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martedì 5 febbraio 2013

Anche Scilla nelle mani di D'Alì.....oops del PDL!

Ivano Asaro

Certe cose non cambiano mai, altre sembrano cambiare, però restano li, magari con nomi diversi, ma con eguale sostanza. Ormai 4 anni fa Mazara consegnava il suo destino politico e civico nelle mani di Nicola Cristaldi, autoritario uomo di politica (leader per gli amici, despota per i nemici) e politico nella vita (nessuno come lui sa veicolare l'opinione pubblica, dettare i temi dell'agenda sociale e stabilire le cantilene popolari, fino a divenire veri e propri tormentoni). L'onorevole Cristaldi è un politico nel senso più politichese del termine, vitalizi inclusi.

Suo delfino, fino a qualche anno fa, era Toni Scilla, anche lui ex AN, con la capacità di suggestionare le masse, meno del suo mentore, ma di sicuro con un maggiore appeal sull'elettorato femminile. Le vicende della politica però, quando personalistiche, diventano come storie d'amore che ahimè finiscono. Ognuno ha preso la sua strada: chi ha cercato nuovi “padrini” politici (vedi Miccichè) e chi ha cercato nuovi giovani rampanti da plasmare, legandosi alle sorti di Duilio Pecorella. Le storie di entrambi sono simili e diverse al contempo ed ognuno sembra personaggio da vetrina oltre che da romanzo. Ma se di Cristaldi abbiamo già parlato in più occasioni, sempre da un punto di vista personale s'intende, ma con grande onestà intellettuale, di Scilla cominciamo a farlo in questa occasione. Il pretesto? Il suo rientro nel PDL, nello specifico in quota D'Alì. L’ennesimo affresco a tinte forti e grottesche che la politica sa offrire.

Toni Scilla
Andiamo con ordine: Scilla viene “bocciato” alle regionali del 2012, certamente non per scarso consenso elettorale, quanto piuttosto per la scelta di Miccichè, al tempo incomprensibile, di correre da solo (quindi soglie di sbarramento abbastanza proibitive per l'accesso all'Ars). Nonostante ciò decide di restare nel partito autonomista di Miccichè con la promessa, questo si saprà dopo, di una candidatura al Senato, in un posto che gli assicurasse l'elezione in caso di vittoria del centrodestra. Alla chiusura delle liste questo non avviene: Scilla, in un'accoratissima conferenza stampa, si scaglia contro il direttivo di Forza del Sud e sceglie di lasciare il partito.

Il resto è attualità: viene riaccolto per intercessione di Alfano e Schifani, nel Popolo delle Libertà, dal senatore D'Alì, (rimarcando la loro distanza dal sindaco Cristaldi). Tutto secondo copione si dirà.

Perché le cose sono andate così? I malpensanti ritengono che D'Alì, che ha sempre ritenuto la provincia di Trapani di suo dominio (in fondo gran parte una volta lo era), abbia deciso di portare sulla barca Scilla visto la mole di voti al suo seguito. D’altra parte lo stesso, ormai senza Re e senza Regno, doveva pur trovare una nuova casa (o ad esser cattivi una nuova poltrona). Connubio perfetto? Per niente, almeno per chi crede in un certo tipo di politica.
Si può chiedere alle proprie truppe di impegnarsi per un partito, la cui considerazione, fino a poche settimane fa, era tutt’altro che positiva?
Le parole nei comizi, indirettamente riferite al metodo del PDL, sono scomparse? Come possono i due essere alleati se fu proprio D'Alì a cedere il simbolo del PDL a Cristaldi contro Scilla nella corsa a primo cittadino? Che la stima sia nata successivamente è poco credibile, ma di sicuro non impossibile. E però, siamo nel campo del politichese, interessante solo dopo le cose concrete. E qual' è la prima cosa concreta che va affrontata a Mazara? L'emergenza ospedale di certo, con tutta la dinamica del polo distaccato e le ristrutturazioni da fare. Come la pensa l’ex deputato regionale lo sappiamo per sua stessa voce. Era il 13 Dicembre 2012 quando, a margine di un corteo cittadino, rivolse un’accusa diretta alla politica di Trapani, rea di aver favorito i nosocomi del capoluogo, a scapito proprio della nostra città.
Sen. Antonio D'Alì
Tutti in quella occasione pensammo che il placito riferimento fosse proprio a D'Alì. Certo quel nome non fu mai pronunciato, ma Scilla sarà mai in grado di dire nuovamente quelle parole e quelle stesse accuse? Ognuno in merito si farà un'idea e saranno come sempre gli elettori a pronunciarsi sull'opportunità delle scelte. Alcuni elementi però sarebbero abbastanza imbarazzanti: ad esempio una candidatura alle prossime elezioni provinciali proprio di Scilla nel PDL, che saprebbe di politica vecchia, stantia e maneggiona. Al di là di tutto, pur parlando di Scilla, di Cristaldi o di Pecorella (come faremo nelle prossime settimane), si finisce sempre col parlare del sen. D'Alì, colui che tutto può in provincia di Trapani: dalle candidature (vedi Pecorella alla Camera), alle bocciature (vedi il caso Cristaldi) e perfino alle riassunzioni (vedi proprio Scilla che nel giro di qualche giorno è stato addirittura in grado di potere parlare su un palco del PDL di fronte ad una platea alquanto stordita). D'Alì è la politica della provincia di Trapani e Scilla ha scelto consapevolmente questa via. Ma i giovani Pdellini cosa ne pensano? Ultimamente hanno sopportato il “Partito-città” con Pecorella a bordo, che però ora torna con i partiti tradizionali e con essi si candida per concorrere ad uno scranno parlamentare. Prima dovevano considerare Scilla un traditore, ora invece uno di loro e magari fargli anche campagna elettorale. Adesso vedranno insieme Scilla e Pecorella, entrambi ex delfini di Cristaldi, seppure in tempi diversi, che prima si erano tanto amati e poi tanto disprezzati, non fosse altro per agonismo elettorale. Questi “giovani della libertà” non si confondono mai? Non hanno dubbi su questo modo di fare? So di porre domande ad un muro di gomma, ma si sa che la speranza è l'ultima a morire.

Insomma cari cittadini trapanesi, e mazaresi in particolare, cambia tutto per non cambiare mai niente, diceva Tomasi di Lampedusa nel 1958: chissà se ai tempi i politici dipendevano già dal senatore D'Alì?


Ivano Asaro

lunedì 28 gennaio 2013

TORTA DI MELE

Rosita Messina

Buon lunedì a tutti!
Addolciamo questo inizio di settimana con il più classico dei dolci: la torta di mele. 











INGREDIENTI:
4 mele
300 gr farina 00
250 gr di zucchero
200 gr di margarina
1 busta di lievito
Scorza di limone
Per le mele:
2 cucchiai di zucchero
½ limone
cannella

PROCEDIMENTO:

Sbucciate le mele, levate il torsolo, tagliatele in quattro parti e riducetele a fettine quindi mettetele in un contenitore con il succo del limone.

In un contenitore, miscelate le uova con lo zucchero e, quando sarà completamente disciolto, unite il burro.

Unite poi tutti gli altri ingredienti, la scorza del limone, la cannella, la bustina di lievito, la margarina e la farina e mescolate molto bene.


Otterrete così un composto omogeneo non troppo liquido.
Imburrate e infarinate una tortiera, versateci il composto e disponete le mele sulla torta.

Cuocete in forno già caldo a 180 gradi per circa 50-60 minuti.
























Rosita Messina

venerdì 18 gennaio 2013

Un piatto dal sapore intrigante e delicato: pasta al pesce spada, melanzane e menta.

Valentina Ferrantello

Passate le feste e le abbuffate tra parenti, si ritorna a riscrivere per questa rubrica.
Vi proporrò oggi una ricetta dal sapore delicato, un buon piatto profumato che riprende uno dei pesci più pregiati della gastronomia siciliana e l’ortaggio più tipico della cucina isolana. Piatto decisamente da provare: vi obbliga piacevolmente a usare tutti i cinque sensi! BUON APPETITO e BUON 2013



INGREDIENTI PER 4 PERSONE:
2 tranci di pesce spada fatti a cubetti
300grammi di pomodorini
2 melanzane lunghe
1 bicchiere di vino bianco
2 spicchi d’aglio
Menta
sale e peperoncino qb
400gr di pasta a vostra preferenza



SVOLGIMENTO: 

CONDIMENTO
- PRIMA FASE
: iniziate friggendo le due melanzane a cubetti, così avrete il tempo di fare assorbire l’olio nella carta assorbente
- SECONDA FASE: quando avrete finito lavate i pomodorini e liberateli dai semi, tagliate a cubetti il pesce spada, mettete la casseruola sul fuoco, versate dell’olio e peperoncino e soffriggete i due spicchi d’aglio, decidete voi se farlo piccolo o lasciarlo intero. Aggiungere un po’ di menta.
-TERZA FASE: Aggiungete il pesce spada, aspettate che si colori e sfumate con del vino bianco, ora unite i pomodorini, coprite e lasciate cucinare per una ventina di minuti a fuoco allegro ma non troppo!
PREPARAZIONE PASTAMentre preparate il condimento preparare una pentola piena d’acqua, portarla ad ebollizione, salarla e buttare giù 400gr di pasta. Ultimare la cottura(io la preferisco al dente ;) ) e unire al condimento.


- FASE FINALE




















Valentina Ferrantello




giovedì 10 gennaio 2013

C’era una volta il Milan

Mirko Scimemi

C’era una volta una squadra che dominava le partite con il possesso palla e la tecnica dei giocatori messi in campo,c’era una volta il Milan degli olandesi,il Milan di Savicevic,il Milan di Shevchenko e Kakà,insomma campioni affiancati da altri pilastri che hanno reso magiche notti come quella di Manchester (tanto per citarne qualcuna). Se analizziamo la situazione attuale la squadra titolare è composta da giocatori che non sono di prima classe. Ma io mi soffermerei maggiormente sulla causa principale di questa decadenza: Allegri. L’allenatore dei rossoneri ha avuto due meriti in tre stagioni al Milan: vincere lo scudetto al suo primo anno (con Ibrahimovic e Thiago Silva) e fare esplodere El Shaarawy senza l’ingombrante figura di Ibra Supremacy! Per il resto Allegri ha commesso una serie di errori che hanno fatto regredire il Milan allo stato attuale come da esempio:
1: mandare Pirlo in panchina e costringere la società a cedere il cervello del Milan
2: la maniacale ossessione del 4-3-1-2 anche quando non ci sono i requisiti (la scorsa stagione Muntari ha giocato 3 partite da trequartista)
3: l’incapacità di saper gestire talenti come Cassano Ibrahimovic e Ronaldinho
Un allenatore è davvero da grande squadra se riesce a dare una scossa all’ambiente,se ogni giornata riesce a fare giocare la squadra a meraviglia (cosa che a Montella riesce perfettamente con la Fiorentina) ma soprattutto se manda in campo la formazione giusta. Come può un intenditore di calcio permettere di fare giocare Boateng e Nocerino nelle condizioni in cui si trovano adesso? La società è stata chiara,largo ai giovani.. Ma allora perché non farlo? Esistono prospetti migliori di Nocerino anche tra le file della primavera (Cristante cercato da Chelsea e Barcellona),ma soprattutto il tecnico livornese lascia il panchina il giocatore più tecnico:Bojan. Contro il Siena ha avuto l’ennesima dimostrazione che l’inserimento del catalano tra gli undici rossoneri giova in pericolosità,incisività e gioco. El Shaarawy non è più costretto a fare tutto da solo e il Milan comincia a rendersi pericoloso in avanti. Una squadra,già decimata dalle partenze estive e da quelle che ne seguiranno nel mercato invernale, non può permettersi di privarsi di giocatori tecnici come Bojan ed Emanuelson dagli undici titolari. Il sogno del terzo posto è ipotizzabile solo a condizioni di un mercato di riparazione mirato a migliorare difesa e centrocampo con giocatori giovani e di talento come più volte accennato dal presidente Berlusconi. Al Milan servirebbero due difensori come Ogbonna e Astori oltre a due centrocampisti come Strotmann e Poli, questi sono i nomi che i tifosi rossoneri si aspettano dal mercato. Giovani già pronti e di sicuro affidamento, non esperimenti low cost come Traorè e Flamini. Il Presidente dovrebbe mantenere la promessa di ritornare a lottare su tutti i fronti a partire da questo mercato, perché il Milan merita rispetto,ma soprattutto merita di essere temuto da tutte le avversarie che si trova di fronte in merito al nome che porta. Nell’ultimo decennio siamo stati viziati da giocatori come Maldini,Nesta,Thiago Silva,Stam,Cafù,Serginho,Pirlo,Seedorf,Kakà,RuiCosta, Shevchenko, Inzaghi, Ibrahimovic, Pato, Cassano, Ronaldinho e tanti altri, e tutti i tifosi vogliono continuare a vedere giocatori che sappiano fare la differenza in campo e fuori,magari con un allenatore che faccia del bel gioco la risorsa principale del Milan.

Mirko Scimemi

sabato 29 dicembre 2012

IL 2012 MAZARESE, ANCORA NEL SEGNO DI CRISTALDI…MA A QUALE PREZZO?


Ivano Asaro
La fine dell’anno si avvicina e, come si conviene in tutte le buone tradizioni, è tempo di bilanci.
Per la verità preferisco le previsioni, specie quelle ottimistiche e cariche di parole semplici. Ma, come spesso ripeto, va da se che per immaginare il futuro dobbiamo conoscere il presente e il passato. A Mazara dove siamo? Da dove veniamo? Sicuramente non tutto ciò che si dice, o si è detto, per le vie della città è tangibile. Come si fa a quantificare un sogno, nella fattispecie quello cristaldiano?
Partiamo da un dato di fatto: il programma elettorale. Oggi racconta una Mazara che non c’è. Quella piccola grande capitale del Mediterraneo ipotizzata dallo staff del sindaco in sede di elezioni è una visione attualmente onirica ed inevasa dalla sua giunta. Potremmo già perderci nei mille rivoli che necessariamente un programma deve trattare ma che raramente superano lo spazio di un secondo nella cantilena popolare, perciò guardiamo ai punti salienti, quegli stessi vessilli che l’onorevole aveva fatto propri:

- LA FRUIBILITA’ DELLE ZONE BALNEARI
Le nostre spiagge dovranno essere oggetto di attenzione non solo del periodo estivo ma dovranno essere fruibili anche in altre stagioni: l’Amministrazione si muoverà sulla strada del controllo e della pulizia attraverso l’utilizzazione di personale interno e del possibile coinvolgimento di manodopera esterna. Gli interventi mirati alla vivibilità delle zone balneari impongono una precisa politica urbanistica per dotare le aree balneari di spazi attrezzati per attività commerciali, culturali e ricreativi.”
Non è necessario essere un genio per accorgersi che tutto questo è lontano non solo dall'essere realizzato ma anche solo dall'essere compreso come qualcosa di rintracciabile nella realtà. Tonnarella è sempre la stessa ormai da anni, con la sua viabilità ad uso e consumo di taluni, con i poliziotti municipali presenti solo nelle circostanze meno incresciose e pavidi per affrontare talune arroganze. I bambini continuano a considerarla come l'albero di Natale, utile solo in certi periodi dell'anno, e la sabbia, tanto importante per quell'ecosistema, continua ad essere sperperata per colpa di infrastrutture obsolete.

- LA SPIAGGIA IN CITTA'
Il lungomare di Mazara del Vallo dovrà costituire uno dei primi luoghi di intervento della Pubblica Amministrazione. Dovranno essere effettuati i lavori necessari alla restituzione della spiaggia cittadina ai Mazaresi, con l’eliminazione degli inconvenienti derivanti da uno stato igienico-sanitario sicuramente non degno di una Città dalle grandi ambizioni turistiche.”
Parole roboanti che avevano convinto anche gli scettici. Ognuno si sarà fatto un'idea sul tema (e non è questa la sede per parlarne), ma è inutile nascondere che quel cartello sulla non balneabilità delle acque è un ammonimento troppo severo per quelle attività che puntano sul turismo vacanziero. La spiaggia in città in buona sostanza non esiste ed al di là delle idee (ripeto personali) è a tutt'oggi un punto non assolto di quel programma.

- LA FERROVIA E I PASSAGGI A LIVELLO
C’è un grande problema che va affrontato con determinazione: quello legato alla presenza della ferrovia che taglia la Città in due e ne blocca lo sviluppo oltre a provocare disagi non più sopportabili: l’Amministrazione comunale attiverà tutti i canali per l’eliminazione di tale barriera.”
A mio avviso il nodo più fantasioso: la soppressione della tratta ferroviaria che impone l'uso dei passaggi a livello nel tessuto urbano. E’ stata una delle perle della campagna elettorale a tal punto da costringere gli altri candidati a dire la loro. Fu talmente geniale come trovata che anche le altre città, limitrofe alla nostra, si avvicinarono e si interessarono, quasi ad ammettere una loro dipendenza in quei termini dalla città del Satiro. Ma se clamore vi fu, gli effetti di quegli annunci non hanno avuto seguito: i canali sono rimasti inoperosi (o sordi); la città non ha sottopassaggi come paventato da altre forze politiche, nè la soppressione della strada ferrata. Le sbarre non si sono mai mosse dal loro posto.

- IL CENTRO STORICO
Dovrà essere recuperato il Centro Storico, non soltanto attraverso una politica di sistemazione degli edifici ma anche mediante iniziative tendenti ad incoraggiare il ritorno nella Città antica delle attività artigianali e commerciali. C’è un problema di sicurezza nella nostra Città che riguarda principalmente il Centro Storico: in tal senso, l’Amministrazione Comunale si muoverà in collaborazione con gli Organi preposti in linea con quanto previsto dalle leggi in vigore, prevedendo un controllo territoriale mediante l’utilizzazione della Polizia Municipale, di volontari, di associazioni di ex appartenenti alle Forze dell’Ordine con protocolli d’intesa con Prefettura ed Organi preposti alla sicurezza dei Cittadini e all’ordine pubblico. Mazara del Vallo è Città multiculturale e questa considerazione conduce a sviluppare una politica gestionale della Città verso lo sfruttamento di tale condizione.”

Un fermento, specie i primi mesi di sindacatura, era rilevabile per le vie del centro. Interventi decorativi, a volte tendenti all'arte, sono stati una forte onda per quelle viuzze così caratteristiche.
Le onde bagnano, ma non costruiscono nemmeno i castelli di sabbia: le stradine abbellite sono rimaste tali e nessuno di quegli ha portato alla nascita di attività, fuori da quelle, per altro talune precedenti allo stesso sindaco, attinenti alla movida notturna. Kasbah sì, ma solo per i pub e per i commercianti che resistono. Inutile dire che il problema della sicurezza non è stato affrontato (o per lo meno non in maniera incisiva): per informazioni chiedere ai commercianti e residenti di tutta quell'area che va da Porta Palermo in giù.

- LA SANITA’
L’Amministrazione comunale non potrà non avere un preciso ruolo nella politica sanitaria, a sostegno dell’ammodernamento delle nostre strutture ospedaliere e di pronto soccorso. Una politica di collaborazione con le altre Città vicine dovrà avviare un processo di efficienza delle nostre strutture sanitarie, con l’ambizione di scoraggiare i cittadini a rivolgersi a strutture lontane dalle nostre Città.”
Equilibri politici (che taluni definirebbero giochi di potere) ci hanno portato alla situazione attuale, che è figlia di una situazione inversa: gli amici sono diventati nemici ed i nemici sono diventati amici. Certo, oggi Massimo Russo non è più assessore regionale e Vito Billardello non è imputabile delle responsabilità altrui, ma è innegabile l’assenza di sindaco e giunta al corteo in difesa del nostro nosocomio.

- I MERITI
Sarei ingiusto se parlassi della sindacatura Cristaldi come un periodo di sole sconfitte e manchevolezze. L’ex deputato nazionale ha il grande merito di aver fatto interessare la gente all’andamento della città, di aver creato attenzione rispetto alla cosa pubblica (cosa che non ebbe Macaddino, il quale però fece importanti opere urbanistiche). Quante persone e per quanto tempo hanno discusso di Corso Umberto chiuso al traffico? Sicuramente migliaia e per mesi. Quanti cittadini hanno disquisito (e continuano a farlo) sulla gradevolezza e l'opportunità delle ceramiche sparse per la città senza un criterio logico? Tante, tantissime. Si è parlato di costi, di autori. Alcune sono attribuibili allo stesso Hajto, ma lui dice di averle donate alla città. E poi ancora i battibecchi col vescovo Mogavero, le nomine assessoriali discutibili: Cristaldi riesce a fare parlare di sè, sempre e comunque.
Quella del sindaco è proprio una tecnica di comunicazione: creare amici e nemici sulle sciocchezze, clamore sulle cose di scarso interesse. Mentre il lavoro latita, la sopraelevata rimane un’eterna incompiuta, si parla di giare e ceramiche.
Un’utile mossa che solo i fini strateghi sanno fare: aprire un vortice, di berlusconiana memoria, dove il popolo si spacca non su i fatti ma sulle persone e chi non è d'accordo è perché ha qualcosa contro il primo cittadino. Questo è sicuramente il più grande dei suoi meriti (forse anche l'unico). Tutto ciò si materializzerà in un elettorato più preparato, in grado di capire più cose, come la completa sciocchezza della chiatta o di apprezzare la differenza tra candidati che parlano l’italiano ed altri ancora fermi al dialetto classico. D’altro canto però la gente sarà più integralista, affamata ed anche più arrabbiata: una spinta che forse neanche i Grillini riusciranno a canalizzare.
Cristaldi ha ancora un pò di tempo per coprire alcuni determinanti omissis della sua amministrazione, di correggere il tiro, sperando di non trovarsi più davanti ad imbarazzanti dichiarazioni come: “E’ colpa del consiglio comunale!” o il più eclatante “E’ colpa della crisi mondiale e della congiuntura economica”. Frasi che mal si approcciano alla sfilza di consulenze, veri e propri orpelli di un sultanato, che nulla hanno prodotto, se non ulteriori artifizi da record per i loro costi.

Per il resto sereno e, speriamo, felice anno nuovo.


Ivano Asaro, Alberto Tumbiolo

venerdì 28 dicembre 2012

Paura del futuro..

Un altro anno se ne va e come sempre è tempo di bilanci, di riflessioni ma soprattutto di previsioni. Perché se è relativamente facile riconoscere gli errori del passato, non è altrettanto semplice cercare di porre rimedio agli sbagli commessi. Quanto detto, vale per la politica, per l'economia e nel suo piccolo anche per lo sport. Dal tanto blasonato calcio passando agli sport meno considerati si fa fatica a intravedere un orizzonte limpido. Tante le colpe, poche le attenuanti, per chi avrebbe dovuto quanto meno limitare la grande crisi nella quale il nostro sport tergiversa. Perché si, la crisi economica ha colpito, sta colpendo e continuerà a farlo ma addossare ad essa l'intera colpa del momento di difficoltà dell'intero movimento sportivo Italiano, sarebbe quanto meno ipocrisia  Le ultime olimpiadi sono lo specchio di quello che ad oggi è il nostro sport. Piazzamento dignitoso, maturato però grazie al grande contributo delle solite discipline. Troppo poco per competere con le corazzate mondiali e nemmeno così tanto, per non aver paura delle tante Nazionali emergenti. Le soluzioni ci sarebbero, da tempo si propongono, noi aspettiamo, nella speranza di poter vedere i nostri vivai potenziati, le nostre strutture modernizzate, il nostro modo di pensare cambiato, come se non avessimo aspettato già abbastanza..
Gaspare Polizzi
   Gaspare Polizzi

Dal Brasile al Giro: vi presento il 2013!

Mirko Scimemi

Signori allacciamoci le cinture…Ebbene si,i carissimi Maya hanno sbagliato sulla fine del mondo e presto tutti gli sportivi si potranno godere un altro anno di intenso sport!!Un 2013 tutto da seguire, ricco di eventi entusiasmanti. Certo di sicuro non sarà come l’anno che sta per terminare, i giochi di Londra 2012 sono stati meravigliosi, se poi aggiungiamo un Europeo entusiasmante (Spagna campione) e tanti colpi di scena tra scandali per doping, calcioscommesse e ritiri direi che un anno così è difficile da eguagliare. Eviterei di cominciare discorsi riguardanti la legalità nello sport, perché tanto sono una causa persa, lo sport è come un malato terminale nemmeno dottor House riuscirebbe a guarirlo. Un evento segnerà l’estate 2013 che sarà l’antipasto dei mondiali 2014 nella culla del calcio, nel paese dove nascono talenti che con le loro giocate hanno fatto divertire tutti gli appassionati di calcio: il Brasile. La Confederation Cup è manifestazione calcistica per squadre nazionali, organizzato dalla FIFA, che si svolge con cadenza quadriennale nell'anno precedente la Coppa del Mondo FIFA e giocato nello stesso paese che deve ospitare il torneo mondiale, vi prendono parte le Nazionali vincitrici di ciascuna delle sei competizioni di confederazione (Europei,Coppa d’Africa,Coppa d’Asia,Coppa America,Coppa delle nazioni oceanine,Coppa d’oro), insieme alla squadra detentrice della Coppa del Mondo FIFA e alla nazione ospitante, per un totale di 8 squadre partecipanti. Nel caso in cui una Nazionale risulti vincente sia in Coppa del Mondo, sia nella propria competizione di confederazione, liberandosi un posto, vi accede anche l'altra Nazionale finalista del campionato di confederazione (infatti grazie all’impresa di esser arrivati in finale l’Italia sarà una delle pretendenti). La curiosità di vedere un torneo svolgersi in Brasile è unico, il calore dei tifosi, gli stadi immensi e delle squadre agguerritissime fanno di questa Confederation Cup un vero torneo. Tutte vorranno battere la Spagna schiacciasassi,ma sarà davvero dura perché Xavi Iniesta e i loro compagni sembrano al giorno d’oggi davvero imbattibili. Ma non è l’unico evento del 2013 di rilievo, da seguire sarà il basket americano con la sfida a distanza tra Lebron James e Kobe Bryant. Gli Heat al momento sono i più forti ma ai play-off tutto può accadere e una finale Miami Lakers la sogniamo tutti. Ma il ciclismo sarà lo sport che a mio avviso sarà più entusiasmante. Dopo la delusione del Giro 2012 grandi campioni del panorama mondiale si daranno battaglia sulle Alpi per la vittoria finale, Wiggins Contador e Nibali si affronteranno in quello che tutti noi ci auguriamo come il Giro più avvincente dell’ultimo decennio. Sediamoci sulle nostre e poltrone e godiamoci lo spettacolo: buon 2013 a tutti!

Mirko Scimemi

2013: l'aquila tornerà a volare?


16/05/2010, ultima giornata del campionato di calcio 2009/2010, l' U.S. Città di Palermo chiude al 5° posto dopo una stagione esaltante, dove otterrà il record di punti in una singola stagione, il record di gol segnati, il record di vittorie, il minor numero di sconfitte, il record di imbattibilità casalinga e esprimendo uno dei calci più belli d'Italia. Era il Palermo di Cavani, Nocerino, Cassani, Bazaretti, Kjaer, Sirigu e Pastore, una squadra piena di talento che se lasciata crescere poteva dare tantissime soddisfazioni e aspirare a grandi traguardi; ma al termine della stagione la dirigenza Palermitana decide di vendere 2 giocatori: Cavani, che passerà a Napoli diventando uno dei migliori centravanti del mondo e Kjaer.
Davide Mauro
Stagione 2010/2011il Palermo non vive una stagione felice in campionato ma riesce a riscattare un campionato in chiaro scuro riuscendo ad arrivare in finale di Coppa Italia, poi persa, attirando allo stadio olimpico di Roma 40.000 Palermitani provenienti da tutto il Mondo. La finale di Coppa Italia è il punto massimo toccato dal Palermo Calcio nell'era Zamparini e forse anche della storia rosanero, ma al termine di quella partita qualcosa nel Palermo calcio cambiò. Il primo cambiamento è stato il non proseguire il rapporto con Delio Rossi, l'allenatore che aveva fatto rendere al massimo quel gruppo e che a Palermo era amatissimo, poi i tifosi del Palermo hanno assistito impotenti ad un indebolimento progressivo che ha visto partire dal capoluogo Siciliano tutti i maggiori artefici dei 2 più grandi traguardi raggiunti: da Nocerino, regalato inspiegabilmente al Milan, a Cassani, passando per Pastore, Sirigu e Balzaretti, da queste cessioni il Palermo ha ricavato circa 60 milioni di Euro rinvestendone nel mercato pochi e soprattutto male. Tutte queste cessioni non sono state seguite da acquisti di qualità e questo ha portato il Palermo dal lottare per la Champions League a lottare per la salvezza. Inoltre da quel 29/05/2011, data della finale di Coppa Italia, non si è visto uno straccio di progetto tecnico, i tifosi non hanno visto la voglia di migliorare la squadra e guardando la società da fuori sembra che ci sia molta confusione nelle scelte: nelle ultime 3 stagione si sono avvicendati 4 direttori sportivi, 7 allenatori e sono passati diversi giocatori. Il 2012 è stato un anno orribile per la società Siciliana, nell'anno solare il Palermo ha ottenuto solo 8 vittorie e nella stagione in corso si trova al terzultimo posto. Anche questa stagione la confusione societaria l'ha fatta da padrona, in estate il presidente Zamparini ha ingaggiato un nuovo allenatore, Giuseppe Sannino e un nuovo DS, Giorgio Perinetti, durante le interviste estive il presidente ha parlato di questi 2 innesti come i migliori acquisti della società ma dopo appena 3 giornate Sannino è stato silurato e dopo qualche giornata ci sono state anche le dimissione di Perinetti. Adesso l'allenatore del Palermo è Gasperini, che sta dando un discreto gioco alla squadra ma ottenendo pochissimi punti, anche a causa di una rosa di una qualità infima. Oltre al nuovo allenatore il Palermo ha un nuovo amministratore delegato, Pietro Lo Monaco. Proprio su Lo Monaco sono oramai riposte le ultime speranze di rinascere, il tifoso Palermitano è ormai molto sfiduciato dalla gestione Zamparini e non crede più al presidente, lo stadio è sempre più vuoto e la fiducia attorno alla squadra è sempre più bassa. Lo Monaco ha dato una piccola speranza ai tifosi grazie a dichiarazioni convincenti e ad un curriculum di tutto rispetto. Adesso però devono seguire i fatti perchè la salvezza è un traguardo fondamentale per il Palermo e la rosa attuale non da l'impressione di poterla raggingere.
Io da tifosissimo del Palermo:
Mi auguro che in questo 2013 il Palermo nella figura di Zamparini riesca a dare continuità ad un progetto, naturalmente il progetto non deve essere quello avviato la scorsa estate ma un progetto che riesca sfruttare in pieno le risorse che la società ricava da sponsor, stadio e televisioni, che sicuramente non sono da 17° posto.
Mi auguro che con Lo Monaco e Gasperini Zamparini sia paziente e che riprenda ad investire come la piazza di Palermo merita.
Mi auguro di non rivedere più a Palermo giocatori che non sono degni di indossare la maglia rosanero.
Mi auguro di vedere nuovamente il Barbera pieno e carico di entusiasmo.
Mi auguro che si facciano passi avanti per la costruzione del centro sportivo e dello stadio che darebbero un'altra dimensione al Palermo.
Mi auguro che venga rinnovato il contratto a Miccoli, il nostro capitano, l'unico calciatore di spessore che ci è rimasto e uno dei pochi che tiene realmente alla maglia.
Mi auguro che nel prossimo mercato di Gennaio la società punti su giocatori pronti e forti e non su scommesse sconosciute.
Ma soprattuto di auguro di riusicre a mantenere la serie A.
Inoltre auguro a tutti voi che leggete un 2013 più felice del 2012 appena concluso.


Davide Mauro



giovedì 27 dicembre 2012

Messi come…

Sergio Basilio

Messico ’86 nel’immaginario collettivo assoluto riporta alla memoria due cose soltanto: Maradona che salta l’intera Inghilterra per siglare il gol più bello del secolo e l’immagine di Diego che alza la coppa al cielo, vinta praticamente da solo nel mondiale che lo ha incoronato re.

Ma se a quel termine togliamo il “co” rimane Messi 86 che da oggi ha un suo significato preciso.
Messi come fenomeno, Messi come esempio, Messi come spettacolo, come Catalogna, come tecnica, come fulmine, come potenza, Messi come Maradona, e si, perché l’accostamento ci sta e da sempre; sembra quasi un progetto studiato a tavolino ma non lo è: Leo argentino come Diego, mancino, non dal fisico adatto (soprattutto per il calcio odierno), Messi che và al barça, che diventa fenomeno, che segna di mano (gol fotocopia a quello di Maradona) e che (e ciò ancora mette i brividi) firma uno dei gol più belli di sempre praticamente copiando, se non migliorando, il gol di Diego all’Inghilterra; certo qui parliamo di Liga e non di Quarti di finale di Coppa del Mondo, però è la stessa fascia, lo stesso movimento, lo stesso spirito.

Messi negli ultimi anni è diventato il simbolo del calcio di oggi, grazie al Barcellona ovviamente ma non è nitida la sottile linea della risposta alla domanda “ma è il Barcellona che fa Messi o viceversa?” perché adesso sembra che anche nella sua unica pecca (la nazionale) il piccolo Leo cominci a fare magie e segnare valanghe di gol. Forse l’unica differenza tra lui e Diego è questa, il gol. Diego era più uno che ti nascondeva la palla, che segnava da posizioni inverosimili, dalle giocate impossibili, Messi invece prende palla, salta tutti e con prepotenza segna e segna ancora ed è qui che arriviamo a coniare un nuovo sinonimo : Messi come Muller, Gerd Muller, l’immenso Muller, l’inarrivabile Muller.

Il piccolo Muller (centravanti dei panzer tedeschi vincitori di tutto negli anni ’70) aveva un record che difficilmente poteva essere abbattuto: 85 gol in un anno solare (cifra che per quegli anni fa ancora rabbrividire). Messi domenica sera ha eguagliato e battuto questo record arrivando a quota 86, un gol meraviglia dopo l’altro magari nell’anno in cui ha vinto meno può permettersi in bacheca quest’altro trofeo personale. Un pallone d’oro dopo l’altro e nessuno può lamentarsi, due Champions in tre anni, record su record di presenze, gol indimenticabili come quelli al Real di Mou o i poverissimi in Champions, i quattro rifilati all’Arsenal, tanti gol, finali, assist e quant’altro. Una volta un giornalista disse “siamo nell’era Messi anno uno” ed è vero, nell’era dei tablet, del web 2.0, del tutto facile e subito Messi è l’esempio per eccellenza, tutto veloce, rapido, perfetto. In un era dove un calciatore come Cristiano Ronaldo deve accontentarsi di essere secondo e dove Messi non è più ricordato come l’erede di Maradona ma come se stesso, ragazzo che ti entra nel cuore, che non puoi odiare se ami il calcio, esempio impeccabile, mai un comportamento fuori luogo, campione vero da raccontare a figli e nipoti. Ora manca solo una cosa, la Coppa tutta d’oro col mondo sopra; perché è giusto così, perché è scritto così, un giorno Leo prenderà la sua squadra albiceleste per mano e la porterà fino alla conquista del mondiale, magari da capitano, magari con un gol stupendo ai quarti contro l’Inghilterra, come a MESSICO ’86.


Sergio Basilio

domenica 23 dicembre 2012

Il silenzio non può candidare nessuno, neppure Monti... nel rischio Ingroia comincia a dire la sua


Con la mente rivolta nella direzione arancione (non fosse altro che Ingroia ha parlato soltanto da poche ore) è indubbio che tutto il popolo di sinistra, non solo quello anti-d'alemiano, è incuriosita da questa iniziativa. La curiosità non è certamente solo figlia delle cose positive che ci sono in quel polo, anzi l'elenco delle cose da spiegare sarebbero tante, proprio perché risulta atipico quest'assembramento di personalità. Domande si affollano dietro il progetto di De Magistris: Di Pietro è subalterno al suo delfino, ora sindaco di Napoli? Orlando si candida ad essere un guru, nonostante Palermo aspetti la svolta? Perché Ferrero e Di Liberto dovrebbero fare pace in questo nuovo soggetto politico, quando invece si sono sempre contraddistinti per atteggiamenti da prima donna? E poi elementi come Bonelli, autori di interessantissime lotte ambientali, proprio perché “Verdi”, sono candidati o portatori d'acqua?
Il movimento arancione in buona sostanza è un grande punto di domanda. Dall'inizio alla fine. Per di più tutti i quesiti precedentemente posti sono necessariamente secondari alla domanda centrale sulla probabilissima candidatura di Ingroia: aveva torto Berlusconi quando diceva che i magistrati sono politicizzati? Non è questa la prova? 
Il popolo non vuole sentire discorsi astrusi e complessi. Ha la necessità però di sapere se chi è stato tacciato di essere un millantatore perché offendeva la magistratura aveva realmente torto. Ed io penso che torto in realtà Mr B. ce l'abbia, perché la magistratura è politicizzata negli uomini e non come istituzione: dimostrazione plastica di ciò è Alfredo Mantovano, dirigente Pdl, leader dello stesso partito, eppure magistrato. Un discorso di proporzioni tra destra e sinistra?
Le cose si dicono tutte, oppure sarebbe meglio tacere. Berlusconi non ha quasi mai attaccato i giudici, eppure sono questi stessi che per molte parti hanno dato ragione a quei magistrati che indagavano su di lui. Detto ciò la figura di Ingroia, laddove risulti vincente e collante per la società, per le forze sociali e civili del paese è senza dubbio l'ennesima sconfitta della politica, ancor più bruciante del governo tecnico.
Il motivo è presto detto: Monti sanando una nazione sarà oggetto di giudizio nella prossima consultazione elettorale ad opera del popolo sovrano, fiaccata dal berlusconismo e dall'italiano medio (quello farlocco in pratica);
Ingroia arriva dopo ben 13 mesi di cura-Monti (sotto molti aspetti sicuramente un fallimento), ma soprattutto perché alla sinistra del Partito Democratico c'è ancora posto per parlare di Legalità, Welfare, Cultura. E' questo allora un fallimento duplice: non solo la politica non riesce ancora ad organizzarsi, ma non ha neppure capito nulla di quello che è successo.
Ipotizziamo per un attimo che il PD vinca le elezioni, che il movimento guidato da Ingroia abbia un exploit elettorale: che senso avrebbe guardare ancora al centro?
Bersani, che per il momento cincischia sulle alleanze, non farebbe meglio ad investire sui valori che sono portati avanti e siglati dal decalogo “Io ci sto”? Non sarebbe meglio ringraziare meno Monti, specie in questo periodo, e più chi è stato sul territorio, come quelle persone che stanche di soggetti come Letta e Boccia adesso cercano qualcosa di nuovo, qualcosa che parli di lavoro e crescita costruttiva delle relazioni sindacali e che per ora pare migrare verso lidi arancioni?
Se l'attivismo prolisso d'Ingroia è segno di voglia (anche personale), la tattica di Monti è delle più bieche. Aspettare alla finestra, sapendo che il Popolo delle Libertà non vuole candidare Berlusconi per evitare figuracce, aspettando per di più di avere tutti ai propri piedi è sì una tattica vincente per essere acclamato dai poteri forti di questa nazione, ma anche un modo per strozzare le migliori energie liberali che di città in città evidentemente vorrebbero cominciare a fare una loro strada, anche per cercare un consenso verso la parte più stantia della politica. D'altronde tra qualche giorno è Natale: forse neanche loro si prendono troppo sul serio. Aspettiamo di vedere come si comporteranno i big della finanza prima di dare per esclusa qualsiasi possibilità, anche quella che vorrebbe candidato il silenzioso, e poi neanche tanto, Monti.

Ivano Asaro
Ivano Asaro