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giovedì 19 novembre 2009

Chiarimenti sulla triste situazione di Tonnarella...

Dopo il reportage fotografico delle scorse settimane, nel rispetto dello spirito esplicativo che dalla sua nascita anima questo blog, siamo ben lieti di fornirvi, attraverso le parole del geologo Giuseppe Marino, molti chiarimenti sulla triste situazione della spiaggia di Tonnarella.

D. In che contesto va collocata la spiaggia di Tonnarella dal punto di vista ambientale? Quali sono gli aspetti che in questo momento hanno urgente bisogno di essere visionati con particolare rilevanza, nonché la causa (o le cause) dei continui disagi nel nostro litorale?
R. Le spiagge normalmente seguono le loro dinamiche naturali. Durante il periodo invernale, sottoposte a condizioni meteorologiche avverse sono soggette a fenomeni di erosione da parte delle correnti marine che però vengono compensati da un periodo di apporto quando l’erosione è minore. Si tratta di un sottile equilibrio che esposto a molteplici e spesso combinati fattori di disturbo e di pressione antropica è venuto a creare nel nostro litorale un forte deficit. Il problema di fondo risiede a mio avviso nell'ingombrante presenza della strada che costeggia il lungomare Fata Morgana. Una strada che rappresenta un danno enorme per il nostro ecosistema, soppiantando di fatto l’innaturale assenza delle “dune”, quelle riserve di sedimento che garantirebbero l'arresto e il deposito della sabbia che nelle condizioni attuali viaggia su una superficie spoglia che non le permette di poter essere reintegrata naturalmente sulla spiaggia, disperdendosi per effetto dell’azione del vento verso l’interno. Piuttosto basta recarsi nell’oasi faunistica di Capo Feto, dove la strada peraltro si interrompe, per rendersi conto che tutto ciò non si verifica. Ho avuto anche la possibilità negli anni di poter confrontare delle foto aeree fatte scattare appositamente dove chiaramente non si nota alcuna riduzione di quella fascia costiera, a margine di una drastica diminuzione (a tratti scomparsa e sostituita da grandi blocchi di cemento) della parte occidentale del nostro litorale. Queste sono sicuramente situazioni che dovrebbero essere meglio valutate ed affrontate perchè questo perdurante disequilibrio rischia seriamente di far scomparire la nostra fonte primaria di turismo. C’è sicuramente un altro aspetto da considerare: la Posidonia oceanica (che svolgendo una vera e propria funzione clorofilliana è da considerarsi a tutti gli effetti una pianta e non un’alga come qualcuno si ostina a chiamarla) è una realtà di notevole importanza ecologica, costituendo la comunità climax del mar Mediterraneo ed esercitando soprattutto, nel momento in cui in inverno strappatasi dal fondo si deposita sulla spiaggia, una notevole azione di protezione della linea di costa dall’erosione. Purtroppo quest’anno si sono create delle situazioni spiacevoli per chi gestisce attività economiche in spiaggia: due lidi in particolare hanno lamentato, a giusto avviso, l’invasione di queste piante che non ha permesso loro di lavorare a pieno regime. Però con tutta sincerità mi chiedo: “Perché si deve abusare di una sconsiderata urbanizzazione del litorale, piuttosto che assecondarlo nel suo naturale equilibrio? Perché deve essere concesso un demanio marittimo a tanti stabilimenti balneari ? Perché non si può pensare di posizionarli sull’entroterra anziché sulla spiaggia? Perchè non si può evitare il progressivo martirio di questa spiaggia pensandone la fruizione in un’ottica di sviluppo sostenibile?”. Sia chiaro tutto questo non deve considerarsi un ostacolo alle attività economiche ma anzi uno sforzo per valorizzarle e tutelarle nel tempo. Del resto l’uso che se ne fa di questo litorale durante il periodo estivo, è un uso a dir poco incosciente e scriteriato che nel tempo, senza intertenti di tuterla, porterà certamente a scompensi non più rimediabili. La spiaggia è un bene economico prezioso non solo per tutti noi ma anche per una miriade di altri esseri che ci “devono” stare, quali ad esempio i pesci che la notte hanno tutto il diritto di potersi avvicinare alla costa o magari le tartarughe che decidono di depositare le proprie uova sulla spiaggia. Non bisogna essere invadenti in determinate circostanze: il nostro arenile non è affatto una sala banchetti, un campeggio, né tantomeno un bivacco serale. La spiaggia di notte non andrebbe affatto frequentata: una cosa del genere del resto non succede in nessun’altra parte del mondo.

D. Alcuni giorni fa, sul sito Mazaraonline.it il rappresentante del sindacato Stabilimenti Balneari (Sib) della Confcommercio, Marcello Bascone, affermava: «Bisogna ripristinare i muretti di contenimento mancanti, posizionando al suo posto dei blocchi tipo “New Jersey” in cemento facilmente amovibili posizionandoli per qualsiasi bisogno. Con la posa dei suddetti blocchi il fenomeno dell’acqua che arriva in strada verrebbe sensibilmente ridotto se non addirittura risolto». Lei cosa pensa a riguardo?
R. Io non sono affatto d’accordo. Giustamente il sig. Bascone, che peraltro conosco, chiede la risistemazione della spiaggia in modo che possa tornare ad essere funzionale per le strutture balneari che lui rappresenta. Ma la questione in realtà è un’altra: non si può correre dietro gli interessi dei singoli, ma vanno portate avanti delle strategie globali che purtroppo in queste condizioni vengono meno. Questi orrendi muretti in calcestruzzo che delimitano la spiaggia non vanno affatto sostituiti, ma piuttosto eliminati definitivamente perché estremamente dannosi. Di fatto l’acqua, mista a sabbia, trasportata dalle onde sulla strada, non ha la possibilità di tornare indietro perché ostacolata da questa barriera. Se proprio fosse il caso di sostituirli, sarebbe meglio farlo, secondo me, con strutture in legno (tipo staccionate aperte) che non interrompano in ogni caso la dinamica costiera ridando continuità alla spiaggia.

D. Quali sono secondo lei allora le soluzioni da adottare nell’immediato per la salvaguardia di questa costa?
R. Prendiamo in considerazione da subito i sistemi di pulitura, attualmente sbagliati: sarebbe il caso di puntare l’attenzione sulla ripresa della vegetazione autoctona fortemente specializzata nel mantenere la sabbia al suo posto magari nella parte più prossima alla strada. E ciò è possibile adottando un sistema di pulitura manuale che si attui durante il corso dell’anno, approfittando magari del maltempo per togliere via un po’ di plastica abbandonata dai marosi e avendo rispetto (e ci tengo fermamente a sottolinearlo) di quelle piante che invece vengono sistematicamente distrutte. Ideale poi sarebbe togliere via quella strada ripristinando le dune che mancano. Tutto questo non è facile ovviamente. E mi rendo conto che si tratta di una soluzione drastica, ma spesso bisogna anche mettersi nelle condizioni di dover scegliere cosa sia effettivamente giusto. Sarebbe necessario un grande sforzo, considerando anche che andrebbe approfondito lo studio della circolazione sulla zona di Tonnarella sfruttando le stradine perpendicolari alla spiaggia, studiando come ed in che modo i residenti possano avere accesso alle loro case.

D. Si è tanto parlato anche di frangiflutti e di impianti faraonici per la riqualificazione delle nostre coste. Lei che ne pensa?
R. Esistono dei metodi semplicissimi, che non sono sicuramente la trovata del momento. Uno di questi è il B.M.S. (Beach Management System). L’impianto costituito da una rete di tubazioni e di dreni, posizionati parallelamente al litorale nella zona di risalite delle onde, e collegati ad una stazione di pompaggio, opera in tre fasi: 1) crea una zona non satura, abbassando la superficie freatica; 2) l’acqua portata dall’onda, percola nel terreno drenato e le sabbie movimentate dall’acqua si depositano sulla spiaggia; 3) il processo continua sino al raggiungimento di un nuovo equilibrio della spiaggia. In questo modo si determina l’abbassamento della falda al di sotto della spiaggia, riducendo, fino all’annullamento, l’azione erosiva trasversale, determinata dal fenomeno di “run-up” delle onde. Più semplicemente l’acqua carica di sabbia che arriva sulla spiaggia ha modo di essere drenata facendo si che questa torni in mare, mentre la sabbia resti sulla spiaggia. Fermo restando comunque che alla base è necessario fare uno studio approfondito delle correnti e dello stesso sistema. Questo sistema che non va assolutamente ad impattare con l’ambiente perché invisibile all’occhio umano, è già stato oggetto di sperimentazione in Giappone e in Australia, ma anche in Italia, sulle coste laziali di Ostia. Ed inoltre sono dell’idea che la corrente elettrica per alimentare questo impianto potrebbe essere pagata dai gestori degli stabilimenti balneari: una cifra assolutamente ridicola considerato il gran numero dei lidi. Loro devono fare economia ma devono pensare al futuro che potrebbe non esserci. Pertanto mi sento di dire che non vi è alcuna necessità di frangiflutti sommersi, tralaltro deleteri secondo alcuni studi per la Posidonia oceanica che vive sul fondo del nostro litorale. Ma del resto è risaputo che spesso si preferisce spendere di più e avere guadagni maggiori, gettando magari del cemento in mare, piuttosto che adattare alle circostanze una soluzione che garantisca ottimi risultati con costi molto contenuti.

D. In ultimo, qual è l’appello che al momento si sente di lanciare non solo all'amministrazione locale, ma anche ai nostri cittadini?
R. Non si riesce a capire l’importanza di determinate cose: il problema di Tonnarella è che c’è un disequilibrio totale tra quelli che sono gli utilizzi di questa spiaggia e gli aspetti naturale. Finora sia chiaro gli aspetti naturali sono stati disattesi: del resto è ai più visibili quali sono le condizioni attuali della costa. E’ un vero e proprio massacro. Addirittura la sabbia viene sottratta al nostro arenile per costruire i marciapiedi di alcune vie della città. Ora mi chiedo: “Fermo resto che comunque questo tipo di sabbia non va assolutamente bene per questo genere di lavori perché piena di cloruri, il direttore dei lavori non chiede ai lavoratori della ditta che ha l’incarico di eseguire i lavori, da dove questa sabbia viene presa?” Questi signori hanno preso quanto dovuto come se niente fosse: e ci tengo a precisare che questa è una realtà accaduta certamente non venti anni fa, ma appena qualche settimana fa. Non è nemmeno necessario dare un’immagine delle nostre spiagge simili a quelle proposte dalle pubblicità televisiva, perché la nostra è un’altro genere di spiaggia. Se continuiamo con lo sfruttamento sconsiderato di questa risorsa rischiamo di distruggerla e di fatto, putroppo, lo stiamo facendo.

Geol. Giuseppe Marino

4 commenti:

  1. Sono completamente d'accordo con le affermazioni e le proposte del geologo Marino,ma spero che l'amministrazione attuale si sbrighi e faccia subito qualcosa perchè la situazione di Tonnarella è davvero indecente!E' vero, non si può sempre pensare all'aspetto economico distruggendo una risorsa che tutti ci invidiano!Inoltre questo intervento molto chiaro ed esaustivo mi ha fatto riflettere su delle cose che sinceramente non avevo attenzionato prima,come ad esempio la dannosità dei muretti di Tonnarella!Mazara ha bisogno nell'amministrazione di gente competente e qualificata in materia che al momento non vedo assolutamente!Spero di ricredermi unicamente per il bene di Mazara.

    Serena Messina

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  2. Condivido pienamente quanto detto dal geologo Marino e dal commento qui sopra. Il problema di fondo però resta comunque legato alla volontà dell'amministazione comunale... e non solo! Siamo tutti legati ai nostri interessi individuali, non ci arcorgiamo che ciò che va a nostro vantaggio in realtà va a discapito della comunità!!
    La verità per cui Tonnarella non cambia dunque è che gli amministratori comunali( E SOPRATTUTTO CHI CI STA DIETRO) non ne traggono alcun tipo di vantaggio! Per quale motivo dovrebbero eliminare i muretti che recano un forte danno ambientale ed eliminare la strada posta a pochissimi metri dal mare?? E poi mi chiedo di chi saranno tutte quelle splendide ville abusive a due passi dalla riva del mare??
    Per cui non basta soltanto crederci ma bisogna agire, dobbiamo fare in modo che questi "sogni" che scriviamo qui su questo blog possano raggiungere i cuori corrotti dai "piani alti".
    Dobbiamo farci sentire, il futuro di Mazara siamo noi ( ed ovviamente il nostro caro sindaco Cristaldi)! e poi per chi è stralegato ai propri interessi deve capire che la nostra Tonnarella è una meravigliosa località turistica e per questo va rispettata dal punto di vista ambientale... Iniziare a rinnovare Tonnarella significa fare lavorare i nostri pigri operatori ecologici( le nostre strade fanno pena, mi chiedo cosa faranno tutto il giorno?), magari assumere più personale,togliere i(squallidi) muretti, allargare le spiaggie, costruire locali attrezzati per il divertimento come le famose località turistiche e fare girare l'economia!
    Ammiro le persone che hanno realizzato questo blog e spero che in tutti noi si faccia sempre più forte quel desiderio di cambiamento e miglioramento della nostra cara città... Mazara!!

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  3. Resto fermamente convinto che il vero problema dell'erosione derivi dalla distruzione delle praterie di poseidonia oceanica!
    Ma distrutta da chi? da cosa? Il geologo ha confermato che anche nella spiaggia di capofeto non si sono formate le dune nonostante ci "sono" i requisiti naturali! Mi spiegate il perchè? e perchè il fenomeno erosivo è più accentuato in quella parte di costa? Il problema non sarà mica il famoso metanodotto? O la verità come al solito risulta scomoda?
    Il perchè di queste domande? chiedete a chi ha provato a verificare l'impatto ambientale causato dalla costruzione del metanodotto, sono stati addirittura proposti soldi per evitare che qualcuno facesse delle ricerche su questo!
    Ma in italia questo è normale...voi direte!!!
    Su un punto sono d'accordo quello di smantellare completamente strada e villette adiacenti la spiaggia.
    Ah... dr. Marino! le tartarughe non deporanno mai le uova a tonnarella, nemmeno se si mette e pregarle! Mai sentito parlare di inquinamento luminoso?

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  4. Secondo me il motivo per cui si è erosa di più la parte occidentale della costa è il braccetto del porto. Quando ad esempio soffia scirocco, la parte iniziale di tonnarella è protetta dal porto. Questpo effetto protettivo si attenua man mano che ci si sposta verso ovest.
    Idem per le correnti.
    Oltretutto c'è da dire che il processo erosivo è normalissimo. Le coste mutano continuamente, ma avendo le case a 20 metri dal mare lo si nota moooolto di più.

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