà egli stesso ricorso per avere conto e ragione di quanto accaduto, fermando, è questa la tesi più accreditata, nuovamente l’iter dei lavori. Normali storture della macchina burocratica, direte. Il problema è che anche una goccia d’acqua se costante buca il marmo. Mazara, di fatto entrata nel vortice lecito e prevedibile del riordino prima regionale e poi provinciale, sembra non riuscire a vedere la luce. La gara d’appalto è solo l’ultimo tassello di un puzzle in cui le date di consegna servono ai politici per finire sui giornali, e le smentite provocano titoli per i politici avversi ai primi e disagi per la gente. Le foto che vedete lungo la pagina sono quelle dell’edificio, che adeguatamente ristrutturato, avrebbe dovuto essere il centro d’Emergenza, atto a fronteggiare la mancanza di un nosocomio efficiente. Come vedete non vi è possibilità alcuna di errore, il lavoro che doveva essere pronto da mesi è ben lontano dall’assomigliare ad un ospedale o pronto soccorso che sia. In questa situazione, in cui sarebbe facile confondersi e lasciar perdere, come spesso si fa sotto la bandiera della trinacria, non tutti agiscono così. Ecco che come al solito (per fortuna!) ci sono quelli che si sobbarcano l’incombenza di un impegno che dovrebbe essere di tutti ma che è sul groppone solo dei più coscienziosi, il Movimento di Azione Popolare, di cui in passato avevo già parlato, ed il comitato “pro Presidio d’Emergenza”. Anche e soprattutto a questi ho fatto riferimento per capire qualcosa di quello che stava avvenendo. E loro per la verità me lo hanno spiegato, sempre con il freno a mano tirato circa le valutazioni personali per la paura di una loro strumentalizzazione, cosa per altro cercata dai politici e che la rete non dimentica. Il quadro che descrivono vede come protagonisti principali: la dirigenza dell’ASP, l’assessore Russo ed il sindaco Cristaldi. Ognuno di loro in maniera diversa ha inciso su questa situazione, ognuno per propria competenza, vera o presunta in campagna elettorale, ma questi discorsi i comitati ed i movimenti non li fanno, limitandosi a formulare delle domande:Ivano Asaro
domenica 6 maggio 2012
Lettera aperta al Ministro Corrado Passera
DIECIeVENTICINQUE
Associazione Antimafie Rita Atria
I Siciliani Giovani
Mauro De Mauro (1970)
Giovanni Spampinato (1972)
Peppino Impastato (1978)
Mario Francese (1979)
Giuseppe Fava (1984)
Giancarlo Siani (1985)
Mauro Rostagno (1988)
Beppe Alfano (1993)
…
lunedì 30 aprile 2012
I pesci non votano (parte prima)
Oltre c’è la politica.
I pesci non votano (parte prima)
lunedì 23 aprile 2012
La Repubblica degli stronzi. Telejato non ti meritiamo.

Spendere parole in certe occasioni è quanto mai la cosa più inutile da fare. Spendere parole talvolta è davvero fuori luogo. In certe circostanze il silenzio è il cerotto di una società che ha ferite che non si possono sanare. La nostra Repubblica non è più quella immaginata dai padri fondatori, scritta nella costituzione, per cui migliaia di uomini sono morti. La nostra è piuttosto la repubblica degli stronzi. Non siamo più degni di definirci figli dei partigiani, tanto più che alcuni non si sono mai definiti tali, non siamo neanche più in grado di sostenere una bandiera che nei suoi colori aveva il verde della speranza ed il rosso dell’ardore e del coraggio. Ormai siamo un’illusione. Siamo figli dei professionisti della politica, gente che mai e poi mai manderà avanti qualcun altro migliore di loro, poiché sono schiavi dello stipendificio della politica. Stiamo tanto a perderci su parole che sono vuote, libertà e giustizia ad esempio, che senza una reale difesa di alcuni concetti essenziali, che partono sempre dall’idea di società, sono vuote. Invece no, i politici, che non s’immaginano nemmeno di porre idee contro i problemi si piegano al volere d’interessi superiori. Come può questo definirsi uno stato civile se neppure ciò che è evidente è sancito. Dove i disonesti giocano con due o tre mazzi di carte e gli onesti hanno talmente poco spazio che sembrano non esistere.
Il beauty contest cancellerà Telejato, forse ormai neanche le speranze hanno un senso. Un territorio quello del palermitano che grazie all’opera d’informazione costante aveva avuto una sua dignità, aveva finalmente ciò per cui vantarsi oltre a quello per cui vergognarsi. Pino Maniaci ha saputo nonostante tutto essere il vessillo nazionale di un problema che nazionalmente s’ignora: la mancanza di libertà, di pensiero. Si perché nessuno è libero di pensare se le verità non sono tutte raccontate. Se Pino Maniaci non avesse raccontato le malefatte dei mafiosi, quelli sarebbero soltanto imprenditori scellerati agli occhi della gente. Eppure i politici che sanno oliare i meccanismi dei listini bloccati e la pubblica amministrazione per le nomine, pardon, per le raccomandazioni, non sono riusciti a salvare un’emittente che da solo ha formato professionisti, ha fatto conoscere una terra esclusa pure dal mappamondo per volere delle mafie. E freghiamocene se la Bertolino a Partinico prima ed a Mazara poi non c’è stata anche e soprattutto per Pino Maniaci, e freghiamocene se le querele per il bene di tutti se l’è prese lui. Freghiamocene di tutto. Anche di un uomo che non ha più la sua vita, costretto com’è ad interpretare il ruolo di eroe, che lui umilmente dice di non essere, ma che in fondo è come del resto tutta la sua famiglia. Che vi credete che sia facile essere parenti senza scorta di Pino Maniaci nel territorio stesso di cui si raccontano le verità? Eppure Telejato chiuderà. Chiude non perché non si siano trovate le scorciatoie o i cavilli, quelli si trovano e si sono trovati perfino per questioni più grosse: ricordate l‘affaire rete 4? Per Telejato, in una piccola parte della Sicilia invece no. Certo.Ma bisogna chiedersi chi lo vuole, di sicuro non i partiti dei mafiosi, quelli sempre nominati da Maniaci; di sicuro non i partiti con i mafiosi, anche loro citati per le loro strane abitudini; ma fidatevi neanche i partiti meno vicini al potere mafioso, e perciò più colpevoli. Non uso giri di parole, il Pd si è dimenticato di Telejato, perché era bello farsi fotografare con Pino Maniaci, passare per il suo microfono, ma lo stesso poi diventava antipatico se diventavi sponsor di Lombardo, che con la mafia deve chiarire i suoi rapporti, in base a quello che ci dicono i magistrati. Chi lo vuole maniaci che è sempre stato il cane da guardia della Democrazia, il cane pazzo da guardia. Nessuno a quanto pare. Senza renderci conto che quando l’ultima parola da quella emittente verrà proferita non si spegnerà soltanto una televisione, ma una voce, un pensiero, un sogno, l’intero paese che perderà la sua dignità. Quando Telejato si spegnerà l’economia dello stato, per meglio dire degli uomini dello stato, avrà vinto contro i diritti sanciti in COSTITUZIONE, avrà vinto sulla testa delle persone che saranno meno libere e più deboli, insomma sempre più schiave. A Pino non servono i grazie per avere dato tanto, troppo ad un paese, una regione, un territorio che non lo merita. No Pino, noi non ti meritiamo, perché siamo pronti ad indignarci per Santoro, per carità degno di una battaglia di civiltà ma sicuramente in una situazione infinitamente più facile della tua. E scusatemi se dico solo Pino, conosco i membri della famiglia ma per discrezione non li cito, ma specialmente sua moglie sa quanto voglio bene a quella famiglia e quanta stima ho per loro, e quanta impotenza provo in questi momenti.
Ivano Asaro
La Repubblica degli stronzi. Telejato non ti meritiamo.
Spendere parole in certe occasioni è quanto mai la cosa più inutile da fare. Spendere parole talvolta è davvero fuori luogo. In certe circostanze il silenzio è il cerotto di una società che ha ferite che non si possono sanare. La nostra Repubblica non è più quella immaginata dai padri fondatori, scritta nella costituzione, per cui migliaia di uomini sono morti. La nostra è piuttosto la repubblica degli stronzi. Non siamo più degni di definirci figli dei partigiani, tanto più che alcuni non si sono mai definiti tali, non siamo neanche più in grado di sostenere una bandiera che nei suoi colori aveva il verde della speranza ed il rosso dell’ardore e del coraggio. Ormai siamo un’illusione. Siamo figli dei professionisti della politica, gente che mai e poi mai manderà avanti qualcun altro migliore di loro, poiché sono schiavi dello stipendificio della politica. Stiamo tanto a perderci su parole che sono vuote, libertà e giustizia ad esempio, che senza una reale difesa di alcuni concetti essenziali, che partono sempre dall’idea di società, sono vuote. Invece no, i politici, che non s’immaginano nemmeno di porre idee contro i problemi si piegano al volere d’interessi superiori. Come può questo definirsi uno stato civile se neppure ciò che è evidente è sancito. Dove i disonesti giocano con due o tre mazzi di carte e gli onesti hanno talmente poco spazio che sembrano non esistere.
Il beauty contest cancellerà Telejato, forse ormai neanche le speranze hanno un senso. Un territorio quello del palermitano che grazie all’opera d’informazione costante aveva avuto una sua dignità, aveva finalmente ciò per cui vantarsi oltre a quello per cui vergognarsi. Pino Maniaci ha saputo nonostante tutto essere il vessillo nazionale di un problema che nazionalmente s’ignora: la mancanza di libertà, di pensiero. Si perché nessuno è libero di pensare se le verità non sono tutte raccontate. Se Pino Maniaci non avesse raccontato le malefatte dei mafiosi, quelli sarebbero soltanto imprenditori scellerati agli occhi della gente. Eppure i politici che sanno oliare i meccanismi dei listini bloccati e la pubblica amministrazione per le nomine, pardon, per le raccomandazioni, non sono riusciti a salvare un’emittente che da solo ha formato professionisti, ha fatto conoscere una terra esclusa pure dal mappamondo per volere delle mafie. E freghiamocene se la Bertolino a Partinico prima ed a Mazara poi non c’è stata anche e soprattutto per Pino Maniaci, e freghiamocene se le querele per il bene di tutti se l’è prese lui. Freghiamocene di tutto. Anche di un uomo che non ha più la sua vita, costretto com’è ad interpretare il ruolo di eroe, che lui umilmente dice di non essere, ma che in fondo è come del resto tutta la sua famiglia. Che vi credete che sia facile essere parenti senza scorta di Pino Maniaci nel territorio stesso di cui si raccontano le verità? Eppure Telejato chiuderà. Chiude non perché non si siano trovate le scorciatoie o i cavilli, quelli si trovano e si sono trovati perfino per questioni più grosse: ricordate l‘affaire rete 4? Per Telejato, in una piccola parte della Sicilia invece no. Certo.Ma bisogna chiedersi chi lo vuole, di sicuro non i partiti dei mafiosi, quelli sempre nominati da Maniaci; di sicuro non i partiti con i mafiosi, anche loro citati per le loro strane abitudini; ma fidatevi neanche i partiti meno vicini al potere mafioso, e perciò più colpevoli. Non uso giri di parole, il Pd si è dimenticato di Telejato, perché era bello farsi fotografare con Pino Maniaci, passare per il suo microfono, ma lo stesso poi diventava antipatico se diventavi sponsor di Lombardo, che con la mafia deve chiarire i suoi rapporti, in base a quello che ci dicono i magistrati. Chi lo vuole maniaci che è sempre stato il cane da guardia della Democrazia, il cane pazzo da guardia. Nessuno a quanto pare. Senza renderci conto che quando l’ultima parola da quella emittente verrà proferita non si spegnerà soltanto una televisione, ma una voce, un pensiero, un sogno, l’intero paese che perderà la sua dignità. Quando Telejato si spegnerà l’economia dello stato, per meglio dire degli uomini dello stato, avrà vinto contro i diritti sanciti in COSTITUZIONE, avrà vinto sulla testa delle persone che saranno meno libere e più deboli, insomma sempre più schiave. A Pino non servono i grazie per avere dato tanto, troppo ad un paese, una regione, un territorio che non lo merita. No Pino, noi non ti meritiamo, perché siamo pronti ad indignarci per Santoro, per carità degno di una battaglia di civiltà ma sicuramente in una situazione infinitamente più facile della tua. E scusatemi se dico solo Pino, conosco i membri della famiglia ma per discrezione non li cito, ma specialmente sua moglie sa quanto voglio bene a quella famiglia e quanta stima ho per loro, e quanta impotenza provo in questi momenti.
giovedì 5 aprile 2012
Il pericolo vero è l’avvento del Fascismo Bancario…. che i fatti ne stiano preparando l’avvento?

E’ vero. Si è vero, qualcosa nel nostro paese sta accadendo. Lo strano concatenamento di eventi che da qualche tempo pregiudicano, e non solo semplicemente influenzano, le sorti del nostro stato è chiaro. Borse in fibrillazione quasi ad orologeria in tutte le fasi governative, giudici stranamente scelti, nonostante tutto, per l’amico più stretto e fidato di Mr B., Marcello Dell’Utri, il quale molto probabilmente non vedrà mai la galera, come se qualcuno volesse comprarne la silenziosità, a discapito di altri che in galera per lo stesso reato ci sono, eccome. E’ quasi tutto lineare, come se gli eventi ci vogliano consegnare una nuova Pax, è come se i fatti avessero un obiettivo comune, quello di aprire le porte a qualcuno che verrà dopo e che non deve essere ostacolato da chi c'è adesso, un po’ come accaduto per MrB. dopo tangentopoli. Ma Berlusconi e la sua ascesa, la cui spiegazione totale e definitiva deve essere ancora scritta, erano frutto d’interessi e di un vuoto, quello dei partiti che non esistevano più. Proprio quel momento infatti, post Mafiopoli e Tangentopoli, scacciò i socialisti, i democristiani, etc etc, costringendo perfino i comunisti a darsi una nuova anima, nonostante che il Compagno Greganti avesse, a torto od a ragione, salvato capre e cavoli. Ma oggi questo non c’è, anzi i partiti sono troppi e troppo alto e penetrante il loro potere. La politica decide su tutto anche quando, paradossalmente, non si pronuncia. I partiti sono il metro reale di quanto confuso sia il nostro stato, di quale grave crisi ideologica si stia vivendo, persone che la pensano per lo più allo stesso modo, tranne che per trascurabili sfumature, sono per convenienza in partiti diversi, perché in sedi e sezioni diverse hanno maggiore peso, ecco perché, persino, la trasversalità oggi non è più una brutta parola, quando fino a poco tempo addietro era sinonimo di trasformismo. Ma questo, considerando l’amoralità dei partiti, è un problema secondario, perché i partiti comunque ci sono. Il pd, pdl, udc, etc etc, hanno sempre i loro candidati, può succedere qualsiasi cosa, ma dovunque, comune o provincia del nord, centro o sud il loro simbolo campeggierà, e saranno in maggioranza od opposizione, ma sempre la a presidiare gli interessi di tutte le coorti formatisi dietro questo o quel candidato. Allora perché, mi chiedo, ma questo è solo frutto di una sensazione, qualcosa di nuovo sta per irrompere nella scena, presentandosi come la vera ed unica via possibile? Quando e come questo avverrà non lo so, però lancio qualche spunto di riflessione, che fra le riga è possibile leggere nei fatti di tutti i giorni. Partiamo dal principio. Che in Italia tutto per ora vada male non è indubbio, che non si salvi nessuno se non le realtà che più strettamente si confrontano con l’estero è un dato di fatto, la stessa Fiat, va bene, si fa per ridere, solo all’estero. Vanno male le aziende, si riduce il risparmio delle famiglie, aumentano le incertezze, i titoli di studio seppure non de-legalizzati hanno un peso infinitamente inferiore a quello di qualche anno fa, perfino il calcio sta per collassare, basterebbe solo che qualche grande club avesse un tesserato coinvolto per affossare l'intera serie A. Tutto, appunto, va male. Alle spalle abbiamo un 2008, annus horribilis, che molto peggio è rispetto a quel tanto citato 1929, anno che usano i notisti come metro di paragone per descrivere l’impatto sociale della crisi economica. Ancora di più, nelle fabbriche non è più strano vedere scene di umiliazione, di singoli di fronte alla massa, come a mettere uno contro gli altri gli stessi operai, e poi la ciliegina sulla torta, il potere Mafioso è, come prima, un vero e proprio interlocutore politico. A Milano, come a Genova, se vuoi essere eletto o sei fortunato oppure devi passare dai Boss. Tutto questo per una persona che abbia minimamente studiato è il panorama che gli storici descrivono prima della venuta, anzi per usare i termini didattici, della comparsa dei forti partiti totalitari, i quali nella forza del singolo Leader incarnano un’idea, sviluppano teorie e sogni, celano le malversazioni che in realtà i potentati, che sostengono il potere, vogliono ottenere. Una su tutte che mi ritorna nella mente in questi giorni, e penso non sia un caso, è la diminuzione dei diritti sociali, dei lavoratori e delle rappresentanze sindacali. Vi dice qualcosa questo argomento? Forse corro troppo con la mente, forse corro troppo con il rievocare il fascismo, come se qualcuno a breve volesse riprenderne le mire, come se poi i fascisti se ne siano mai andati. Forse esagero, ma se esagero lo faccio in quale verso? Esagero perché noto e metto insieme cose fra loro legate solo da coincidenze o perché il nuovo fascismo non avrà camicie nere e fasci littori ma palmari con l’aggiornamento dello spread, titoli di stato da piazzare, e persone da sacrificare sull’altare dei numeri? Non è che il nuovo totalitarismo si maschererà da diritto bancario, userà le armi della depressione finanziaria per ottenere qualcosa, anche attraverso quegli adepti che foraggia nei mass-media? La risposta non la so, e questo mio modo di fare mi ricorda il professore Ruffolo, che alle domande irrisolte a lezione sornione replica che le risposte possono essere molteplici, nella convenienza vostra troverete quella che un giorno vi sarà più utile, non essendoci univocità di vedute ed interpretazioni. Qui però non si parla di diritto, od almeno non solo, perciò Io alle prossime elezioni se vedessi un uomo candidato rappresentante delle Banche, più o meno direttamente, non lo voterò.
Ivano Asaro




