Google+

mercoledì 26 febbraio 2014

Gratteri non è Ministro. Le paure, le ignoranze, i protagonismi

Ivano Asaro
Si, anche io ci sono caduto. Devo confessarlo: “Anche io ho fatto il Toto-ministri”. 

Quello di designare ipoteticamente un governo perfetto, un consiglio dei ministri ideale, è sport inutile e superficiale. Non è mai esistito un esecutivo perfetto, probabilmente mai esisterà. Indicare dei nomi, farlo sulla base di storie personali, magari di particolari eccellenze, non assicura la traslazione positiva delle competenze in ambito politico, anzi certamente trasforma il <<quasi eroe>> in politico (termine ai nostri giorni con una forte connotazione negativa) e le idee in tagliola di sentimenti, sogni, speranze. Portare gente di riconosciuto pregio, magari internazionale, in un luogo dove la furbizia regna sovrana è una pratica rischiosa, sotto, come detto, il profilo oggettivo e soggettivo. 



Però ci si prova. Si immagina che un uomo che fa brillare la sua azienda possa lucidare l'economia italiana, che uno stimato professore possa annichilire il burocratese e rendere fluente la macchina amministrativa. Insomma si immagina e si spera. Lo si fa con la consapevolezza che la politica è un'altra cosa

Un politico è un uomo che deve avere competenza, immancabile, ma deve ancor prima essere un sociologo, capendo il mondo che lo circonda, deve avere prospettive, per compiere i miglioramenti cui la sua azione deve tendere. Deve inoltre essere in grado di mediare tra le diverse posizioni, senza perdere mai la via maestra. 
L'onestà? Quella, nonostante i tempi infausti in cui viviamo, la do per sottintesa. Un ministro quindi non deve essere particolarmente competente, basta il giusto, ma avere un fine ed un metodo, che poi i tecnici tradurranno in <<carta di legge>>. Allo stesso modo un tecnico deve avere un solo fine: ovvero tradurre in testo normativo ciò che la classe politica indica. 
Tutto questo mi sta bene. Posso quindi anche accettare che mi si dica che un ministro non può essere in <<conflitto d'interessi>>: quella strana posizione per cui il controllore ha interessi in comune con il controllato, o è lui stesso. Purtroppo il <<conflitto d'interessi>> è materia oscura nel nostro paese. Nonostante sia di chiarissima comprensione, per via delle perversioni logiche che i Berlusconiani hanno prodotto dal 1994 ad oggi, si fa parecchia confusione sul tema. Io comunque, ripeto, credo che un ministro non possa trovarsi in <<conflitto d'interessi>> per esercitare al meglio la propria funzione. Con queste argomentazioni è stato smontato il teorema per cui, come vedete dallo schema precedente, il ministro della giustizia ideale sarebbe stato Nicola Gratteri. 


Il magistrato in prima linea contro la 'Ndrangheta sarebbe stato in conflitto di interessi: <<in quanto un magistrato non avrebbe ben contemperato le esigenze tra apparato giudiziario, e tutto il resto del mondo giuridico>>. Io che avevo delineato quel consiglio dei ministri quasi per gioco ho molto riflettuto su queste annotazioni. Pensando pensando, sono arrivato a delle conclusioni. Evidentemente designare Nicola Gratteri, che ha una storia, un coraggio, un metodo noto a tutti, sarebbe stato un bel segnale (che da quanto si apprende Napolitano avrebbe sacrificato sull'altare delle riforme costituzionali con Forza Italia). Un uomo che rischia la vita, che si è visto recapitare un bazooka a poche centinaia di metri dal tribunale, in cabina di regia, nel posto dove si decide. Un sogno per me, un abominio politico per altri. Allora io mi fermo e penso. Conflitto di interessi è un modo complicato per dire che ci sono due o più posizioni in gioco che devono essere vagliate e regolate in modo terzo ed imparziale: il controllore non può essere di parte. 

Nel caso di Gratteri chi si sarebbe sentito osteggiato dalla scelta di un arbitro avverso? La 'ndrangheta? La lobby degli avvocati? Non credo che questi due soggetti collettivi possano vantare granché di titolo per rivendicare un eventuale <<problema Gratteri>>. Io non vedo una problematica da questo punto di vista. Magari un magistrato che occupa un ministero potrebbe fare perdere l'imparzialità della magistratura? Non vedo neanche qui il problema visto che quasi tutti gli schieramenti (almeno ideologicamente intesi) hanno nel tempo schierato magistrati e giudici (esempi agli antipodi fra loro sono Felice Casson, eletto nel Pd, e Alfredo Mantovano, pdl, solo per dire i primi due nomi di una lunga serie). Insomma i magistrati prestati alla politica, che hanno rivelato le loro ideologie, ci sono e ci saranno, ed un ministero è solo un aumento di responsabilità non un aggravio della colpa. Allora qual'è il problema? Perché Gratteri è inviso anche ai Renziani? Qual'è il reale pericolo che Gratteri ha rappresentato? 

Constatato che la divisione dei poteri è uno dei cardini dello stato di Diritto (e da umile studente di giurisprudenza ammiro il sistema di pesi e contrappesi delineato dalla Costituzione che troppi si accingono a devastare) vorrei ora porre il punto su un altro tassello della costruzione logica che ha avversato Gratteri, quando ormai il suo nome era uscito per fare spazio all'onnicompetente Andrea Orlando.

Perché la levata di scudi contro Gratteri alla giustizia e neanche una riga contro i tecnici di questi anni? Il governo Monti se valgono le regole elencate per il caso Gratteri non si sarebbe dovuto neanche presentare alle camere. Tanto per ricordare:

  • Affari europei: Enzo Moavero Milanesi (Già giudice di primo grado presso la Corte di giustizia dell'Unione europea in Lussemburgo e collaboratore della Commissione europea in qualità di Direttore Generale del Bureau of European Policy Advisors)
  • Affari esteri: Giulio Terzi di Sant'Agata (diplomatico ed ambasciatore italiano )
  • Cooperazione internazionale e integrazione: Andrea Riccardi (fondatore nel 1968 dellaComunità di Sant'Egidio)
  • Interno: Anna Maria Cancellieri ( prefetto e funzionaria italiana da più di un trentennio)
  • Difesa: Giampaolo Di Paola (militare, ammiraglio)
  • Sviluppo Economico: Corrado Passera (Banchiere, ex amministratore delegato di Poste Italiane)
  • Giustizia: Paola Severino (avvocato, giurista)

Questi esempi solo per rimanere ai casi eclatanti. 



Trovo quindi abbastanza complesso (magari abbastanza imbarazzante) spiegare perché è giusto un militare alla difesa, un ambasciatore agli esteri, un banchiere allo sviluppo economico e non un eroe moderno e magistrato in prima linea al ministero della giustizia.  Con la non-nomina di Gratteri (che da quanto si dice aveva dato la sua disponibilità) si perde una grandissima occasione di legalità. Tutti, compreso Renzi, si ostinano a dire che questo governo, come quello Letta e prima ancora quello Monti, erano esecutivi di emergenza. Governi e maggioranze nate per sopperire agli enormi problemi del nostro paese. Bene: il primo problema di questo paese continua ad essere la Mafia in tutte le sue forme ed in tutti i suoi effetti. Corruzione, concussione, malversazione, peculato, scarsa competitività di aziende e di intere zone territoriali sono frutto del radicamento mafioso. Malapolitica, violenza, sono frutto della presenza della Mafia a tutti i livelli. Non aver voluto nominare Gratteri, non avere detto una parola su questi temi nel discorso al Senato per chiedere la fiducia, fanno dell'esecutivo Renzi l'ennesima occasione persa. Come del resto facilmente preannunciabile. 

La realtà fuori dall'ipocrisia è che non si è voluto un uomo con la schiena dritta, un simbolo che non si gira dall'altra parte, un soggetto in grado di dare colpi decisivi a quella politica che inciucia con il potere criminale e che non si sarebbe sottomesso a logiche al ribasso. 
Gratteri sarebbe stato il secondo motivo per tifare per l'esecutivo Renzi I (o Napolitano III). 
Il primo? Che faccia il meglio per l'Italia e gli italiani. 




                                        Ivano Asaro

  Ivano Asaro