Google+

lunedì 8 luglio 2013

Mazara e le parole non dette

Ivano Asaro
Ho sempre amato imparare. Ho sempre dato un alto valore al sapere. La cultura, la conoscenza, sono le chiavi dell'auto che non possiedi, le montagne che vedi in riva al mare, le persone vive che incontri di fronte le tombe. La cultura è uno strumento di benessere, più che di felicità.
Fin da piccolo ho sempre prediletto un metodo, le maestre dicevano metodo di studio, per imparare, per capire. Cominciavo dai concetti generali e dalle cose curiose per poi, col tempo addentrarmi nei meandri e nei capitoli più specifici di certe materie. Diventato grande, la mente si fa più dura, svanisce una parte d'immaginazione, e come tutti  prima che capire l'argomento passo al capire le opinioni che altri hanno sull'argomento, e questo in fondo lo facciamo tutti: per la riforma delle pensioni, prima ancora della legge sentiamo il parere del sindacato e del ministro; per le auto ancora prima del libretto di istruzioni le parole dell'amico.




Si diventa grandi e si comincia a capire e ragionare per schemi, per parole già postulate, si comincia insomma a capire qualcosa che altri hanno giustamente capito prima di te e ti porgono.

Nel volere capire Mazara ho applicato questo metodo, ho cercato schemi e parole, idee e riflessioni: risultato? Ne ho trovato parecchio di materiale.
Ma più andavo avanti in quest'analisi, più mi addentravo nel torturare amici politici e no, mi sono reso conto che questa Mazara non va capita per le <<parole che ci sono>> ma attraverso le parole non dette, le parole scomparse e le parole sussurrate: Mazara attualmente è il quadro vuoto delle parole mute.

Ma quali sono le parole non dette? L'elenco anche qui sarebbe lungo ed estenuante, ma sarebbe ipocrita non capire che ci sono parole che sono più sensazionali ed incisive di altre, ed è per questo che sinteticamente ne possiamo citare alcune.

Come non cominciare dalle parole scomparse dal lessico cittadino, e come non iniziare dalla regine delle promesse elettorali, ovvero da quella parola, la <<ferrovia>>.
L'attuale sindaco Cristaldi ha puntato, e ciò è stato propedeutico alla sua vittoria, sul sogno di una città senza passaggi a livello, una città senza strada ferrata a spezzar in due la città.

I mazaresi, come tutti gli altri italiani, avvezzi a spaccarsi su tutto, hanno dato terreno fertile a quella tattica elettorale, percorrendo la via dei pro e dei contro, che in questa sede non commentiamo, ma che ci pone un ulteriore quesito: quali risultati?
Pur partendo dal presupposto che il progetto fosse valido e positivo, cosa si è prodotto dopo quattro anni?
Concretamente niente, ed ecco perché la parola ferrovia è scomparsa dai giornali amici, dai politici collaterali ed affini.
Ma perché non ne parla l'opposizione?
Sostanzialmente perché in questa vicenda, non tutte le colpe sono della giunta, anzi il consiglio con le sue alterne maggioranze ha sempre mostrato singoli consiglieri che si sono saltuariamente mostrati favorevoli prima e contrari dopo, e viceversa.

Oggi? Oggi non pronunciare più la parola ferrovia fa bene a tutti, ed ecco che ferrovia diventa da vessillo parola muta.

Ma le parole scomparse non finiscono qui, non finiscono mai in realtà, ed ogni campagna elettorale ha le proprie. Possiamo scordare i termini <<spiaggia in città>>? Possiamo scordare le parole <<spiaggia fruibile tutto l'anno>>. Tutti termini che grazie ad una città semi dormiente, infestata da una crisi irreversibile, già da tempo, hanno gioco facile ad insabbiarsi grazie all'arte politica dell'attuale sindaco e dei suoi accoliti.









Come dicevo prima, però, Mazara non si erge solo su parole scomparse, ma anche su parole mai dette, mai pronunciate con senso. Esempi? Anche qui, in un elenco lunghissimo, ne scegliamo alcune: coerenza e senso civico. Parlare di coerenza senza pontificare, senza fare moralismi è al quanto complesso, ma ci si prova. “Basta cominciare guardando l'attuale giunta per capire come sia cosa inutile aspettarsi che personaggi pubblici siano coerenti con quanto affermato con forza appena appena due anni prima, a quanto da loro stessi detto e pronunciato con convinzione veemente”.




E certo non è più ragguardevole puntare lo sguardo al consiglio comunale, considerando che le dinamiche sono del tutto simili.
Se per coerenza non brilla la politica mazarese, certo per senso civico non si distingue il popolo mazarese.
Esempi anche qui a iosa. Basta fare un giro per le strade per rendersi conto che il novantanove percento delle buche non sono addebitabili alla scarsa qualità delle strade, così come costruite, bensì ai lavori dei privati, che sono veloci nello spaccare la strada, che è di tutti, ma che non si curano, mai, ma proprio mai, di risanare la strada con i criteri giusti onde evitare le buche, di cui tutti ci lamentiamo.

A Mazara però le chiamate anonime ai finanzieri sulle case abusive arrivano, sulla vergogna delle strade rovinate no. E per carità non voglio dire che non debbano arrivare le prime, ma che l'uso del telefono non dovrebbe essere selettivo.
Ora il senso civico è concetto estensibile quasi a piacimento e potremmo parlare e metterci tutto dentro, ma una cosa che di certo non può non esserci è lo stato di Tonnarella, anzi la scomparsa di Tonnarella.
Qui l'unica cosa che mi sento di dire è un fragoroso grazie ai mazaresi che sono stati silenti negli anni '70 e '80 di fronte agli affari della mafia, agli affari di chi si considera cavaliere in questa città e di quattro affaristi collusi, nella speranza di avere il villino estivo.
Mazara ha questo senso civico, quello del silenzio e delle parole mai dette, mai come le parole <<decenza e legalità>>.
A Mazara infine c'è una terza categoria: quella delle parole sussurrate, delle parole sottovoce, magari dette ai figli, ma non usabili in pubblica piazza con pienezza.
Esempi: oltre alla parola <<ambiente>>, venuta fuori indirettamente con il tema Tonnarella, come non metterci due parole fra loro affini, anche se ricadenti in ambiti diversi, ovvero alleanze e mafia.
Allearsi, di per se termine nobile, a Mazara lo si pronuncia quasi sempre con un filo di voce, perché le alleanze non sono per qualcuno, ma contro qualcuno.
Le alleanze Pietro Marino-Vito Torrente sono contro altri candidati sindaco, cosa legittima ancorché di difficile comprensione per gli elettori di centro-destra; gli alleati di D'Alì nella città del Satiro saranno contro Cristaldi a meno di stravolgimenti; ci si allea per battere qualcuno, e non ci si allea per favorire qualcuno, come il pd mazarese che non crea una coalizione locale, per favorire in quell'area proprio Vito Torrente.
La politica è cosa magmatica per sua stessa natura, ed ecco perché gli esempi da me fatti potrebbero scomparire domattina, ma ci sono, e comunque la logica di fondo rimane: a Mazara ci si allea, ma almeno all'inizio è meglio non dirlo, è meglio fare passare la cosa sottotraccia, per non dare vantaggi agli avversari. Alleanze fatte sulla testa di cittadini che vedono aprire e chiudere sogni e prospettive con la stessa cadenza con cui si aprono e chiudono le suddette alleanze, fin tanto che il cittadino medio si stanca, non segue più le vicende e pensa ad altro, e ti capita di vedere fantasmi in giunta.
L'altra parola con cui chiudiamo questo estenuante elenco è Mafia. La mafia, il sottofondo di Mazara.
Uno scenario povero di uomini forti e di grossi mezzi che però è ancora in grado di assicurare una certa autorità, a cui ancora una certo ceto politico e certe fasce della popolazione ambiscono ad avvicinare se non ad assoggettare.
Ora si può dire ciò che si vuole, ma la Mafia a Mazara c'è, nonostante non sia più quella di una volta, ovvero non sia più ricca o potente.
La mafia è uno di quei temi che si sussurrano, che si leggono sul giornale di Sicilia, ma che quasi mai ti fanno cambiare bar o cartolibreria, figuriamoci voto.

La mafia non è una parola sussurrata: a Mazara la parola Mafia è una parola fantasma, tutto all'ombra di Matteo Messina Denaro .



Anche questa volta ho provato ad essere sintetico, ma i compiti per l'estate sono sempre complessi, e danno sempre frutti laboriosi da assimilare, specie quando il tema è variopinto. Mazara è un caleidoscopio di situazioni, di silenzi e grida, in cui il peso maggiore ce l'hanno le parole che non si dicono, e siccome qui le ho dette, nei prossimi appuntamenti mi occuperò di approfondire i riferimenti che ho fatto. Buona estate.



Ivano Asaro