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martedì 31 gennaio 2012

venerdì 27 gennaio 2012

Mazara: Occupazioni "legalmente" abusive

Se un giorno uscissi di casa per andare a fare la spesa e al rientro trovassi la mia abitazione occupata, le autorità competenti caccerebbero i nuovi “residenti”? Lascio a voi la risposta. Nel nostro comune il problema dell’occupazione abusiva delle case popolari si sta facendo sentire sempre più frequentemente ed in maniera irrisoria, aggravato dalla mancanza di leggi appropriate, che tutelino chi effettivamente una casa l’ha riscattata o avuta, aspettando la graduatoria, dall’Istituto Case Popolari di Trapani. Ed è altrettanto intollerabile che ci sia qualcuno che indichi, a dispetto di informazioni tutelate da privacy, quali siano le case “vuote” da poter occupare.

Proprio ieri presso Piazzale Europa, quartiere popolare di Mazara Del Vallo, una signora ha occupato una casa, che ha già un padrone (con tanto di documento che ne testimonia l’acquisto).

Eppure le forze dell’ordine non hanno portato via l’occupante abusivo. Io che vivo in questo quartiere da 22 anni non avevo mai assistito a nulla di simile, se non fosse che negli ultimi tempi la cosa sia diventata “ordinaria amministrazione”. Se prima regnava la serenità, adesso la gente ha la preoccupazione di allontanarsi da casa per qualche giorno (per andare a trovare magari qualche parente che vive fuori la Sicilia), o addirittura, nel caso di alcune signore anziane, di doversi rinchiudere in casa.

Insomma: come vi sentireste se occupassero casa vostra? Come vi sentireste se è da decenni che aspettate una casa e un qualunque individuo se ne appropria indebitamente? E’ giusto che la legge tuteli spesso e volentieri questi occupanti piuttosto che gli onesti cittadini?

Ringraziando gli amici di Sosta Vietata, lascio a voi utenti l’opportunità di riflettere.

Calogero Graffeo

martedì 10 gennaio 2012

Mazara, Ospedale, Pd e...Buon Anno!

C’erano una volta i simboli; c’erano una volta le belle storie, quelle che finivano con il "vissero felici e contenti"; c’erano una volta anche le storie che non erano belle ma solo importanti, quelle che vissute nella loro pienezza mettevano insieme gente diversa sotto uno stesso colore, sotto uno stesso sogno. C’era una volta anche la forza di non salire mai su certi carri, da vincenti o meno, perché una storia importante vissuta con ipocrisia, non conta se bella o meno, non merita di essere vissuta nè tantomeno condivisa.

Dare uno sguardo al passato, a quello che è stato, da la nozione chiara di quello che non è più e che dovrebbe essere il punto di partenza.

Tanto d’incipit non è casuale poiché a differenza di quanto fatto fino ad adesso non rivolgerò l’attenzione a tematiche teoriche, non guarderò criticamente al generale. Questo nuovo anno va inaugurato con qualcosa di diverso, un superamento di Sosta Vietata e di Canto Libero (che spero non vi dispiacerà), certo non disdegnando in futuro articoli meno “particolaristici”.

Ci sono giorni come altri, che passano da calendario, veloci e netti; ci sono giorni che segnano, che se anche non indicati in rosso sul calendario descrivono, incidono e colorano una vita, una città, una società. Il 29 dicembre 2011 per molti di voi non vorrà dire nulla di particolare: per carità compleanni ed onomastici, anniversari e commemorazioni sono liturgie importanti nella nostra cultura, ma quello a cui mi riferisco è altro. Se dico 11 settembre, senza specificare l’anno, tutti direte "torri gemelle" (così di getto!), magari non ricordando di quanti aerei realmente si componesse l’attacco, di quanti civili innocenti dolorosamente si descrivono sommariamente gli ultimi istanti di vita come l’evento topico della storia recente. Eppure senza volere arrivare ad alti livelli di esagerazioni nel piccolo della Sicilia occidentale, il 29 dicembre non è una data da superare velocemente. Di sicuro non è importante perché l'emittente televisiva Telejato di Pino Maniaci è sull’orlo del baratro e nessuno sembra accorgersene, neanche quella politica attenta ed antimafia (ahahahahaha!); di sicuro non è importante perché ci si apprestava a vivere uno dei capodanni più tristi dell’ultimo 15ennio dal punto di vista sociale nonché lavorativo; di sicuro non lo è neppure per tanti altri motivi seri di cui però la maggior parte dei divora-reality beatamente se ne infischia. Niente di tutto questo: il 29 dicembre a Mazara del Vallo c’è una sessione APERTA del consiglio comunale dal tema “OSPEDALE” (nel merito della questione rimando a gente più preparata di me che citerò più avanti in questo stesso testo). La sessione, per la verità, si consuma sempre secondo cerimonie ormai statualizzate nella prassi del consiglio, ad un occhio, stanco o peggio disincantato, poco verrebbe insolito: insomma tutto come da copione. Ma nella consuetudine non c’è per forza la verità, figuriamoci la giustizia. Ed allora i motivi per parlare di questa giornata sono parecchi: si potrebbe ad esempio cominciare dicendo che due consiglieri, nello specifico Iacono e Ballatore, magari per motivi degni, hanno precocemente abbandonato la seduta, senza motivare tale gesto. Non è che avessero l’obbligo di farlo, ma risultando presenti (gettone in tasca!), di fatto non lo erano: io, da ingenuo quale sono, non ne capisco il perché...sarebbe una giusta cosa spiegarlo; ancora si dovrebbe chiedere perché un sindaco, una giunta, una maggioranza ad essa collegata, correlata, costretta, siano assenti in blocco. Per la verità le domande sono due:

- Politicamente come si scioglie l’intreccio Mpa-Pdl, nemici alla regione, strani alleati nella Città del Satiro? L’assessore Russo manifestava certe intenzioni e tempi per le sorti sanitarie mazaresi, dall’altra parte il sindaco prometteva lotte contro la volontà di togliere il punto nascite nella nostra città. Sarà una coincidenza, ma entrambe le rette apparentemente incidentali si sono risolte in un muto parallelismo, rimanendo inevase. Indovinate chi ci perde…

- E poi oltremodo risulta strano che la figura più carismatica di una città sia assente laddove la città lamenta le peggiori, non uniche, carenze.

E’ vero, tutti questi sono punti interessantissimi da trattare (con la salute non si scherza del resto), ma pensare che le nostre vite e la nostra stessa sorte siano affidate a chi da una parte, prima credeva che Ruby Rubacuori fosse la nipote di Mubarak ed appartiene ad un partito che s'indigna contro chi fa i controlli fiscali ai ricchi, e dall’altra ad un governo regionale senza nessuna legittimazione elettorale ma fatta da “inciucioni” in cui lo stesso presidente, Lombardo, oltre alle storie che lo riguardano, si permette di dire che i 16 mila euro di stipendio mensile siano appena decenti, soprattutto dopo le tragedie sociali che si stanno consumando, beh mi lascia basito e speranzoso che presto un voto possa ripulire tutto questo. Altro però è quanto mi ha maggiormente colpito in questo 29 dicembre 2011, e non mi riferisco alle capacità oratorie di certi consiglieri (ahahahahaha!), quanto piuttosto alla compagine del Pd locale. Che il Partito Democratico abbia problemi a livello nazionale, tra le varie correnti che si fronteggiano per poltrone e direttivo, è tutto fuorché un segreto: d’altronde i Veltroni ed i D’Alema non sono soggetti sconosciuti e come loro tanti altri subordinati nella galassia delle inutilità politiche. Ma la cosa che più sconcerta è che a livello periferico la situazione è anche peggio. Dall’alto la linea non univoca, dal basso invece proviene l’equivoco. Nell'assise comunale i consiglieri comunali del Pd si scagliavano (spero sapendo di fare cosa senza velleità alcuna), sia contro il sindaco assente, che con la sua non presenza mette sempre tutti d’accordo, sia contro l’assessore Massimo Russo. Ma come? Contro Massimo Russo? Ma non ne avete sostenuto il candidato Vinnuccia Di Giovanni? Vabbè mi si dirà che “sono passati anni, le considerazioni sono diverse alla luce dei fatti sopraggiunti”. Non ci avevo pensato. Si, ma allora perché se l’operato dell’assessore è deprecabile il Pd di Lupo ne sostiene l’azione nel Consiglio Regionale? Non si può essere bravi e scellerati allo stesso tempo. Ma chiedere questo ai consiglieri comunali locali risulta fuori luogo, perché il coordinatore cittadino è fuori dagli scranni del massimo consesso cittadino. Per questo io chiedo direttamente alla coordinatrice Caterina Agate:

- Qual è la reale posizione del Pd nella vicenda ospedale?

- Perché Camillo Oddo e Baldo Gucciardi non spiegano ai tesserati ed elettori della provincia di Trapani perché è giusto fare sopravvivere il governo Lombardo alle condizioni attuali?

- Perché i Big del Pd non vengono nella nostra città a dire cosa voglio fare per questo pezzo di territorio?

Ed ancora:

-Perché il Pd mazarese è sempre alla ricerca di un “Papa Straniero”, ora Vinnuccia di Giovanni, alias Massimo Russo, quota Mpa, ora Tony Scilla, che per altro non risparmia mai all’ormai primo partito d’Italia, nella sua declinazione trapanese, sferzate anche parecchio piccate, da leggere non solo fra le parole?

- Perché persone che potrebbero dire la loro nel centro-sinistra sono state lasciate fuori nonostante abbiano investito il loro buon nome per la faccia di questa città?

Spero veramente di ricevere delle risposte, anche se chi d’illusioni vive diciamo che rischia di morire, almeno, “disilluso”. Certo queste domande saranno state fatte svariate volte, e tante svariate volte mi sarà capitato di non leggerle. Inoltre la situazione pensandoci è ancora più complicata allargando lo sguardo: il Partito Democratico nella nostra città conta meno di una realtà neonata come FDS (Forza del Sud) e non si può dimenticare quanto Ciro Caravà sia vicino. Tutto ciò meriterebbe qualcosa in più che qualche comunicato stampa. Meriterebbe attenzione ed impegno!

Come mia consuetudine però non mi fermo agli attacchi, poiché la pars destruens, ovvero le critiche, anche se fatte in buonafede hanno il solo compito di far notare il problema, non certo di risolverlo. La parte difficile è dire cosa fare e come, senza però essere convinti di essere maghi o strateghi. Bisognerebbe partire dal coinvolgimento che attualmente è assente. Le elezione prima di Veltroni e poi di Bersani alla segreteria e l’enorme mole di voti usciti dal nostro territorio dimostrano la voglia di esserci e di contare che andrebbe alimentata non dispersa: chi sa realmente dove sia la sede del Pd mazarese? Non solo il Pdl deve stare sul territorio o nel corso principale. E ancora: i giovani mancano o quelli che se ci sono vengono messi in naftalina? Dove sono le loro iniziative, le loro volontà ed i loro rappresentanti; perché un giovane dovrebbe approcciarsi al Pd se non vi sono coetanei da loro scelti? I giovani non devono essere il surrogato dei vecchi, così come nessun giovane con la passione politica deve illudersi di potere crescere all’ombra di un uomo mediocre se non vuole emularne la mediocrità. E’ vero che le ricette sono banali, semplici, ma addirittura questa semplicità può essere decisiva. In precedenza avevo fatto riferimento a chi più e meglio di me poteva parlare dell’Ospedale di Mazara e dell’attuale difficoltà e mi riferivo al “MOVIMENTO DI AZIONE POPOLARE”. Questo gruppo, formatosi spontaneamente sull’onda crescente d’indignazione, ha creato nello stupore generale, e da alcuni tristemente celato, una magia ed al tempo stesso una riscoperta dei valori civici. La bellezza dello stare insieme, del manifestare con la genuinità delle proprie idee senza preconcetti, rimettendoci soldi e salute, passando notti insonni dentro l’ospedale. Quella forza che proprio il Pd ha perso e che non può ritrovarsi solamente in pancia. Il Pd dovrebbe partire da queste realtà, da questi splendidi cittadini che vogliono il loro diritto così com’è giusto che sia. Partire da questi movimenti, dove si parla a discapito di età e di titolo di studio, dove non c’è un parola ed il coro, ma le diverse opinioni da cui si può anche dissentire, è l’humus che rende un club un partito, un sogno un progetto, una sfida un percorso.


Per carità, cari democratici, poi potete sempre ignorare questa gente e restare come siete: trasparenti.

Ivano Asaro

Mazara,ospedale, Pd e...Buon Anno

C’erano una volta i simboli; c’erano una volta le belle storie, quelle che finivano con il "vissero felici e contenti"; c’erano una volta anche le storie che non erano belle ma solo importanti, quelle che vissute nella loro pienezza mettevano insieme gente diversa sotto uno stesso colore, sotto uno stesso sogno. C’era una volta anche la forza di non salire mai su certi carri, da vincenti o meno, perché una storia importante vissuta con ipocrisia, non conta se bella o meno, non merita di essere vissuta nè tantomeno condivisa.

Dare uno sguardo al passato, a quello che è stato, da la nozione chiara di quello che non è più e che dovrebbe essere il punto di partenza.

Tanto d’incipit non è casuale poiché a differenza di quanto fatto fino ad adesso non rivolgerò l’attenzione a tematiche teoriche, non guarderò criticamente al generale. Questo nuovo anno va inaugurato con qualcosa di diverso, un superamento di Sosta Vietata e di Canto Libero (che spero non vi dispiacerà), certo non disdegnando in futuro articoli meno “particolaristici”.

Ci sono giorni come altri, che passano da calendario, veloci e netti; ci sono giorni che segnano, che se anche non indicati in rosso sul calendario descrivono, incidono e colorano una vita, una città, una società. Il 29 dicembre 2011 per molti di voi non vorrà dire nulla di particolare: per carità compleanni ed onomastici, anniversari e commemorazioni sono liturgie importanti nella nostra cultura, ma quello a cui mi riferisco è altro. Se dico 11 settembre, senza specificare l’anno, tutti direte "torri gemelle" (così di getto!), magari non ricordando di quanti aerei realmente si componesse l’attacco, di quanti civili innocenti dolorosamente si descrivono sommariamente gli ultimi istanti di vita come l’evento topico della storia recente. Eppure senza volere arrivare ad alti livelli di esagerazioni nel piccolo della Sicilia occidentale, il 29 dicembre non è una data da superare velocemente. Di sicuro non è importante perché l'emittente televisiva Telejato di Pino Maniaci è sull’orlo del baratro e nessuno sembra accorgersene, neanche quella politica attenta ed antimafia (ahahahahaha!); di sicuro non è importante perché ci si apprestava a vivere uno dei capodanni più tristi dell’ultimo 15ennio dal punto di vista sociale nonché lavorativo; di sicuro non lo è neppure per tanti altri motivi seri di cui però la maggior parte dei divora-reality beatamente se ne infischia. Niente di tutto questo: il 29 dicembre a Mazara del Vallo c’è una sessione APERTA del consiglio comunale dal tema “OSPEDALE” (nel merito della questione rimando a gente più preparata di me che citerò più avanti in questo stesso testo). La sessione, per la verità, si consuma sempre secondo cerimonie ormai statualizzate nella prassi del consiglio, ad un occhio, stanco o peggio disincantato, poco verrebbe insolito: insomma tutto come da copione. Ma nella consuetudine non c’è per forza la verità, figuriamoci la giustizia. Ed allora i motivi per parlare di questa giornata sono parecchi: si potrebbe ad esempio cominciare dicendo che due consiglieri, nello specifico Iacono e Ballatore, magari per motivi degni, hanno precocemente abbandonato la seduta, senza motivare tale gesto. Non è che avessero l’obbligo di farlo, ma risultando presenti (gettone in tasca!), di fatto non lo erano: io, da ingenuo quale sono, non ne capisco il perché...sarebbe una giusta cosa spiegarlo; ancora si dovrebbe chiedere perché un sindaco, una giunta, una maggioranza ad essa collegata, correlata, costretta, siano assenti in blocco. Per la verità le domande sono due:

- Politicamente come si scioglie l’intreccio Mpa-Pdl, nemici alla regione, strani alleati nella Città del Satiro? L’assessore Russo manifestava certe intenzioni e tempi per le sorti sanitarie mazaresi, dall’altra parte il sindaco prometteva lotte contro la volontà di togliere il punto nascite nella nostra città. Sarà una coincidenza, ma entrambe le rette apparentemente incidentali si sono risolte in un muto parallelismo, rimanendo inevase. Indovinate chi ci perde…

- E poi oltremodo risulta strano che la figura più carismatica di una città sia assente laddove la città lamenta le peggiori, non uniche, carenze.

E’ vero, tutti questi sono punti interessantissimi da trattare (con la salute non si scherza del resto), ma pensare che le nostre vite e la nostra stessa sorte siano affidate a chi da una parte, prima credeva che Ruby Rubacuori fosse la nipote di Mubarak ed appartiene ad un partito che s'indigna contro chi fa i controlli fiscali ai ricchi, e dall’altra ad un governo regionale senza nessuna legittimazione elettorale ma fatta da “inciucioni” in cui lo stesso presidente, Lombardo, oltre alle storie che lo riguardano, si permette di dire che i 16 mila euro di stipendio mensile siano appena decenti, soprattutto dopo le tragedie sociali che si stanno consumando, beh mi lascia basito e speranzoso che presto un voto possa ripulire tutto questo. Altro però è quanto mi ha maggiormente colpito in questo 29 dicembre 2011, e non mi riferisco alle capacità oratorie di certi consiglieri (ahahahahaha!), quanto piuttosto alla compagine del Pd locale. Che il Partito Democratico abbia problemi a livello nazionale, tra le varie correnti che si fronteggiano per poltrone e direttivo, è tutto fuorché un segreto: d’altronde i Veltroni ed i D’Alema non sono soggetti sconosciuti e come loro tanti altri subordinati nella galassia delle inutilità politiche. Ma la cosa che più sconcerta è che a livello periferico la situazione è anche peggio. Dall’alto la linea non univoca, dal basso invece proviene l’equivoco. Nell'assise comunale i consiglieri comunali del Pd si scagliavano (spero sapendo di fare cosa senza velleità alcuna), sia contro il sindaco assente, che con la sua non presenza mette sempre tutti d’accordo, sia contro l’assessore Massimo Russo. Ma come? Contro Massimo Russo? Ma non ne avete sostenuto il candidato Vinnuccia Di Giovanni? Vabbè mi si dirà che “sono passati anni, le considerazioni sono diverse alla luce dei fatti sopraggiunti”. Non ci avevo pensato. Si, ma allora perché se l’operato dell’assessore è deprecabile il Pd di Lupo ne sostiene l’azione nel Consiglio Regionale? Non si può essere bravi e scellerati allo stesso tempo. Ma chiedere questo ai consiglieri comunali locali risulta fuori luogo, perché il coordinatore cittadino è fuori dagli scranni del massimo consesso cittadino. Per questo io chiedo direttamente alla coordinatrice Caterina Agate:

- Qual è la reale posizione del Pd nella vicenda ospedale?

- Perché Camillo Oddo e Baldo Gucciardi non spiegano ai tesserati ed elettori della provincia di Trapani perché è giusto fare sopravvivere il governo Lombardo alle condizioni attuali?

- Perché i Big del Pd non vengono nella nostra città a dire cosa voglio fare per questo pezzo di territorio?

Ed ancora:

-Perché il Pd mazarese è sempre alla ricerca di un “Papa Straniero”, ora Vinnuccia di Giovanni, alias Massimo Russo, quota Mpa, ora Tony Scilla, che per altro non risparmia mai all’ormai primo partito d’Italia, nella sua declinazione trapanese, sferzate anche parecchio piccate, da leggere non solo fra le parole?

- Perché persone che potrebbero dire la loro nel centro-sinistra sono state lasciate fuori nonostante abbiano investito il loro buon nome per la faccia di questa città?

Spero veramente di ricevere delle risposte, anche se chi d’illusioni vive diciamo che rischia di morire, almeno, “disilluso”. Certo queste domande saranno state fatte svariate volte, e tante svariate volte mi sarà capitato di non leggerle. Inoltre la situazione pensandoci è ancora più complicata allargando lo sguardo: il Partito Democratico nella nostra città conta meno di una realtà neonata come FDS (Forza del Sud) e non si può dimenticare quanto Ciro Caravà sia vicino. Tutto ciò meriterebbe qualcosa in più che qualche comunicato stampa. Meriterebbe attenzione ed impegno!

Come mia consuetudine però non mi fermo agli attacchi, poiché la pars destruens, ovvero le critiche, anche se fatte in buonafede hanno il solo compito di far notare il problema, non certo di risolverlo. La parte difficile è dire cosa fare e come, senza però essere convinti di essere maghi o strateghi. Bisognerebbe partire dal coinvolgimento che attualmente è assente. Le elezione prima di Veltroni e poi di Bersani alla segreteria e l’enorme mole di voti usciti dal nostro territorio dimostrano la voglia di esserci e di contare che andrebbe alimentata non dispersa: chi sa realmente dove sia la sede del Pd mazarese? Non solo il Pdl deve stare sul territorio o nel corso principale. E ancora: i giovani mancano o quelli che se ci sono vengono messi in naftalina? Dove sono le loro iniziative, le loro volontà ed i loro rappresentanti; perché un giovane dovrebbe approcciarsi al Pd se non vi sono coetanei da loro scelti? I giovani non devono essere il surrogato dei vecchi, così come nessun giovane con la passione politica deve illudersi di potere crescere all’ombra di un uomo mediocre se non vuole emularne la mediocrità. E’ vero che le ricette sono banali, semplici, ma addirittura questa semplicità può essere decisiva. In precedenza avevo fatto riferimento a chi più e meglio di me poteva parlare dell’Ospedale di Mazara e dell’attuale difficoltà e mi riferivo al “MOVIMENTO DI AZIONE POPOLARE”. Questo gruppo, formatosi spontaneamente sull’onda crescente d’indignazione, ha creato nello stupore generale, e da alcuni tristemente celato, una magia ed al tempo stesso una riscoperta dei valori civici. La bellezza dello stare insieme, del manifestare con la genuinità delle proprie idee senza preconcetti, rimettendoci soldi e salute, passando notti insonni dentro l’ospedale. Quella forza che proprio il Pd ha perso e che non può ritrovarsi solamente in pancia. Il Pd dovrebbe partire da queste realtà, da questi splendidi cittadini che vogliono il loro diritto così com’è giusto che sia. Partire da questi movimenti, dove si parla a discapito di età e di titolo di studio, dove non c’è un parola ed il coro, ma le diverse opinioni da cui si può anche dissentire, è l’humus che rende un club un partito, un sogno un progetto, una sfida un percorso.


Per carità, cari democratici, poi potete sempre ignorare questa gente e restare come siete: trasparenti.

Ivano Asaro

sabato 7 gennaio 2012

Rivoluzione: Stazione Milano Centrale, binario 24.


In questi giorni, in assoluta continuità con l’anno appena trascorso, si percepisce tra le strade, nei luoghi pubblici e soprattutto in rete, un apparente desiderio di cambiamento, di svolta, sempre più spesso ci troviamo al cospetto di un termine impegnativo come, rivoluzione.

Ho usato volontariamente due aggettivi: apparente e impegnativo, proprio perché stanno alla base di una domanda, ovvero un dubbio sortomi qualche tempo fa, ma gli italiani la vogliono davvero cambiare questa nazione?

­“Rivoluzione: improvviso cambiamento di idee, condizioni sociali, economiche, culturali, politiche in forte contrapposizione a quelle precedenti.”

Credo di aver trovato risposta al mio interrogativo, un giudizio del tutto soggettivo, ma che rispecchia pienamente la realtà dei fatti, la concezione che ne scaturisce è in forte contrasto con l’attuale immagine che diamo del nostro paese, nello specifico della nostra situazione economica e mi riferisco all’economia reale del paese,quella che riguarda in prima persona le famiglie italiane.

La maggior parte di esse è ancora fortemente legata ad uno stile di vita che fa del suo idolo il dio-consumismo e della sua preoccupazione più grande il presente,senza pensare all’imminente futuro, è molto diffuso il pensiero “per oggi va bene, domani si vedrà”, sono certo che fino a quando varrà questa condizione,la rivoluzione rimarrà soltanto un miraggio, una parola priva di senso da scaraventare in qualche meandro del World Wide Web, la grande rete mondiale.

Con tale affermazione non intendo negare le difficoltà che trovano riscontro oggettivo nella quotidianità del nostro paese, ma è mia intenzione evidenziare una personale impressione, un pensiero che nasce in quel di Milano.

Mi trovo alla stazione Milano centrale per dirigermi successivamente in piazza duomo, arrivato a destinazione, mi sorprese la folta presenza di persone all’interno di negozi stracolmi, ma ipotizzai che il tutto rientrasse nella normalità meneghina, nulla di strano quindi; se non fosse stato che tornando in stazione, potei rendere effettivo ciò che mi ero programmato precedentemente, ovvero mi sentivo in dovere di recarmi sotto l’ormai nota “torre dei ferrovieri” dove da circa un mese è in atto la protesta di 3 lavoratori (Giuseppe, Carmine e Oliviero insieme agli altri ex-dipendenti della Wagon-Lits) contro la soppressione dei treni notturni e del loro conseguente licenziamento.

Seguendo il binario 24, mi ritrovai ad ascoltare le parole, le richieste e i canti (Indimenticabile interpretazione di “bella ciao”) di quei tre operai sulla torre, tre lavoratori simbolo a mio parere di quella rivoluzione VERA non quella banalmente divulgata, LORO stavano ribellandosi realmente.

Fu sotto quella torre che vidi e sentii la bellezza della rivoluzione, ma di un'altra cosa mi resi conto, di quanto fossero soli, l’assenza e l’indifferenza della “folla”era la vera protagonista, ed è con la medesima indifferenza che scagliamo contro chi protesta e si ribella davvero, che uccidiamo la nostra rivoluzione.

La rivoluzione è in atto, e noi ci teniamo accuratamente a debita distanza, in fondo abbiamo ancora qualche spicciolo da spendere in piazza duomo.

P.Diodato