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sabato 2 ottobre 2010

Lo schiaffo dell'onda

Facile. Troppo facile è indignarsi o dire che la gente si indigna, che guarda agli scranni della politica con rassegnazione e disgusto (spesso per la verità ben celato). Semplice è pensare che la politica, così come la conosciamo, è meglio non averla: “Sono eletti soltanto per i propri interessi!” ci si dice al bar davanti ad un caffè sempre meno fumante, sostituito da una prospettiva di vita sempre più fumosa. Guardando il mondo che ci circonda cosa si può estrapolare dall’attuale realtà che i politici hanno costruito? Gli spunti sono tanti: si può ad esempio dire che la colpa non è tutta dei politici, che non va tutto male, che magari la Ferrari nonostante la crisi ha implementato i propri utili, che le banche non licenzieranno i propri dirigenti, che ci sono forze politiche che si sforzano di parlare al paese, che esistono ancora uomini che lottano per i diritti dei lavoratori. Ma poi a dire la verità non conosco nè persone che lavorano alla casa automobilistica di Maranello, nè dirigenti di una qualsiasi istituto di credito, né tantomeno sindacalisti integerrimi. Conosco altre realtà, altre storie che non sono nè più vere nè più importanti. Ed è proprio di ciò che so che posso e voglio parlare.
Dipendenti nè licenziati nè cassaintegrati, bloccati nella possibilità di cercare altro lavoro e al tempo stesso non percepiscono nessun tipo di sostegno per portare avanti la propria famiglia, che vedono comunque alternarsi al tavolo della contrattazioni decine di soggetti delegati e pagati per fare il loro interesse, con aspettative del tutto inevase.
Giovani laureati che non riescono ad entrare nel mercato del lavoro, incapaci di mantenersi con i proventi dei lavori a progetto, preferendo fare per una o più stagioni consecutive i bagnini. Altro che lusso!
Genitori anziani, ormai nonni, che di fare i babysitter lo avevano messo in conto (anzi lo desideravano…), ma che certo di dover mantenere il figlio disoccupato a 40 anni mai lo avrebbero immaginato.
Ragazzi che con la promessa delle scuole professionali avevano immaginato semplicemente di essere elettricisti, idraulici o riparatori di elettrodomestici e ben che vada riescono a reperire qualche “impiego” per fare le ricariche al telefonino senza passare dai genitori.
Queste purtroppo sono le realtà ch’io conosco, che mal si conciliano con le questioni di una regione, la Sicilia, che può avere il “lusso” di pagare numerosi dirigenti ai più disparati ambiti e settori, ma che non può permettersi di pulire le strade, regolarizzare i precari, offrire una sanità che non uccide. Scorgo peraltro una città dove si mettono in atto strane manovre per ottenere rimborsi dalla cosa pubblica, dove personaggi discutibili siedono in posti di potere e dove persone per avere prestato fedeltà ad un nome, fuori dal proprio partito (come se qualcuno lo avesse obbligato!) viene premiato con incarichi pubblici ben remunerati.
Queste non sono leggende. Sono storie di ordinaria follia, di PD e PDL, di sinistra e di destra, di voti “comprati” e messaggi indecifrabili. Storie di rabbia: quella rabbia di chi se la prende con l’ignoranza (e non piuttosto con chi l’ha causata o con chi l’ha portata al potere). Sono racconti, sono sentimenti e sensazioni. E se per un momento si prova a lasciare il caffè al bar, l’iphone sulla scrivania, uscendo dall’agiatezza che ormai solo poche persone conoscono, si vede una realtà ben diversa da quella identificabile nei dibattiti politici alla televisione. Cresce la gente che non ha da perdere nulla se non la propria libertà deturpata dalla mancanza di dignità. Aumentano le persone che in questo stato troverebbero l’humus per creare il caos. Ma poi preferiscono far finta di non capire, non usando questo malcontento per cambiare le cose, per ottenere giustizia sociale.
Questa realtà è simile a quella che ci si proietta affacciandosi in una giornata molto ventosa da un costone nei pressi di Quarara. Il mare che si ritira, torna indietro, lasciando scoperte le rocce solitamente coperte dall’acqua, facendo intravedere pesci che sguazzano fortunati in alcune pozzanghere; altri pesci, molti di più, muoiono perché rimasti fuori dal loro ambiente naturale. Tutto fa pensare che le acque si ritirino per sempre, che quei metri persi non saranno più recuperati. Invece il mare come un elastico ritorna: non si preoccupa dei pesci morti, ma li vendica travolgendo anche quelli delle pozzanghere scaraventandoli contro quelle stesse pietre che erano la ragione della loro fortuna. Le onde sembrano quasi rabbiose del tempo perso, sembrando di voler dare dimostrazione di forza. Continuano a crescere fino a raggiungere la roccia alla quale siamo affacciati. E’ proprio allora che capisci che anche nella nostra società siamo nella fase del risucchio: alcuni rimangono nel loro spazio dorato, molti si perdono, ma prima o poi l’onda arriva e si scaglia sulla casta.

[foto Gaspare Stassi]

2 commenti:

  1. la fase del risucchio - come leggo nell'interessante articolo da voi pubblicato- che sicuramente travolgerà la cattiva politica, non deve farci dimenticare di crescere e maturare una nuova classe dirigente e non mi pare , allo stato attuale, che i più si preoccupino di questo....avverrà la sostituzione...saremo pronti? Avremo fatto formazione politica? Avremo insegnato che la corruzione è un reato, oltre che penale, morale? E che è necessario distinguere i meritevoli dagli incapaci? I truffaldini dagli onesti? Se la realtà per i giovani appare incerta, fumosa, precaria ( fanno di tutto per farlo credere in ogni modo ed in ogni momento) chi di voi progetterà un futuro migliore? Non rischiamo tutti di limitarci a segnalare, fare riflettere, commentare, postare, senza opporre la risoluzioni e le drastiche scelte?

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  2. http://www.megavideo.com/?v=QWQVXXU0

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