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lunedì 5 maggio 2014

Il Momento


Ivano Asaro
Ho spesso pensato che la vita sia un'inesorabile sequenza di momenti sempre uguali e sempre diversi tra loro. Ogni istante è infinitamente uguale e diverso dal precedente, e qui sta il fascino del tempo, anche dal successivo. Ho spesso pensato questo, non sempre a dire il vero. Talvolta, come tutti, mi sono bloccato a ragionare nel tempo fermo. Mi sono cioè convinto, evidentemente sbagliando, che gli istanti non siano passi verso un traguardo che prima o poi taglieremo, ma semplicemente episodi che si sommano in maniere banale tra loro. La verità è che il tempo passa, ed oltre alle foto, i compagni e gli amici, passano amori e dispiaceri, odori e colori, vita e morte attorno a noi. Il tempo scorre e c'è un modo orrendo di vederlo passare: quello di non sentirsi partecipi di esso. Essere spettatori del fiume che ci scorre di fronte è una sensazione angosciante dal mio punto di vista. Essere lontani dal centro dell'universo rende la nostra esistenza assimilabile a quella di meri codici identificativi di chissà quale elenco perso in un deposito. L'uomo ha il diritto di essere di più, di far contare la propria individualità nel rispetto e nella libertà dell'individualità altrui. E' però giusto dire che non mi basta il diritto di esserci. E' opportuno dire che, non di certo per arroganza, ma per spirito e convinzione, ritengo che esserci e contare sia un dovere. Sono passati molti, forse troppi, forse troppi pochi, anni da quando ho fatto dell'interesse socio-politico il mio primo campo d'interesse. Non credete che sia facile essere etichettato con miseri stereotipi, di chi ha una passione alta e viene confuso per un ricercatore di opportunità e prebende.
Non credete sia agevole trattenere il ghigno di fronte chi vuole “insegnarti” sciocchezze e superficialità. Vedere gente che ti passa a fianco, sottovalutando te e quello in cui credi, ti pone davanti a barriere psicologiche molto difficilmente superabili. Eppure la passione, l'ardore, la convinzione sono la chiave per tutte le porte, l'analgesico per tutte le delusioni. Il dovere di esserci, il diritto non mi basta per quanto detto, mi ha portato più volte a decifrare l'istinto di schierarsi come un'insana voglia di superiorità personale. Forse un giorno capirò che la voglia di provare ad incidere nella realtà nasce solo da un istinto puerile di supremazia ed egoismo, però ora voglio provare a dire che non ci si deve più accontentare del meno peggio. Ora è il momento di convincere che il tempo passa e le occasioni perse non tornano indietro. Il momento di dire basta recriminazioni, basta lamentarsi degli altri. Passare i mesi a guardarsi indietro non è cosa giusta se si hanno gli strumenti per cambiare quello che vediamo davanti. Il momento è questo. Il momento è quello della verità che si compie perché c'è il rispetto per gli altri, c'è stato e ci sarà. Rispetto che però non deve più autorizzare nessuno a commettere soverchierie a buon mercato. In sintesi concludo dicendo che arriva, ed è arrivato, il momento in cui o smetti di lamentarti e fai vedere che ci sei oppure non hai il diritto di lamentarti. Arriva l'istante in cui la tensione morale deve essere matura per invadere strade e salotti, perché non soltanto un giorno ci chiederanno: <<ma voi dov'eravate?>>, ma verranno a chiederci i conti etici delle nostre azioni. Ecco, è per questo che non si può più derogare ne sbagliare. 

E' per questo che bisogna prendersi il momento.   

Ivano Asaro
Ivano Asaro