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giovedì 3 ottobre 2013

Un anno senza "Matteo Asaro"

Matteo Asaro


Ho immaginato decine di volte questo momento, e decine di volte ho rielaborato questo ricordo. Scrivere, anche quando lo si fa per passione, non è mai una cosa facile se in gioco ci sono sentimenti ed emozioni personali. Capisci, col tempo e con la volontà, che a volte non si deve scrivere perché è bello, o perché piace, ma anche perché è giusto. È questa è una di quelle occasioni.





Il 3 ottobre del 2012 se ne andava prematuramente Matteo Asaro, mio zio Matteo Asaro. Questi mesi, trascorsi da quel tragico giorno, sono passati sulla mia testa ed hanno inciso il mio modo di pensare in maniera indelebile. In questi mesi, ogni singolo giorno, anche per un solo secondo il pensiero è volato allo zio che non c'era più.



Ogni cosa che era del suo mondo me lo faceva e fa immaginare. Un attrezzo edile, una passeggiata in campagna persino un tavolo da biliardo sono la chiave per aprire il baule dei ricordi. Nei giorni particolarmente tristi poi, sembra quasi di averlo a fianco, con la sua sigaretta accesa magari a parlare di politica, oppure dentro la macchina con lo stereo che trasmette canzoni “moderne” in inglese e lui li a criticarle perché <<nessuno di questi vale Albano>>.

Matteo Asaro prematuramente scomparso ha lasciato un vuoto incolmabile nei suoi cari ed io, suo nipote, posso dire che nonostante i più si ricordino di lui come imprenditore edile mazarese, io invece non scorderò mai il suo essere un buon padre di famiglia. Se un giorno mi chiedessero cos'è la prima cosa che mi viene in mente se penso a mio zio Matteo, io senza ombra di dubbio risponderei “il clima di protezione che sapeva creare attorno alle persone che amava”. Ogni soggetto che entrava tra i suoi affetti aveva un uomo su cui contare in ogni circostanza, indifferentemente se tu fossi stato suo figlio, moglie, nipote, fratello o cognata.


Ricordo perfettamente il giorno del suo funerale. La chiesa “Madonna del Paradiso” gremita ed attonita. Lo stupore che non lasciava spazio al dolore, tanto era strano immaginare che Matteo Asaro, “Matteo il gigante”, “Matteo quello che non si spaventava di nessuno”, “Matteo quello forte” era solo un ricordo, perché un brutto male ce l'aveva portato via. Quel giorno, dallo sguardo delle persone più anziane ho capito che tutto può accadere, anche dispiacersi per una persona di cui si conoscono i difetti, come abbiamo tutti, ma di cui sicuramente non si può scordare la generosità.


Questi mesi sono trascorsi, settimana dopo settimana, pietra dopo pietra, fiore dopo fiore di fronte una lapide che stenta a contenere il suo enorme spirito. Ancora oggi la frase più ricorrente di fronte al suo loculo è: << ma come si fa? >>, << Lui con tutta quella grinta>>.

Matteo non c'è più. Matteo è ormai un ricordo. Un pensiero scritto con inchiostro indelebile nella mente della gente che lo ha conosciuto, di chi gli ha voluto bene, e della Mazara Calcistica. Si perché Matteo Asaro è stato tante cose, ma prima di ogni altro passaggio è indubbio che di lui si conservi la memoria sportiva. Matteo, mito della Folgore e della Mazara appassionata di sport, negli anni in cui si sudava tra la polvere ed il fango. Oggi la gente che passa di fronte la sua tomba e guarda la foto di lui giovane e vigoroso con la maglietta della squadra di calcio in cui militava, non può non provare un pizzico di malinconia per quegli anni ormai passati e per il fatto che il male ha piegato un simbolo di quella generazione.

Io non ho mai visto mio zio giocare a calcio, non l'ho mai visto neanche palleggiare, ma di lui mi rimarrà sempre il ricordo di quando con i chiodi mi spiegava come funzionavano i movimenti della difesa, di quando mi istruiva sui passaggi che un buon centrocampista deve sapere fare. La sua conoscenza calcistica, la sua tenacia, il suo ardore, anche i suoi difetti e la sua generosità, rimarranno sempre nel cuore mio e degli altri nipoti, dei fratelli, dei cognati, dei figli e della moglie.

Matteo se n'è andato, ma in realtà è ancora a fianco a noi. Lui è il ricordo che ogni tanto verrà a sedersi nella sedia vicino, mentre si fuma una sigaretta, mentre parla di politica o di calcio. Matteo non se ne andrà perché noi infondo lo vogliamo qui, con la sua postura da ex calciatore con le gambe divaricate, che erano un mix di quell'arroganza che piace e di quella personalità che non si piega, e che anche oggi ad un anno dalla sua morte ci da sicurezza.


Io non posso dire altro, tranne che una cosa, anche da lassù CIAO PROFESSU'


Matteo Asaro

                                                                                                       

                                                                                                                                                Ivano Asaro



Primo Memorial "Matteo Asaro"